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Le esegesi riportate in questo blog non sono frutto delle mie capacità, in realtà molto modeste. Le ricavo leggendo diversi testi dei più importanti specialisti a livello mondiale, generalmente cattolici, ma non disdegno di verificare anche l’operato di esegeti protestanti, in particolare anglicani. Se si escludono alcuni miei approfondimenti specifici, per la parte tecnica dell’analisi critica il mio testo di riferimento è questo:

- Giovanni Leonardi
, Per saper fare esegesi nella Chiesa, 2007 Ed. Elledici (testo promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale). Questo testo è molto semplice, veramente alla portata di tutti; per migliorare la capacità di analisi deve essere affiancato da altri due testi per la parte linguistica, anch’essi a livello divulgativo:

- Filippo Serafini,
Corso di greco del nuovo testamento, 2003 Ed. San Paolo.
- Luciana Pepi, Filippo Serafini,
Corso di ebraico biblico, 2006 Ed. San Paolo (da usare solo nel caso si voglia approfondire l’etimologia semitica sottesa ai vocaboli greci).

I testi della Bibbia in lingua originale sono pubblicati da varie case editrici; in particolare per i Vangeli segnalo l'ottimo testo della Edizioni Enaudi e quello sinottico della Edizioni Messagero in quanto hanno i testi greco ed italiano a fronte. Si trovano anche in vari siti in rete, ma non sempre sono testi aggiornati con le ultime scoperte a livello archeologico o paleografico.
Per la parte sostanziale normalmente faccio riferimento a documenti prodotti dalle fonti seguenti, che riporto in ordine decrescente di frequenza di utilizzo:

- École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF), retto dai Domenicani e dove ha lavorato anche il Card. Martini.
- Centro Studi Biblici “G. Vannucci” – Montefano (An), retto dall’Ordine dei Servi di Maria.
- Sito www.Nicodemo.net gestito da P. Alessandro Sacchi.
- Università degli studi di Torino – Corso di Letteratura cristiana antica – Prof.essa Clementina Mazzucco.
- Fr. Dante Androli, OSM, docente di esegesi alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum – Roma
- Università degli studi La Sapienza di Roma – Corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Prof.essa Emanuela Prinzivalli.
- Biblia, Associazione laica di cultura biblica – Settimello (Fi)


lunedì 16 luglio 2012

Domenica 22 luglio 2012 – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Mc 6,30-34

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

A me è stato sempre associato l'appellativo di rompiscatole e comprendo che questo è un mio difetto; però, come si fa a non sottolineare che l'operato dei liturgisti confina apertamente con l'assurdo, di fronte alla scelta, per questa domenica, di un brano di vangelo che non può rappresentare nulla in quanto è estirpato da altri due brani, la missione dei dodici (Mc 6,7-13) e la prima moltiplicazione dei pani (Mc 6,35-7,37) ed assume significato solo se si conosce l'antefatto e le azioni conseguenti! Per poter comprendere il brano in esame è necessario quindi di leggere prima i due brani indicati.

"Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato." La prima sorpresa che ci riserva Marco è l'uso del termine "apostoli", cioè inviati. E' la prima volta che Marco usa questo termine se si esclude Mc 3,14(1). Il termine "apostoli" nella chiesa primitiva (cioè più o meno coeva di Marco) era usato per i predicatori e fondatori di comunità (cfr. 1Cor 9,3;15,5-7). Luca, che scrive circa quaranta/cinquanta anni dopo, riserva questo titolo esclusivamente ai Dodici (cfr. Lc 6,13; 9,10; 17,5; 22,14; 24,10 e At 1,15-26).

Gesù non è particolarmente contento dell'operato dei discepoli ed il motivo lo possiamo conoscere leggendo il brano della scorsa domenica in cui Gesù "…e dava loro potere sugli spiriti impuri." (Mc 6,7b). Questo è un modo di parlare antico e lontano dalla nostra mentalità: esso rappresenta un'indicazione di cosa fare, quasi un ordine ("dava loro potere"), e contemporaneamente costituisce una limitazione perché il loro potere è limitato alla diffusione del messaggio di Gesù fino a convincere anche i più recalcitranti ("potere sugli spiriti impuri"). Niente altro. Invece i discepoli si sono comportati in ben altro modo: "Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano." (Mc 6,12-13).

Molto spesso io affermo che più che da discepoli, Gesù era circondato da discoli: non li aveva invitati a predicare la conversione(2); non li aveva invitati a scacciare i demoni, aveva dato il potere sugli spiriti impuri(3), che è tutta un'altra cosa; ed in fine non li aveva inviati ad ungere i malati con olio(4).

I discepoli non hanno fatto quello che Gesù ha indicato loro, hanno preferito fare cose più gratificanti che il semplice annuncio.

"Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare."

Gesù allora invita i discepoli a recarsi con lui in un "luogo deserto" (in greco erêmos topos, luogo solitario, quindi senza persone), in modo da restare "in disparte" (in greco kat'idian cioè per proprio conto); questi termini e la costruzione della frase sono usati nei vangeli in senso fortemente negativo, come se questo presupponesse una punizione o almeno una reprimenda. E' per questo che ho accennato sopra che Gesù non era particolarmente contento. Voleva evidentemente rimproverarli, anche se quel "riposatevi un po'" risulta in realtà pieno di comprensione: si prevede quindi una lavata di capo si, ma affettuosa.

"Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero."

Gesù non può neanche cominciare quello che aveva in mente per la presenza della folla che lo reclama. Prova a spostarsi in un altro punto con la barca, ma neanche questo serve; è chiaro che il viaggio di Gesù con i suoi discepoli si svolge sulla riva occidentale del lago. Non si tratta quindi di una traversata vera e propria e ciò è confermato dal fatto che molti, intuendo qual era il luogo verso cui erano diretti, vi si recano a piedi e giungono prima di loro.

"Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose."

Al suo arrivo Gesù vi trova una grande folla; questa folla proviene dai villaggi della Galilea e quindi è presumibilmente composta da ebrei. Questo avrà una grande importanza nel prosieguo del brano, cioè nella conseguente moltiplicazone dei pani(5).

"…ebbe compassione di loro…" Il verbo «avere compassione» (in greco splanchnizomai), veniva usato nel giudaismo ellenistico, a partire dal Testamento dei XII Patriarchi(6), come equivalente di quei vocaboli ebraici (specialmente rahamîm, riham e rahûm – scusate la translitterazione imperfetta) con cui nell'AT si indica la misericordia di Dio verso Israele, la sua elezione e il perdono dei suoi peccati (cfr. Es 34,6-7). Marco, perciò, fa assumere alla frase connotati teologici profondi: Gesù agisce quindi come l'inviato di Dio che raduna il suo popolo e lo chiama alla vita. Il popolo è qui rappresentato con l'immagine biblica del "gregge disperso" perché privo di pastore: sullo sfondo di questa immagine c'è l'esperienza degli errori che hanno spinto Israele ad abbandonare il suo Dio e ad andare dietro a falsi pastori (cfr Nm 27,16-17; Is 53,6; Zc 13,7), ma anche la realtà di un popolo abbandonato dalla classe dirigente che pensa esclusivamente al proprio tornaconto.

Il fatto che Gesù "insegni" (didaskein) richiama il tema dell'alleanza e della legge, designata in ebraico con il termine Torah, che significa propriamente «istruzione, insegnamento»: mediante il suo inviato Dio manifesta a Israele la sua volontà. Questa volontà sarà attentamente descritta nel brano successivo, detto della moltiplicazione dei pani, una delle pagine di economia politica più antiche che si conoscano.

 

Note: 1. L'uso del termine "apostoli" in Mc 3,14 è dubbio: infatti solo due codici (il Sinaitico e il Vaticano), sui circa duecentocinquanta a noi pervenuti, lo riportano; gli altri lo omettono. – 2. Il messaggio che Gesù aveva incaricato di annunciare era molto più semplice: Dio ama tutti senza guardare ai meriti di ciascuno (cfr Mc 1,40-42). Parlare di conversione è più complesso perché richiede che l'ascoltatore consideri naturale amare gli altri come Dio ama lui ed è quindi un'evoluzione successiva del pensiero. – 3. Nella concezione ebraica scacciare i demoni corrisponde a guarire dalle malattie. Infatti le malattie erano considerate la punizione che Dio mandava ai peccatori tramite alcuni dei fenici che venivano chiamati, con una parola di origine greca, demoni, che nulla avevano a che fare con il concetto di spirito impuro: il termine "spirito", sia nella lingua ebraica sia in quella greca, significa "forza". Quando questa forza viene da Dio è chiamata "santa", dal verbo santificare che significa "separare" dal male, dall'egoismo. Quando questa forza non viene da Dio, ma viene dall'egoismo, si chiama, secondo il linguaggio dei vangeli, "impura". Un esempio tipico di questo modo di scrivere è riportato in Mc 1,21-28. – 4. L'uso dell'olio in ambito sanitario è antichissima, vedi Lc 10,34: il buon samaritano curò le ferite dell'uomo picchiato dai briganti con olio e vino; per questo i discepoli di Gesù si servono del valore simbolico dell'olio per accompagnare con un segno visibile la preghiera per i malati. In seguito questo gesto ha portato al sacramento detto unzione degli infermi. (cfr. Giac 5,14 – 15 ). – 5. La presenza quasi esclusiva del popolo di Israele permetterà a Gesù di fare una fondamentale lezione di economia pratica insegnando come la "condivisione" è l'unica arma per vivere una vita serena e felice: mettendo in comune tutti i beni, i bisogni scompaiono. - 6. Il Testamento dei Dodici Patriarchi è un apocrifo dell'AT scritto in ebraico verso la fine del II secolo a.C., di origine giudaica, con successive rielaborazioni cristiane. Contiene esortazioni di Giacobbe morente ai suoi 12 figli.

lunedì 9 luglio 2012

Domenica 15 luglio 2012 – XV Domenica del Tempo Ordinario

Mc 6, 7-13

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

Il brano di vangelo che il liturgista ci propone questa domenica fa da premessa ad un altro brano, quello della prima moltiplicazione dei pani (Mc 6,30-44). Tra i due brani Marco ha inserito l'episodio del martirio di Giovanni Battista quasi a voler chiudere, con la morte di Giovanni, l'epoca dell'AT prima di iniziare il grande discorso della condivisione come base politica e religiosa della comunità di Gesù: è il passaggio epocale da Dio re a Dio padre, dall'uomo che si considera suddito all'uomo protagonista consapevole della propria storia.

"Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri." Gesù nella sinagoga di Nazareth ha toccato con mano le difficoltà di comunicare con la popolazione indottrinata dalle autorità religiose e che non è più capace di ragionare con la propria testa. Dopo questa esperienza Gesù tenta un'altra strada, l'invio dei suoi discepoli nei villaggi per diffondere il suo messaggio, per convincere anche i più recalcitranti; l'idea che guida Gesù è che persone del popolo, come sono i discepoli, creano meno diffidenza del maestro famoso e quindi possono incidere in modo più profondo nel sentire comune.

"…prese a mandarli a due a due…", scrive Marco, perché loro sono una comunità, non devono presentarsi come capi che impongono un messaggio, ma devono dimostrare di appartenere ad una comunità che vive questo messaggio.

"…e dava loro potere sugli spiriti impuri." Questo è un modo di parlare antico e lontano dalla nostra mentalità: esso rappresenta un'indicazione di cosa fare, quasi un ordine ("dava loro potere"), e contemporaneamente costituisce una limitazione perché il loro potere è limitato alla diffusione del messaggio di Gesù fino a convincere anche i più recalcitranti ("potere sugli spiriti impuri"). Niente altro. Vedremo invece che i discepoli si comporteranno in ben altro modo.

Per comprendere meglio la frase è necessario ricordare che il termine "spirito", sia nella lingua ebraica sia in quella greca, significa "forza", una forza esterna all'uomo. Quando questa forza viene da Dio è chiamata "santa", dal verbo santificare che significa "separare". "Spirito Santo" significa una forza che mi separa, non dagli uomini, ma dal male, dall'egoismo. Quando questa forza non viene da Dio, ma viene dall'egoismo, si chiama, secondo il linguaggio dei vangeli, "impura".

Un esempio tipico di questo modo di scrivere è riportato in Mc 1,21-28(1): se lo scrittore vuole far esprimere un parere ad un personaggio, questo parere diviene esso stesso persona e parla esprimendo quanto il personaggio avrebbe dovuto dire(2). Quando si parla si emette aria, soffio, spirito secondo una dicitura tratta dal greco(3); ed ecco che il parere da esprimere esce dal personaggio come spirito e parla in sua vece. Se il parere da esprimere è negativo, in contrasto con il pensiero di un personaggio importante o santo come Gesù, lo spirito è definito immondo o impuro perché si oppone a chi detiene la santità, cioè contrasta Dio.

"E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche."

E' l'unica volta che Gesù ordina qualcosa in questo vangelo, quindi deve essere qualcosa di molto importante, che dobbiamo prendere seriamente in considerazione. I dicepoli, per il viaggio, devono prendere un bastone (di questo ne parleremo in occasione dei sandali) ma non portare viveri, borse o denaro. Gesù vuole che il comportamento dei discepoli dimostri la verità dell'annuncio. Non si può andare ad annunciare la buona notizia di Gesù, che è una notizia in cui l'uomo si fida pienamente di Dio e si fida pienamente degli altri, se poi il proprio comportamento, il proprio abbigliamento, il proprio stile di vita lo contraddicono.

Gesù normalmente è parco di descrizioni, ma qui fa una descrizione molto dettagliata, addirittura di come deve essere l'abbigliamento di questi discepoli; dice di "calzare i sandali" e, aggiungo io, "portare il bastone" perché devono camminare molto: i sandali proteggono i piedi ed il bastone sorregge il corpo nella fatica del camminare ed aiuta ad allontanre le bestie selvatiche. Aggiunge di "non portare due tuniche", perché avere due tuniche era un lusso dei ricchi. I discepoli, quindi, non devono smentire con il proprio comportamento l'annunzio dell'amore universale di un Dio che si mette a servizio degli altri.

"E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì." Gesù invita i discepoli ad essere liberi dall'affanno economico, ad affidarsi completamente a Dio e agli altri; ed aggiunge che questa libertà deve essere completa e lo fa con una frase che, per essere compresa, richiede la conoscenza degli usi e dei costumi ebraici di quel tempo. Gli ebrei, quando erano in viaggio, cercavano spesso ospitalità, ma soltanto in casa di altri ebrei; non andavano in casa di pagani perché la casa di un pagano era considerata impura. Oppure non andavano in casa di ebrei che non erano pienamente osservanti delle regole della purezza o della impurità riguardo ai generi alimentari.

Gesù chiede di essere liberi da tutte queste remore: nella casa dove entrate, che siano pagani o ebrei, osservanti o meno, lì rimanete. Perchè bisogna essere liberi dalle regole per poter liberare dalla Legge.

"Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro»."

Scuotete la polvere sotto i piedi era un gesto simbolico che facevano gli ebrei, quando ritornavano dalla terra pagana, prima di entrare in Israele: scuotevano la polvere dei sandali per non portare neanche un briciolo di terra pagana, di terra impura, nella terra santa. L'evangelista indica che quanti non accolgono questi annunciatori del messaggio, vanno trattati come i pagani. Pagano allora non è chi non crede o chi crede in un'altra religione, ma chi non accoglie, chi non presta aiuto. Chi non riflette nella sua condotta l'amore universale di Dio è un pagano.

"Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano."

Molto spesso io affermo che più che da discepoli, Gesù era circondato da discoli: non li aveva invitati a predicare la conversione(4); non li aveva invitati a scacciare i demoni, aveva dato il potere sugli spiriti impuri(5), che è tutta un'altra cosa; ed in fine non li aveva inviati ad ungere i malati con olio(6).

I discepoli non hanno fatto quello che Gesù ha indicato loro, hanno preferito fare cose più gratificanti che il semplice annuncio. E infatti vedremo nel seguito di questo Vangelo (Mc 6,30-31) che Gesù li chiamerà in disparte per far loro comprendere che avevano annunziato un messaggio che lui non aveva autorizzato.

 

Note: 1. In Mc 1,21-28 è descritta l'azione di Gesù per convincere un fondamentalista, un vero e proprio alterco che si conclude con il difficile e doloroso cedimento dell'uomo agli argomenti di Gesù. – 2. Questo metodo diviene particolarmente utile quando la discussione si trasforma in alterco; infatti in oriente un litigio è sempre scandaloso e diminuisce l'onorabilità delle persone coinvolte indipendentemente da chi ha ragione. Se l'alterco si sviluppa tra due "spiriti" può essere raccontato senza intaccare l'onore delle persone coinvolte che, almeno formalmente, sono rimaste in silenzio. – 3. Soffio e spirito in greco si dice indifferentemente pneuma. – 4. Il messaggio che Gesù aveva incaricato di annunciare era molto più semplice: Dio ama tutti senza guardare ai meriti di ciascuno. Parlare di conversione è più complesso perché richiede che l'ascoltatore consideri naturale amare gli altri come Dio ama lui. – 5. Nella concezione ebraica scacciare i demoni corrisponde a guarire dalle malattie. Infatti le malattie erano considerate la punizione che Dio mandava ai peccatori tramite alcuni dei fenici che venivano chiamati, con una parola di origine greca, demoni, che nulla avevano a che fare con il concetto di spirito impuro come sopra spiegato. – 6. L'uso dell'olio in ambito sanitario è antichissima, vedi Lc 10,34: il buon samaritano curò le ferite dell'uomo picchiato dai briganti con olio e vino; per questo i discepoli di Gesù si servono del valore simbolico dell'olio per accompagnare con un segno visibile la preghiera per i malati. In seguito questo gesto ha portato al sacramento detto unzione degli infermi. (cfr. Giac 5,14 – 15 ).

lunedì 2 luglio 2012

Domenica 8 luglio 2012 – XIV Domenica del Tempo Ordinario

Mc 6,1-6

Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

 

Il brano di questa domenica(1) riferisce dell'incontro tra Gesù, ormai conosciuto come Maestro, con i propri concittadini che lo avevano visto crescere in mezzo a loro. Il brano è ripreso sia da Matteo (Mt 13,53-58) che da Luca (Lc 4,16-30); ma mentre il primo ricalca lo schema di Marco, Luca motiva in modo diverso la reazione della popolazione di Nazareth facendola dipendere dalla incompleta lettura del brano di Isaia che ne frustra le aspirazioni(2).

L'intenzione di Marco, invece, è quella di presentare ancora una volta la triste situazione del popolo sottomesso all'autorità religiosa.

"Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga." Gesù si trova molto probabilmente a Cafarnao e decide di recarsi a Nazareth distante pochi chilometri. Però Marco evita di nominare Nazareth, perché ciò che sta per accadere non sia relegato nel piccolo paese di Nazareth, ma possa estendersi a tutta la nazione di Israele.

Insieme ai discepoli, il sabato si reca in sinagoga e, come era consentito dalla Legge a qualunque maschio adulto, prende la parola. Era un maestro ormai conosciuto e quindi ne approfitta per insegnare; è la seconda volta che Gesù, nel vangelo di Marco, insegna in una sinagoga.

La prima volta a Cafarnao l'esito era stato positivo, aveva addirittura convinto un fondamentalista, la gente era rimasta stupita, avevano detto "questo sì che ha autorità, non i nostri scribi" (Mc 1,21-22). Queste valutazioni avevano gettato discredito sui teologi ufficiali, sugli scribi, che erano passati al contrattacco, mettendo in guardia la gente: attenti a quest'uomo, a questo Gesù, perché è vero che vi guarisce, ma lo fa per infettarvi ancora di più, perché è uno stregone, agisce per opera di Beelzebùl, il dio delle malattie (Mc 3,22).

Il popolo, se inizialmente ha uno sbandamento, poi si convince che gli scribi hanno ragione: è più semplice, è più rassicurante che ragionare con la propria testa. Il popolo non può permettersi di avere un'opinione propria, è troppo complicato, meglio pensare esattamente quello che le autorità decidono che deve pensare: se le autorità impongono che quello che è bianco è nero, il popolo deve credere così. Questo è quello che Gesù chiamerà il peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,31).

"E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?". La gente rimane stupita del suo insegnamento, ma non c'è una reazione positiva, e si chiedono "da dove gli vengano queste cose?". Non riescono a percepire la validità del discorso di Gesù perché è in contrasto con l'indottrinamento ricevuto dalle autorità religiose. E si stupiscono dei prodigi e dicono che "sono compiuti dalle sue mani", come se Gesù fosse uno stregone.

"Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo." Evitano di nominare Gesù, si riferiscono a lui con profondo disprezzo "Non è costui", quindi evitano di pronunciare il nome e poi passano all'offesa, lo chiamano "il figlio di Maria".

Un figlio, nel mondo palestinese, veniva sempre chiamato con il nome del padre, anche quando il padre era defunto; quindi avrebbero dovuto dire "non è il figlio di Giuseppe?"; ma ignorano Giuseppe. Dire che qualcuno è il figlio di una donna significa che la paternità è dubbia e incerta(3), il che comporta un giudizio negativo sulla stessa madre. E dalle offese passano all'esame della realtà, elencando i suoi fratelli e sorelle e, conclude l'evangelista, tutto questo per loro "era motivo di scandalo": un uomo con queste semplici origini non può mettersi a predicare pretendendo di sovvertire quello che altri, ben più importanti ed istruiti di lui, avevano stabilito!

La situazione del popolo è tremenda: pur avendo ascoltato l'insegnamento di Gesù, non ne percepiscono la novità perché le autorità religiose, per non andare contro il proprio interesse (loro sì che hanno capito chi è Gesù, ma se lo riconoscono perdono l'influsso e il prestigio sul popolo) hanno detto che Gesù opera per azione di Beelzebùl, il dio del letame(4), colui che porta le malattie.

"Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»".

Questa è la conclusione amara di Gesù che fa eco a quello che c'è scritto nel vangelo di Giovanni: "Egli venne tra i suoi, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). E' il destino dei profeti; in nome del Dio del passato le autorità religiose non riconoscono mai il Dio che si manifesta nel presente. I profeti sono coloro che allargano lo spazio, dilatano la conoscenza di Dio, ma sono proprio le autorità religiose che, in nome di una malintesa tradizione, non accolgono e non riconoscono questa novità di Dio e il popolo è sottomesso a questa loro tradizione.

"E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando".

Se non c'è partecipazione, fiducia, fede, Gesù non può compiere nulla se non nei confronti di quei pochi che si distaccano dal sentire comune, che continuano ad usare la propria testa.

Vedendo l'oppressione dell'istituzione religiosa sul popolo, la tristezza di Gesù è grande: quelli che si erano posti come rappresentanti di Dio sono quelli che impediscono la conoscenza di Dio al popolo(5).

 

Note: 1. L'esegesi di questo brano è stata fatta elabornado liberamente un'omelia di P. Alberto Maggi. – 2. In Lc 4,16-30 Gesù legge Is 61 fermandosi alla "proclamazione dell'anno di grazia del Signore" ed ignorando i rimanenti versetti che riguardano la ricostituzione del regno di Israele e la sua vittoria su tutti i popoli pagani, cosa che tutti gli Israeleiti aspettavano come compito principale del Messia. Per Luca, quindi, la reazione negativa della popolazione è dipesa dalla scarsa considerazione mostrata da Gesù nei confronti delle loro speranze di grandezza e di rivalsa. – 3. Qui non si fa riferimento alla nascita virginale di Gesù; infatti il vangelo di Marco si disinteressa completamente della nascita e dell'infanzia di Gesù e inizia la descrizione teologica della sua vita dai primi passi nella predicazione. Occorreranno almeno altri trenta - quaranta anni prima che si consolidi la tradizione della nascita virginale con il vangelo di Matteo (quello di Luca è invece controverso su questo tema). – 4. Oppure il dio delle mosche, a seconda di come lo si pronuncia, ma il significato non cambia visto che le mosche sono attratte dal letame. – 5. Di fronte a questo brano il pensiero passa immediatamente alla situazione della Chiesa cattolica negli ultimi quaranta anni nei quali gli esponenti della tradizione distruggono giorno dopo giorno le novità portate dal Concilio Vaticano II, allontanando il popolo dalla fede.