Contenuti del blog

Le esegesi riportate in questo blog non sono frutto delle mie capacità, in realtà molto modeste. Le ricavo leggendo diversi testi dei più importanti specialisti a livello mondiale, generalmente cattolici, ma non disdegno di verificare anche l’operato di esegeti protestanti, in particolare anglicani. Se si escludono alcuni miei approfondimenti specifici, per la parte tecnica dell’analisi critica il mio testo di riferimento è questo:

- Giovanni Leonardi
, Per saper fare esegesi nella Chiesa, 2007 Ed. Elledici (testo promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale). Questo testo è molto semplice, veramente alla portata di tutti; per migliorare la capacità di analisi deve essere affiancato da altri due testi per la parte linguistica, anch’essi a livello divulgativo:

- Filippo Serafini,
Corso di greco del nuovo testamento, 2003 Ed. San Paolo.
- Luciana Pepi, Filippo Serafini,
Corso di ebraico biblico, 2006 Ed. San Paolo (da usare solo nel caso si voglia approfondire l’etimologia semitica sottesa ai vocaboli greci).

I testi della Bibbia in lingua originale sono pubblicati da varie case editrici; in particolare per i Vangeli segnalo l'ottimo testo della Edizioni Enaudi e quello sinottico della Edizioni Messagero in quanto hanno i testi greco ed italiano a fronte. Si trovano anche in vari siti in rete, ma non sempre sono testi aggiornati con le ultime scoperte a livello archeologico o paleografico.
Per la parte sostanziale normalmente faccio riferimento a documenti prodotti dalle fonti seguenti, che riporto in ordine decrescente di frequenza di utilizzo:

- École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF), retto dai Domenicani e dove ha lavorato anche il Card. Martini.
- Centro Studi Biblici “G. Vannucci” – Montefano (An), retto dall’Ordine dei Servi di Maria.
- Sito www.Nicodemo.net gestito da P. Alessandro Sacchi.
- Università degli studi di Torino – Corso di Letteratura cristiana antica – Prof.essa Clementina Mazzucco.
- Fr. Dante Androli, OSM, docente di esegesi alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum – Roma
- Università degli studi La Sapienza di Roma – Corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Prof.essa Emanuela Prinzivalli.
- Biblia, Associazione laica di cultura biblica – Settimello (Fi)


venerdì 30 novembre 2012

NON SO PROPRIO COSA DIRE!!!
Questa mattina abbiamo superato quota 4000. Cercherò di non deludervi. Grazie a tutti per la stima che mi dimostrate.

lunedì 26 novembre 2012

Domenica 2 dicembre 2012 - Prima Domenica di Avvento

Lc 21,25-28.34-36

[Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.]1

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

 

Al termine della sezione riguardante le attività di Gesù a Gerusalemme, Luca riporta, riprendendolo da Marco (Mc 13,1-37), quello che è chiamato il discorso escatologico(2) di Gesù (Lc 21,5-38). Nella composizione lucana si descrivono, dopo l'introduzione (vv. 5-7), i segni premonitori (vv. 8-11), le persecuzioni future (vv. 12-19), la distruzione di Gerusalemme (vv. 20-24), la venuta del Figlio dell'uomo (vv. 25-28); a conclusione viene riportata la similitudine del fico (vv. 29-33) e un invito alla vigilanza (vv. 34-36). La liturgia propone i due brani riguardanti rispettivamente la venuta del Figlio dell'uomo (vv. 25-28) e la vigilanza (vv. 34-36).

"Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina." Luca scrive il suo vangelo poco più di venti anni dopo la distruzione di Gerusalemme avvenuta nel 70 d.C. per opera dei romani; ne ha avuto, forse, esperienza diretta o ne ha raccolto il racconto di testimoni oculari. Queste sue conoscenze vengono sintetizzate nei versetti che seguono: "Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti." Rispetto a Marco, in questi versetti si sentono le grida degli abitanti di Gerusalemme, le sofferenze, il dolore diffuso e la paura. Un affresco degno di un grande pittore. Ma ecco la speranza, anche se a un lettore superficiale sembra esattamente il contrario: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra."

Luca interpreta a suo modo le parole di Marco, si perde il senso apocalittico tipico della prosa ebraica, ma il significato è lo stesso.

Nel mondo pagano, che circondava Israele, il sole e la luna erano degli dei. Dare culto a Jahve invece che a queste divinità era quello che distingueva Israele dai pagani, ma nonostante tutto il culto degli astri costituiva una grande tentazione per il popolo giudaico. Con un lento processo di elaborazione teologica, ricostruibile leggendo attentamente i profeti, gli astri erano ormai considerati false divinità per cui quello che descrive Gesù riguarda il mondo pagano; non si tratta di un giudizio finale, né tanto meno della fine del mondo, ma di un cambiamento d'assetto del mondo allora conosciuto. Sole e luna rappresentano le divinità pagane e l'evangelista vuole indicare che la religione pagana perde il suo splendore e l'idrolatria entra in crisi. Viene escluso un giudizio contro l'umanità o contro determinati popoli, ma è l'eclissi delle false divinità quale frutto dell'annunzio del messaggio di Gesù. Inoltre le stelle indicano anche i potenti, i principi, i re, gli imperatori che allora rivendicavano condizioni divine. A quell'epoca, il faraone era un dio, figlio di dio, l'imperatore romano era una divinità. Questi segni che indicano come il mondo sta andando verso una nuova fase, creano panico; gli avvenimenti che dovranno accadere sono rappresentati dalle onde del mare in tempesta che si alza ad aggredire la spiaggia. Il dubbio sul futuro attanaglia gli uomini.

"Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte." Gli ebrei pensavano che da Dio, che era nel settimo cielo, si espandesse una energia vitale verso gli uomini che era contrastata da quelle che erano chiamate le "potenze(3)". Forse molti ricordano che una volta, in un prefazio della messa, si elencavano i cori angelici: Troni, Dominazioni, Principati, Potestà e Forze; era una interpretazione arbitraria dovuta al fatto che la Chiesa non conosceva, e non voleva conoscere, le usanze ebraiche(4). Troni, Dominazioni, Principati, Potestà e Forze nella cultura ebraica non erano cori angelici nel senso cattolico del termine, ma erano chiamate "potenze", avevano usurpato il ruolo di Dio nei cieli e influivano negativamente sugli uomini. Il fatto che siano sconvolte non è una cosa negativa, ma positiva; Luca vuol far comprendere che l'azione di Dio si attua, ora, senza alcun freno.

Sono termini e concetti tanto lontani da noi, che è difficile comprenderli; per far capire direi, banalizzando, che queste potenze, oggi, sono le multinazionali che fanno il bello e cattivo tempo, che decidono la vita e la morte dei popoli, secondo i loro interessi.

"Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.". L'evangelista vuol dire che l'arrivo del Figlio dell'uomo(5) rappresenta una vittoria dell'umano sul disumano, della vita sulla morte. Ogni volta che un uomo diventa Figlio dell'uomo, cioè realizza tutto sé stesso in una pienezza di vita e d'amore, quelli che lo vedranno, cioè le stelle e tutti i poteri, incominceranno a cadere. Ogni volta che crolla un regime ingiusto, una dittatura, un sistema di potere, è l'uomo che si afferma, la dignità dell'uomo viene confermata. Non si tratta di una visione che si realizza in una sola occasione, ma sarà continuativa nel tempo. Il Figlio dell'uomo lo "vedranno venire su una nube" e le nubi non sono il veicolo, ma il contesto che circonda il Figlio dell'uomo. Per comprendere questo occorre ricordare che, nell'episodio della trasfigurazione, la nube conteneva la parola di Dio, quindi Gesù vuol dire che il risollevarsi dell'uomo è espressione della volontà di Dio. Non solo, ma "arrivare nelle nubi con grande potenza" rappresenta la forza della vita di Dio; "e gloria", l'aggettivo grande riguarda sia la potenza sia la gloria. La grande gloria rappresenta la dignità dell'uomo di fronte alle potenze di morte che vedono così contestato tutto il loro potere e il loro rango.

Ogni qualvolta che cade una legge ingiusta che mina, impedisce, limita la dignità dell'uomo, si scopre sempre di più il volto di Dio. È un cammino lento nell'umanità, ma percettibile ed incessante(6).

È interessante che la venuta non si attribuisca a Cristo o al Signore, ma al Figlio dell'uomo: è nell'uomo che si manifesta la pienezza di vita che porta alla condizione divina.

Qui Luca inserisce la frase che lo distingue dagli altri evangelisti: "Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»". Scrollandosi di dosso l'oppressione, l'uomo, il Figlio dell'uomo, ritrova la propria dignità e può camminare finalmente a testa alta.

"State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti(7) al Figlio dell'uomo»".

Qui Luca è chiarissimo: il crollo delle dittature, le cadute di leggi inique o di precetti religiosi immotivati possono non iniziare per una nostra volontà, ma devono essere completate con i nostri atti (azioni e preghiere, cioè con l'aiuto di Dio) perché solo se noi non rimaniamo addormentati o indifferenti queste cadute saranno definitive. Se invece rimarremo addormentati queste dittature, queste leggi inique o questi precetti religiosi immotivati saranno sostituiti con altri peggiori e noi potremo solo rimpiangere l'occasione che abbiamo perduto.

Per Luca tutte le tragedie dell'umanità, non solo quelle che accadranno negli ultimi tempi, devono essere vissute dai credenti non come causa di angoscia, ma come un richiamo alla speranza di un mondo migliore per cui lottare e sacrificarsi. In questo modo l'attesa della fine perde gran parte del suo rilievo e diventa una semplice immagine di cui l'evangelista si serve per delimitare il tempo presente e per mostrare che esso, nonostante tutti gli sconvolgimenti che lo agitano, continua ad essere guidato da Dio verso un fine di salvezza.

 

Note: 1. I versetti tra parentesi quadre non sono compresi nel brano scelto dal liturgista per questa domenica, ma sono necessari per la comprensione di quanto dice Gesù. Anzi, sarebbe opportuno leggere e comprendere anche la parte che precede, a partire dal versetto 1 del capitolo 21, ma questo appesantirebbe troppo questa esegesi. – 2. Escatologia è un termine che deriva dalla composizione di due parole greche: "escaton" e "logos" che letteralmente significa "discorso sulle cose ultime". – 3. L'espressione greca "dinameis ton uranon" (potenze dei cieli) non indica tanto i movimenti degli astri, ma le energie cosmiche spirituali che si frappongono, secondo la credenza ebraica, tra il cielo, dimora di Dio, e la terra, abitazione degli uomini. In tal senso la lettera agli Efesini afferma: "Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli.". Secondo gli antichi l'aria si estende dalla terra alla luna. Per l'autore della lettera agli Efesini questo spazio è il regno delle potenze nemiche di Dio che si frappongono tra Dio e gli uomini. – 4. Fino a circa il 1950 il Talmud, il libro sacro degli ebrei che descrive la legge trasmessa oralmente da Mosè e che contiene quasi tutte le usanze e credenze ebraiche in essere all'epoca di Gesù, non poteva essere letto dai cristiani (ed in particolare dai cattolici) perché era considerato opera demoniaca. Fino al 1700 se qualcuno trovava un libro del Talmud lo bruciava nella piazza di una chiesa. Però a partire dalla metà degli anni '50, quasi nessun esegeta si è mai più permesso di affrontare la spiegazione di un brano di vangelo senza disporre di un testo di Talmud. Nonostante questo ancora oggi non sono reperibili testi del Talmud tradotti in italiano, anche se si parla insistentemente di una traduzione che dovrebbe essere edita fra due o tre anni. Io stesso uso un testo tradotto dall'ebraico in inglese. – 5. Mi permetto di sottolineare che Marco, Matteo e Luca non parlano mai della venuta di Cristo o del Figlio di Dio, ma del Figlio dell'uomo, una allocuzione che in aramaico significa semplicemente uomo e che in Daniele (Dn 7,13-14) acquista il significato dell'uomo che raggiunge la pienezza della vita e quindi entra nella sfera divina, il destino di ciascuno dei discepoli di Gesù in ogni tempo. – 6. Per avere una cognizione di questo, è sufficiente paragonare le condizioni di vita delle popolazioni nei secoli che ci precedono con quelle attuali: pur in presenza di grosse sacche di ingiustizia, la condizione di vita media umana è nettamente migliorata. Attualmente, con l'imposizione di leggi a favore della finanza ("il mercato") si cerca di invertire questa tendenza, ma i popoli stanno reagendo, anche se, al momento, timidamente. – 7. La C.E.I. ha tradotto l'espressione greca "stazenai emprosten" con "comparire davanti" dando il senso del giudizio divino posto su ogni uomo. Io preferisco tradurre con "stare davanti" sia perché il verbo greco "istemi" dà l'idea del porsi fermo, dello stare lì, sia perché il senso del vegliare e dello stare attenti induce immediatamente a questa traduzione. Qui non si parla di giudizio, ma di confronto tra noi e l'uomo che ha raggiunto la dimensione divina.

martedì 20 novembre 2012

Introduzione al vangelo di Luca(1)

 

1. L'autore

Il particolare merito del terzo vangelo deriva dalla personalità molto attraente dell'autore. Luca (probabile contrazione di Lucano) è uno scrittore di grande talento e di animo delicato; di tutti gli agiografi neotestamentari è l'autore più delicato nel tratto, più accattivante nella sua umanità. Pone in primo piano i rapporti interpersonali, è attento a non mettere nessuna persona in cattiva luce.

Sinteticamente vanno riconosciuti a Luca (o meglio all'autore del terzo vangelo) i seguenti attributi e definizioni:

  • Il teologo della storia della salvezza
  • Lo storico del nuovo esodo
  • Capace di progettare una visione sociale radicalmente diversa per i pagani, gli ebrei e le donne
  • L'entusiasta proclamatore della misericordia di Dio e della risposta dell'uomo nella preghiera
  • L'annunciatore di Gesù profeta, salvatore e signore
  • Attento nel contempo a rilevare per tutti noi l'azione dello Spirito e l'esperienza di gioia del discepolo che vive il mistero di Gesù che nasce (vangelo dell'infanzia) e che risorge da morte (apparizioni del risorto).

Ha condotto l'opera in modo originale, dicendo esplicitamente che vorrebbe fare una "storia ordinata" su Gesù di Nazaret, una storia redatta secondo i canoni e il gusto degli antichi scrittori classici greci. È con lui quindi che la predicazione evangelica passa dallo stadio di "messaggio" a quella di "racconto ordinato", pur conservando, e spesso ampliando, il carattere tipico di proposta di salvezza.

Gli autori antichi (dal II secolo in poi) accreditano l'opinione che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo e suo collaboratore, precisando che è il «medico», e aggiungendo alcuni altri particolari: che scrisse dopo l'ascensione del Signore, non conobbe direttamente il Signore, e scrisse a partire dalla nascita di Giovanni Battista, in base a quanto poté appurare. È probabile che queste affermazioni si fondino su passi di lettere paoline in cui è menzionato un Luca, medico, come suo collaboratore: cfr. Col 4,14: «Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema»; Fm 23-24: «Ti saluta Epafra ... con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori (sunergói)»; 2 Tm 4,11: «Solo Luca è con me».

Secondo Eusebio, Luca avrebbe conosciuto anche gli altri Apostoli: probabilmente egli interpreta così il prologo di Luca, dove l'autore sostiene di aver consultato i testimoni oculari, dunque gli Apostoli, per redigere il suo Vangelo; forse suppone che, in quanto compagno di Paolo, lo avesse seguito anche in occasione degli incontri che egli ebbe con alcuni Apostoli a Gerusalemme. Sottolineare questo aspetto fa comunque parte della tendenza apologetica.

Nel Prologo antimarcionita(2) di Eusebio, che conosciamo sia in una versione greca, sia in una latina, si arricchiscono le notizie su Luca: si dice che seguì Paolo fino al suo martirio, che non ebbe moglie né figli e che morì a 84 anni in Beozia(3). Dice che compose il suo Vangelo in Acaia (= Grecia), per i pagani, per distoglierli dalle «favole» dei giudei e degli eretici. Si può supporre che tali notizie, come già in altri casi, derivino dalla lettura del Vangelo stesso: il fatto che Luca non avrebbe avuto né moglie né figli concorda con una tendenza ascetica che è particolarmente presente nel Vangelo(4), mentre l'attività in Acaia concorda con la speciale conoscenza della lingua e della cultura greca che Luca dimostra nei suoi scritti.

Queste notizie ricompaiono (talora con corrispondenza letterale, ma anche con qualche confusione) anche in Gerolamo: nel Prologo ai quattro Vangeli e nella Prefazione alla versione latina del Vangelo di Luca. Ci sono alcune variazioni: ad esempio, Gerolamo dice che Luca morì a 74 anni e non a 84 (ma la tradizione sui numeri è soggetta facilmente a variazione, specialmente quando erano indicati con lettere); Luca avrebbe scritto in Acaia e Beozia, sarebbe morto in Bitinia.

La scheda che Gerolamo dedica a Luca nel suo De viris illustribus, la prima «Storia della letteratura cristiana» che sia stata composta (De vir. ill. 7)(5), si caratterizza per molti aspetti:

  • indica esplicitamente i riferimenti ai passi paolini in cui è menzionato Luca; in più, afferma che il fratello di cui Paolo parla in tono elogiativo in 2Cor 8,18 sarebbe Luca, una notizia che risale già ad Origene e che circolò ampiamente in seguito;
  • mostra attenzione alla competenza dell'autore nella lingua greca (Graeci sermonis non ignarus);
  • riporta ulteriori notizie ricavandole, come sembra, da deduzioni personali; dice, ad esempio, che gli Atti furono probabilmente composti a Roma, perché si concludono con il soggiorno di Paolo a Roma;
  • è preoccupato di distinguere dagli Atti lucani gli apocrifi Atti di Paolo e Tecla che già Tertulliano conosceva e condannava e che ancora nel IV e V secolo avevano molto successo;
  • manifesta un atteggiamento critico che lo fa dubitare (quidam suspicantur) di certe opinioni precedenti, come quella (di Eusebio) sul fatto che Paolo, quando parlava del suo «vangelo», parlasse del vangelo di Luca;
  • dà notizia della sepoltura e della traslazione delle reliquie a Costantinopoli, un tema che acquista molto rilievo nel IV secolo.

Successivamente al IV secolo la leggenda si impadronirà di Luca, come di altri autori: si dirà che era uno dei 70 discepoli inviati da Gesù (Lc 10,1 ss.), oppure il discepolo innominato di Emmaus (Lc 24,18); si dirà, dopo il VI sec., che fosse un pittore: un quadro di R. van der Weyden (1440) presenta Luca intento a dipingere Maria (probabilmente si allude all'attenzione con cui Luca nel suo racconto dell'infanzia parla di Maria). Di fatto Luca è poi diventato il santo protettore di pittori e artisti.

Gli studiosi moderni - almeno alcuni - non solo dubitano di queste notizie tarde e leggendarie, ma anche di quelle più antiche e comunemente accettate, che fanno di Luca il compagno di viaggio di Paolo e il medico. Ne dubitano soprattutto per il carattere apologetico dei tentativi di collegare i vangeli a figure di Apostoli: essi suppongono che tali collegamenti siano stati "inventati" servendosi di dati ricavabili dagli scritti lucani stessi e dall'epistolario paolino. I primi cristiani, cioè, non conoscendo chi fosse l'autore di questo vangelo e degli Atti, o conoscendo solo il nome Luca, avrebbero recuperato dagli scritti di cui disponevano informazioni utili a fare di questo personaggio sconosciuto un compagno e collaboratore degli Apostoli (innanzitutto di Paolo, protagonista degli Atti), in grado di avere informazioni di prima mano o personali su quanto raccontava.

I moderni dubitano anche della notizia che il Luca autore dei nostri scritti fosse davvero medico. Mentre in passato sono state fatte ricerche per convalidare questo dato e si è ritenuto che vangelo e Atti testimonino una conoscenza specifica della materia e della terminologia medica (ad esempio, a proposito della descrizione di malattie), oggi si tende a riconoscere che in realtà non si riscontra nei testi nulla di più di quanto una normale persona colta di quel tempo poteva sapere. Non viene più ritenuta decisiva neppure quella che poté apparire una "prova" piuttosto forte e cioè il fatto che il vangelo di Luca (8,43) omette le dure, anche un po' sarcastiche, critiche alla categoria medica che invece Marco riporta all'inizio dell'episodio dell'emorroissa, ossia della donna che soffriva di perdite di sangue croniche: Mc 2,25-26: «Una donna aveva perdite di sangue da dodici anni, e aveva sofferto molto a causa di molti medici spendendo tutti i suoi beni senza ricavare alcun vantaggio, anzi, peggiorando sempre di più...». In realtà il testo di Luca presenta varianti nella tradizione manoscritta; secondo la forma più breve, e più diffusa, dice: «E una donna aveva perdite di sangue da dodici anni e non era riuscita a farsi guarire da nessuno»; ma altri testimoni, pochi ma autorevoli (tra cui un papiro e il codice Vaticano), danno: «aveva dato fondo a tutte le sue sostanze per i medici e non era riuscita ...». Quest'ultima forma, che compariva in edizioni del passato (ad esempio nel Merk), ma già nella Vulgata, non omette, ma attenua la critica ai medici: ultimamente gli editori Nestle-Aland la riportano tra parentesi quadre, ma nel testo, mostrando la loro incertezza. Si potrebbe omettere qualora si ritenesse che sia stata aggiunta per armonizzare maggiormente il testo di Luca a quello di Marco, ma in realtà i termini usati sono molto diversi.

Si dubita anche del fatto che l'autore del Vangelo e degli Atti fosse il compagno di Paolo nei suoi viaggi perché oggi non tutti ritengono che i passi degli Atti in cui l'autore usa la prima persona plurale (sono: At 16,10-17; 20,5-21,18; 27,1-28,16) indichino necessariamente una sua presenza ai fatti narrati: potrebbe essersi servito del diario di altri senza modificarlo. In realtà la questione è estremamente complessa e suscita varie difficoltà: come mai solo ogni tanto compare questo "noi" e quasi esclusivamente in occasione di viaggi per mare? Però forse le critiche sono un po' troppo arzigogolate. Del resto, come supporre che un autore come Luca, così abile come scrittore, si sia dimostrato tanto trasandato da non adattare al proprio racconto quei passi, se erano stati scritti da altri? A maggior ragione l'obiezione vale se Luca si è servito di racconti orali di testimoni (anche perché eventuali diari scritti dovettero andare perduti nel grande naufragio che avvenne nel mare di Malta). Perché non pensare che, dati i suoi scrupoli di esattezza documentaria, abbia voluto mettere in rilievo la propria presenza ad alcuni episodi?

Altri dubbi nascono se si confrontano le idee di Luca con quelle di Paolo, partendo dal presupposto che, se Luca è stato tanto a contatto con Paolo, dovrebbe risultarne influenzato; a maggior ragione se, come vuole Ireneo, ha trasmesso il vangelo, ossia la predicazione e l'insegnamento, di Paolo. A una verifica, risulta che le affinità di pensiero tra i due autori (universalità della salvezza, importanza della fede, amore di Dio per i peccatori, ecc.) non vanno oltre le idee più comuni ai cristiani delle origini. Mentre non compaiono, o compaiono in modo del tutto marginale, in Luca idee caratteristiche di Paolo, come il valore espiatorio della morte di Gesù Cristo, il problema del rapporto tra fede e opere, legge e vangelo.

Incuriosisce però il fatto che Luca (22,15-20) e Paolo (1Cor 11,23-25) siano vicini quando riportano le parole che Gesù pronuncia nell'istituzione dell'eucaristia, e in questo caso Luca si stacchi da Marco (14,22-25), che risulta affine a Matteo (26,26-29): in particolare, solo in Luca e Paolo ricorre il comando di Gesù «fate questo in memoria di me», che ha avuto tanta importanza nella tradizione successiva. Questa somiglianza tra Luca e Paolo viene spiegata con la dipendenza da una tradizione comune, escludendo una dipendenza di Luca da Paolo.

Per quanto riguarda gli Atti, stupisce il fatto che l'autore, pur parlando molto di Paolo, non menzioni le sue lettere e non le utilizzi: un vero mistero, che finora nessuno è riuscito a spiegare. Varie difficoltà derivano dalle divergenze tra Atti e Galati 2 a proposito della presentazione dei rapporti tra Paolo e Pietro e a proposito del «concilio di Gerusalemme», anche se a questo proposito l'opinione comune è che dipendano dalle diverse prospettive ecclesiali dei due autori.

 

In conclusione: conservano tutto il loro peso l'accordo e l'antichità delle notizie che ci parlano dell'autore del vangelo, e degli Atti, come del medico, compagno di Paolo, di cui Paolo stesso fa menzione nelle sue lettere. Il contenuto dei due scritti conferma, inoltre, l'opinione che l'autore abbia una buona formazione classica, sia probabilmente un cristiano proveniente dal paganesimo, e scriva a un pubblico abbastanza colto. In particolare risulta significativo il prologo del Vangelo di Luca (Lc 1,1-4), che manifesta la competenza dell'autore nell'uso della lingua greca e anche nei riferimenti ai luoghi comuni della retorica classica, in specie alla storiografia; presuppone l'esistenza di altri vangeli (si può pensare innanzitutto a quello di Marco), mostra di rifarsi alla tradizione degli apostoli e di essersi accuratamente documentato(6); si rivolge a un pubblico già cristiano, di cui si sente membro.

 

2. Il contenuto del Vangelo

 

2.1. Storicità del vangelo di Luca

 

Il Vangelo di Luca è straordinariamente ricco. Contiene numerosi racconti o episodi che sono di fondamentale importanza per la fede cristiana e che, senza di lui, mai forse avremmo potuto conoscere (ad es. l'annunciazione).

Luca ha voluto fare un'opera storica? Luca ha sicuramente l'intenzione di proporre una cornice storica agli avvenimenti: in questo senso dovrebbero essere letti i versetti che si riferiscono alla storia universale (1,5; 2,1; 3,1; 3,23). L'opera di Luca non è però un'opera giornalistica o secondo la metodica della moderna storiografia: è una narrazione di avvenimenti che rispettano, per quanto le tradizioni allora in essere lo permettevano, il dato biografico, ma propongono un particolare ordine geografico seguendo un certo dinamismo teologico.

Ne fanno fede le linee essenziali della struttura di tutto il libro:

 

Dato biografico

 

Capitolo

 

Dato geografico – teologico

  1. Prologo e vangelo dell'infanzia 

1 -2 

La salvezza ha inizio in Galilea 

  1. Inizio della predicazione

3,1 – 9,50 

Ministero in Galilea 

  1. Predicazione nei villaggi 

9,51 – 19,27 

Viaggio verso Gerusalemme 

  1. Gli ultimi avvenimenti salvifici 

19,28 – 24,53

Predicazione e morte in Gerusalemme 

 

Luca sottolinea la necessità negli avvenimenti e nelle scelte di Gesù che presuppone e rimanda a un piano, a un disegno prestabilito.

 

 

2.2. Teologia del terzo esodo(7)

 

Così si auto-presenta Gesù: "lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato

  • Per annunziare ai poveri il lieto messaggio
  • Per proclamare ai prigionieri la liberazione ed ai ciechi la vista;
  • Per rimettere in libertà gli oppressi
  • E predicare un anno di grazia del Signore"

I versetti sono tratti da Is. 61,1-2 ad eccezione dell'espressione "per proclamare ai prigionieri la liberazione" che sta al posto della frase "a fasciare le piaghe dei cuori spezzati". È una vera cristologia: di questo gli abitanti di Nazaret si scandalizzeranno. Questa citazione di Isaia è una sintesi della teologia lucana.

L' "oggi" che segue sulla bocca di Gesù per Luca è segno di adempimento ed insieme di cammino; questo è in realtà un esodo. Alcuni episodi in particolare:

  • nella trasfigurazione compaiono la gloria e la nube (Es. 24,15-18)
  • Gesù costituisce un nuovo Israele
  • Stipula una nuova alleanza nel suo sangue (Es. 24,1-11)

Tutte le promesse sono attuate: lo Spirito è effuso prima in Gesù, poi promesso agli apostoli e ai credenti, l'uomo è liberato dai suoi peccati. Sono soprattutto i fatti pasquali (morte, risurrezione, ascensione) ad attuale questo definitivo esodo cristologico.

 

2.3. Aspetto universalista e sociale

 

È rilevabile a cominciare dalle citazioni profetiche dell'A.T., ad es. Lc 2,30-32: "perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". Si può notare inoltre la citazione programmatica di Lc 4,16-30 con la predicazione diretta anche ai pagani: si parla di Tiro e Sidone; la guarigione dell'indemoniato di Gerasa e quella del servo del centurione, ma particolarmente in Lc 13,22-30: "verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio".

Tipica è poi l'attenzione dedicata da Luca ai samaritani: per ben due volte Gesù presenta come esemplare il comportamento di un samaritano, nella parabola chiamata, appunto, del buon samaritano e nel caso della guarigione di dieci lebbrosi dei quali uno solo, un samaritano, torna indietro a ringraziare Gesù per la guarigione.

Un ultimo rilievo, nella visione sociale di Luca, merita la presenza delle donne. Nella società giudaica le donne non avevano un posto di rilievo. Luca invece presta particolare attenzione anche alla donna e nella vita di Gesù è attento a notarne la presenza e l'azione, dando un certo rilievo a tutti gli episodi che sono caratterizzati da qualche figura femminile: Maria ed Elisabetta sono nella fede madri eccezionali, come le personalità di Marta e di Maria riguardo all'incontro con Cristo. A questo deve essere aggiunta la vedova di Naim (Lc 7,11-17), la donna curva (Lc 13,10-17), la parabola della vedova (Lc 18,3-8) ecc. Tutti gli episodi citati rivelano la delicatezza e la sensibilità di Luca.

 

 

2.4. In Gesù si manifesta la misericordia di Dio

 

Gesù è per eccellenza "l'amico dei peccatori e dei pubblicani"; egli, come "mangione e beone", sembra essere considerato, dai farisei e dai dottori della legge, uno di "quelli". In realtà Gesù esprime la sua bontà e dolcezza verso gli uomini attraverso la ricerca, il perdono, la gioia del ritrovamento.

Allo scandalo dei farisei che si meravigliano per l'amore di Gesù verso i peccatori, Gesù dà una risposta inequivocabile nel c. 15: le parabole della pecora smarrita, della dracma perduta e del figliol prodigo. In Lc 7,36-50 è raccontato con fine successione pedagogica il dialogo fra il facoltoso fariseo e Gesù riguardo alla peccatrice che gli lava i piedi con le sue lacrime. Per costei, sempre silenziosa, Gesù prende l'iniziativa aprendo un dialogo-annuncio di salvezza: "ti sono perdonati i tuoi peccati; la tua fede ti ha salvata, và in pace".

Sulla stessa linea di perdono salvifico sta lo straordinario dialogo di Cristo in Croce con l'altro dei malfattori: in questo caso la preghiera è preceduta da una esplicita confessione di colpa per sé e di riconoscimento d'innocenza per Gesù e la risposta è sulla stessa linea: "In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso."

Un altro tema molto frequente in Luca è la preghiera. Luca ama ricordarci tutte le circostanze in cui Gesù prega: in occasione del suo battesimo, prima della scelta dei dodici, prima della trasfigurazione, nel giardino degli Ulivi; sulla croce, per gli stessi crocifissori ed infine l'invocazione suprema: "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito".

 

2.5. Profeta, salvatore e Signore

 

La cristologia di Luca accentua la dimensione profetica di Gesù (Lc 4,24): "Nessun profeta è bene accetto in patria"; oppure (Lc 7,16) "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo".

Gesù è per Luca soprattutto salvatore: è lo scopo stesso della vita di Gesù: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo" (Lc 19,9-10).

Il titolo di salvatore è già attribuito a Gesù nel Benedictus nel vangelo dell'infanzia, come la venuta e l'incontro con Gesù sono denominati "salvezza" dal vecchio Simeone. La salvezza è strettamente collegata con la fede: quattro volte Luca usa l'espressione "la tua fede ti ha salvato".

L'importanza della fede teologica in Gesù porta poi necessariamente Luca a qualificare Gesù anche come Signore più che negli altri vangeli. Rilevante è il fatto che tale titolo è usato anche nelle parti narrative.

 

Note: 1. Quanto segue è stato, in parte, liberamente tratto da un lavoro di Clementina Mazzucco e Andrea Nicolotti (Università di Torino). – 2. Prologhi composti a introduzione del testo e delle versioni dei Vangeli, per fornire dati essenziali sull'autore e la composizione del Vangelo. Alcuni di questi prologhi manifestano un'intenzione polemica contro Marcione, donde il titolo che oggi viene loro attribuito. – 3. Tuttora a Tebe, in Beozia, esiste una tomba di Luca e un culto a lui dedicato. (Cfr. G. LEONARDI, Sulle orme dell'evangelista Luca e visita alla sua tomba, in «O odigos- La guida» 18 -1999, pp. 7-11). La notizia sull'età della morte sembra più agiografica che reale. – 4. In tutti i Vangeli viene sottolineato che diventare discepoli di Gesù comporta lasciare tutto: famiglia, beni, ecc., ma solo Luca in questi contesti aggiunge la moglie tra i parenti da cui occorre staccarsi; nella parabola del banchetto solo lui introduce, tra le scuse ritenute non valide per rifiutare l'invito, quella di aver preso moglie (cf Lc 14,20.26). Essendo Luca un greco, un eventuale celibato non avrebbe trovato grossi ostacoli. – 5. "Luca, medico di Antiochia, come indicano i suoi scritti, non inesperto della lingua greca, seguace dell'apostolo Paolo e suo compagno in tutti i suoi viaggi, scrisse il Vangelo, di cui lo stesso Paolo dice: «Abbiamo mandato con lui il fratello di cui è lode in tutte le chiese a motivo del vangelo» (2 Cor 8,18), e ai Colossesi: «Vi saluta Luca, medico carissimo» (4,14), e a Timoteo: «Solo Luca è con me» (2 Tm 4,11). Pubblicò anche un altro libro eccellente, che è noto col titolo di Atti degli apostoli, e il cui racconto arriva fino al soggiorno a Roma per due anni di Paolo, cioè fino al quarto anno di Nerone. Da ciò comprendiamo che il libro fu composto nella medesima città. Pertanto dobbiamo annoverare tra i libri apocrifi i Viaggi di Paolo e Tecla e tutta la favola del leone battezzato. [...] Certuni suppongono che, ogni volta che Paolo nelle sue lettere dice 'secondo il mio vangelo' (Rm 16,25), voglia parlare del libro di Luca e che Luca abbia appreso il vangelo non solo dall'apostolo Paolo, che non era stato con il Signore incarnato, ma anche dagli altri apostoli. E questo lo dichiara egli stesso nel proemio del libro dicendo: 'Come ci trasmisero coloro che fin dall'inizio furono testimoni oculari e ministri della Parola' (Lc 1,2). Pertanto scrisse il Vangelo in base a testimonianze orali; invece compose gli Atti sulla base di ciò che aveva visto personalmente. Fu sepolto a Costantinopoli, dove le sue ossa furono trasportate nel ventesimo anno di Costantino, insieme alle reliquie dell'apostolo Andrea". – 6. Deve aver studiato profondamente la Bibbia dei Settanta che a volte ne imita lo stile alla perfezione. – 7. Il primo esodo è la liberazione dall'Egitto; il secondo è il ritorno a Gerusalemme dopo la prigionia in Babilonia.