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Le esegesi riportate in questo blog non sono frutto delle mie capacità, in realtà molto modeste. Le ricavo leggendo diversi testi dei più importanti specialisti a livello mondiale, generalmente cattolici, ma non disdegno di verificare anche l’operato di esegeti protestanti, in particolare anglicani. Se si escludono alcuni miei approfondimenti specifici, per la parte tecnica dell’analisi critica il mio testo di riferimento è questo:

- Giovanni Leonardi
, Per saper fare esegesi nella Chiesa, 2007 Ed. Elledici (testo promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale). Questo testo è molto semplice, veramente alla portata di tutti; per migliorare la capacità di analisi deve essere affiancato da altri due testi per la parte linguistica, anch’essi a livello divulgativo:

- Filippo Serafini,
Corso di greco del nuovo testamento, 2003 Ed. San Paolo.
- Luciana Pepi, Filippo Serafini,
Corso di ebraico biblico, 2006 Ed. San Paolo (da usare solo nel caso si voglia approfondire l’etimologia semitica sottesa ai vocaboli greci).

I testi della Bibbia in lingua originale sono pubblicati da varie case editrici; in particolare per i Vangeli segnalo l'ottimo testo della Edizioni Enaudi e quello sinottico della Edizioni Messagero in quanto hanno i testi greco ed italiano a fronte. Si trovano anche in vari siti in rete, ma non sempre sono testi aggiornati con le ultime scoperte a livello archeologico o paleografico.
Per la parte sostanziale normalmente faccio riferimento a documenti prodotti dalle fonti seguenti, che riporto in ordine decrescente di frequenza di utilizzo:

- École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF), retto dai Domenicani e dove ha lavorato anche il Card. Martini.
- Centro Studi Biblici “G. Vannucci” – Montefano (An), retto dall’Ordine dei Servi di Maria.
- Sito www.Nicodemo.net gestito da P. Alessandro Sacchi.
- Università degli studi di Torino – Corso di Letteratura cristiana antica – Prof.essa Clementina Mazzucco.
- Fr. Dante Androli, OSM, docente di esegesi alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum – Roma
- Università degli studi La Sapienza di Roma – Corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Prof.essa Emanuela Prinzivalli.
- Biblia, Associazione laica di cultura biblica – Settimello (Fi)


lunedì 9 novembre 2015

Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario



XXXIII Domenica del Tempo Ordinario - Mc 13,[1-23]124-32

[Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».
Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di' a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?».
Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v'inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: «Sono io», e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l'inizio dei dolori.
Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando vedrete “l'abominio della devastazione” presente là dove non è lecito - chi legge, comprenda -, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
Pregate che ciò non accada d'inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall'inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni.
Allora, se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là», voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.]
In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà
,
la luna non darà più la sua luce
,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cielisaranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

Ci risiamo. Scusatemi ma sono molto arrabbiato. Come è accaduto altre volte, il liturgista estrae da un lungo e complesso discorso di Gesù un piccolo brano che, preso a se stante, da la sensazione che Gesù parli della fine del mondo, del Giudizio Universale. Secondo me è fatto ad arte; non posso pensare che i liturgisti siano così ignari(2) delle esegesi di questi brani da non conoscerne il vero significato e quindi sapere che non si può spezzettare il discorso perché se ne perde la comprensibilità.
Il discorso che fa Gesù è molto complesso sia per il modo con cui è stato scritto sia per il significato delle sue parole. Da questo brano Matteo ricaverà, quarant’anni più tardi, un brano del tutto analogo (Mt 24,37-44). Ugualmente farà Luca (Lc 21,8-36).
Come ho fatto spiegando il brano di Matteo(3), ripeto e ribadisco anche qui che Gesù non sta parlando della fine del mondo(4) e che il lettore, che non ha particolari cognizioni specifiche, può interpretare il brano in questo senso fondamentalmente a causa di una traduzione un po’ carente(5).
Gesù, alla fine del cap. 12, si trova nel tempio di Gerusalemme dove ha avuto scontri con gli scribi e con i sadducei, ha messo in guardia il popolo dal comportamento di questi signori e dal loro potere, ed è andato in bestia nell’osservare come le norme instaurate dai farisei costringessero una povera vedova a dare al tesoro del tempio i pochi spiccioli che possedeva nonostante che la legge di Mosè indicasse il contrario, cioè che la vedova dovesse essere aiutata a vivere con il tesoro del tempio.
Gesù è quindi nella migliore condizione psicologica per formulare un’invettiva potente contro il potere politico e religioso del suo tempo - e di tutti i tempi - che non dedica nemmeno un istante ad aiutare il popolo a migliorare la propria condizione di vita: il brano che stiamo esaminando contiene proprio questa invettiva.
“Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!»”. Nella lingua greca(6) questo discepolo si riempie la bocca di ammirazione perchè il suono delle parole rende quest’idea: quando dice “guarda che pietre” in greco suona “potapoi litoi”, una frase che riempie la bocca!
Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta»”.
Gesù annunzia la rovina del tempio di Gerusalemme e quindi della istituzione giudaica(7). Il discepolo non sembra spaventato, anzi dice: «Di' a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?». Non è spaventato perché si credeva che nel momento di massimo pericolo per Gerusalemme ci sarebbe stato l’intervento di Dio.
Gesù inizia allora ad annunciare la distruzione di Gerusalemme e la chiama “…questo è l'inizio dei dolori” traduzione che non esprime il senso delle parola di Gesù perché il termine usato dall’evangelista è “i dolori del parto”, dolori quindi finalizzati ad una nuova vita e che vengono cancellati dalla gioia. Gesù non sta parlando di una dramma, della fine di tutto: per Gesù la distruzione di Gerusalemme è un fatto positivo, perché incomincia ad eliminare tutto ciò che impedisce la comunione tra Dio e gli uomini; certamente, però, sarà dolorosa come un parto: “Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro… Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome… ”.  
In tutto questo disastro ecco una luce: “…Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni”. Gesù è convinto che la sua parola, testimoniata dalla sua morte in croce, si diffonderà ovunque e sarà causa e principio di questi avvenimenti.
Quando vedrete l'abominio della devastazione presente là dove non è lecito - chi legge, comprenda -, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!”. Gesù riprende qui, a titolo di esempio (“…chi legge, comprenda…”) un avvenimento accaduto nel II secolo a.C. quando Antioco Epifane vietò i sacrifici a Jahve nel tempio e li sostituì con quelli a Giove Olimpo per indicare che quando il tempio sarà profanato occorrerà fuggire il più rapidamente possibile da Gerusalemme perché le conseguenze per chi rimarrà saranno spaventose(8). 
Siamo giunti al brano di questa domenica che mostra, da subito, la gioia dopo i dolori del parto(9): “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. L’evangelista, per sottolineare che si tratta di una fase lieta, scrive: “…dopo quella tribolazione…” e prosegue adoperando espressioni prese dal profeta Isaia nei capitoli 13,14 e 34, quindi questo è un linguaggio profetico che va interpretato alla luce della storia di Israele e della sua cultura.
Nel mondo pagano che circondava Israele, il sole e la luna erano degli dei. Dare culto a Jahve invece che a queste divinità era quello che distingueva Israele dai pagani, ma nonostante tutto il culto degli astri costituiva una grande tentazione per il popolo giudaico.
Israele, almeno fino alla deportazione a Babilonia, non era un popolo monoteista, cioè non aveva la credenza in un dio solo; la teofania sul monte Sinai, più che un avvenimento è stata la sintesi fatta durante la deportazione in Babilonia di un processo di revisione teologica che è durato secoli.
La cosa che più imbarazza gli archeologi israeliani è portare alla luce tanti santuari dove, a fianco della stele di Jahve, c’è la stele di sua moglie Ashera o Asera (o, secondo la dicitura fenicia, Astarte).
È stato un processo lento di elaborazione teologica che è possibile ricostruire leggendo attentamente i profeti; all’epoca di Gesù il processo si era concluso da tempo e gli astri erano considerati ormai false divinità, per cui quello che descrive Gesù riguarda il mondo pagano. Non si tratta di un giudizio finale, né tanto meno della fine del mondo, ma di un cambiamento d’assetto del mondo allora conosciuto. Sole e luna rappresentano le divinità pagane e l’evangelista vuole indicare che la religione pagana perde il suo splendore e l’idrolatria entra in crisi, perché Gesù, nel versetto 10, aveva detto: “prima è necessario che il vangelo sia predicato a tutte le nazioni pagane, a tutti i pagani”. Viene escluso un giudizio contro l’umanità o contro determinati popoli, ma è l’eclissi delle false divinità quale frutto dell’annunzio del messaggio di Gesù.
Prima di proseguire, per rendere chiari i concetti che seguono, è necessario dare un’idea di come era la cultura dell’epoca, quali erano le credenze di allora in merito alla terra ed al cielo. La terra era pensata così: al centro della terra c’era Israele, al centro di Israele c’era la Giudea, al centro della Giudea c’era Gerusalemme, al centro di Gerusalemme c’era il tempio e al centro del tempio c’era il santuario con la presenza di Dio.
Gerusalemme era quindi l’ombelico del mondo. La terra aveva il mare come confine, era posata su delle colonne e sotto la terra c’era il soggiorno dei morti, che nella lingua ebraica si chiama Sheol, cioè colui che inghiotte. Nella traduzione greca lo Sheol diventa Ade – una delle divinità della mitologia greca – e in latino, diventa Inferi, da non confondere assolutamente con inferno, che è una concezione teologica medievale sviluppatasi tra il IV ed il VI secolo d.C. Sopra la terra, così credevano gli ebrei, c’erano sette cieli; nel primo cielo erano collocati il sole, la luna – non pensavano che fossero mobili – e le stelle. Poi c’era un secondo cielo, quindi un terzo cielo nel quale veniva collocato il “seno di Abramo”, dove Paolo narra che fu rapito in estasi. Poi si sale fino al settimo cielo(10), la residenza di Dio.
La distanza tra un cielo e l’altro, secondo gli scribi che amavano questi calcoli, era di cinquecento anni di cammino. L’insieme dei cieli è piuttosto popolato: ci sono la luna, il sole e le stelle e gli elementi dello zodiaco, le dodici costellazioni che influivano notevolmente sulla vita degli uomini(11).
Nello spazio fra la terra e il cielo c’erano i demòni che, più erano vicini al cielo, più erano buoni, ad esempio Gadel, il demònio della fortuna.
I demòni cattivi erano l’ubriachezza, l’insolazione, le malattie e tutti quei fenomeni naturali che gli ebrei allora non riescivano a spiegarsi. Un gradino più in basso gli ebrei posizionavano i dèmoni, da non confondere con i demòni. I dèmoni erano delle semi-divinità che potevano influire sulla vita dell’uomo, generalmente portando malattie.
Così, secondo gli ebrei, l’uomo è un poveretto che si trova sotto l’influsso dello zodiaco, dei demòni maligni, dei demòni buoni e dei dèmoni.
Gli ebrei pensavano che da Dio, che era nel settimo cielo, si espandesse una energia vitale verso gli uomini che era contrastata da quelle che erano chiamate le “potenze”. Forse molti ricordano che una volta, in un prefazio della messa, si elencavano i cori angelici: Troni, Dominazioni, Principati, Potestà e Forze; era una interpretazione arbitraria dovuta al fatto che la Chiesa non conosceva le usanze ebraiche(12). Troni, Dominazioni, Principati, Potestà e Forze non erano cori angelici nel senso cattolico del termine, ma erano chiamate “potenze”, avevano usurpato il ruolo di Dio nei cieli e influivano negativamente sugli uomini.
Riprendo l’esame del testo e traduco letteralmente: “Il sole e la luna perdono lo splendore e gli astri andranno - o staranno – cadendo dal cielo” . L’evangelista non adopera, come ci saremmo aspettati, cadranno, ma adopera un tempo verbale che in greco indica una caduta continuativa, cioè questo non è un annuncio per il futuro, ma è un annuncio al presente ma che continua nel tempo. La caduta è un fenomeno che avrà luogo durante tutta l’epoca che segue la tribolazione.
Sole e luna perdono la luce e le stelle incominciano a cadere dal cielo. Per comprendere cosa sono questi astri forse ci aiuta la lettura di un brano di Isaia, dove prende in giro il re di Babilonia: aveva voluto salire tanto in alto che è finito tanto in basso (Is 14,12 e ss) “Come mai sei caduto dal cielo astro del mattino, figlio dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: «Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio, mi siederò sul monte dell’assemblea, la parte estrema del settentrione. Salirò sulla sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo»”. Astro del mattino, in latino, fu tradotto con Lucifero, cioè portatore di luce e, nella confusione totale dei primi secoli, venne indicato come angelo decaduto e invece era Nabucodonosor, il re di Babilonia che non si era accontentato di essere una stella, ma voleva raggiungere il posto di Dio; invece è stato fatto discendere nel soggiorno dei morti.
Le stelle indicano i potenti, i principi, i re, gli imperatori che rivendicavano condizioni divine. A quell’epoca, il faraone era un dio, figlio di dio, l’imperatore romano era una divinità. Tutti coloro che comandavano, pretendevano di stare lassù, in cielo, di essere persone che avevano una condizione divina. Le stelle che cadono dal cielo sono i re, i principi pagani e i regimi che li rappresentano.
Queste stelle cadono perché poggiano il loro potere sulla luna e sul sole. Quando il sole e la luna si oscurano, cominciano a cadere una dopo l’altra perchè fondavano il loro potere su una religione che, con l’annuncio di Gesù, si è rivelata falsa.
“…e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Abbiamo già detto chi sono queste potenze; nel vangelo di Marco sono il simbolo dei poteri oppressori che rivendicano capacità di vita e di morte sulle persone.
Sono termini e concetti tanto lontani da noi, che è difficile comprendere; per far capire direi, banalizzando, che queste potenze, oggi, sono le multinazionali che fanno il bello e cattivo tempo, che decidono la vita e la morte dei popoli, secondo i loro interessi.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”. L’evangelista vuol dire che l’arrivo del Figlio dell’uomo(13) rappresenta una vittoria dell’umano sul disumano, della vita sulla morte. Ogni volta che un uomo diventa Figlio dell’uomo, cioè realizza tutto sé stesso in una pienezza di vita e d’amore, quelli che lo vedranno, cioè le stelle e tutti i poteri, incominceranno a cadere.
Ogni volta che crolla un regime ingiusto, una dittatura, un sistema di potere, è l’uomo che si afferma, la dignità dell’uomo viene confermata(14). Non si tratta di una visione che si realizza in una sola occasione, ma sarà continuativa nel tempo. Il Figlio dell’uomo lo “vedranno arrivare nelle nubi” e le nubi non sono il veicolo, ma il contesto che circonda il Figlio dell’uomo. Per comprendere questo occorre ricordare che, nell’episodio della trasfigurazione, la nube conteneva la parola di Dio, quindi Gesù vuol dire che il risollevarsi dell’uomo è espressione della volontà di Dio. Non solo, ma “arrivare nelle nubi con grande potenza” rappresenta la forza della vita di Dio; “e gloria”, l’aggettivo grande riguarda sia la potenza sia la gloria. La grande gloria rappresenta la dignità dell’uomo di fronte alle potenze di morte che vedono così contestato tutto il loro potere e il loro rango.
Ogni qualvolta che cade una legge ingiusta che mina, impedisce, limita la dignità dell’uomo, si scopre sempre di più il volto di Dio. È un cammino lento nell’umanità, ma percettibile ed incessante(15).
È interessante che la venuta non si attribuisca a Cristo o al Signore, ma al Figlio dell’uomo: è nell’uomo che si manifesta la pienezza di vita che porta alla condizione divina.
“Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo”. Il termine angelo significa messaggero, inviato di Dio; in Marco esiste l’identificazione tra angeli e uomini, infatti Marco inizia il suo vangelo dicendo “Ecco io mando il mio angelo davanti a te” e questo angelo è Giovanni Battista. Gli angeli sono tutte quelle persone che ci hanno fatto sentire un desiderio di cambiamento interiore e di mettere la nostra vita in sintonia con l’amore di Dio. Noi, oggi, non usiamo questo linguaggio, diciamo che abbiamo avuto un incontro che ha significato un passo decisivo nella nostra crescita.
“…radunerà i suoi eletti…” splendida questa immagine della moltitudine dei discepoli di Gesù che rialza la testa di fronte agli oppressori.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte”. Negli altri vangeli Gesù invita a comprendere “i segni dei tempi”, in Marco parla del risvegliarsi del fico; il significato è lo stesso: i discepoli di Gesù non possono estraniarsi dal mondo, ma vivere nel mondo seguendo il modificarsi del pensiero, dei costumi, del senso etico e comprendere, attraverso questi segni, quando i tempi sono maturi per un risollevarsi dell’uomo, per un aumentare della sua dignità, ed agire in conseguenza.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”. Qui è evidente l’intervento posteriore di un secondo autore: la seconda frase si riallaccia benissimo alla precedente “…sappiate che egli è vicino, è alle porte” e ne è la corretta conclusione. La prima frase, invece, torna a riguardare la caduta di Gerusalemme che, in effetti, non ha alcuna attinenza al discorso sin qui fatto.
Gesù termina il discorso con l’invito a vegliare, a non lasciarci andare. Questa parte non è compresa nel brano e la potete trovare nel vangelo della prima domenica di Avvento.
Ora che abbiamo compreso il significato del brano che precede, capiamo subito cosa vuole dire Gesù con il suo invito a vigilare: il crollo delle dittature, le cadute di leggi inique o di precetti religiosi immotivati possono non iniziare per una nostra volontà, ma devono essere completate con i nostri atti perché solo se noi non rimaniamo addormentati o indifferenti queste cadute saranno definitive. Se invece rimarremo addormentati queste dittature, queste leggi inique o questi precetti religiosi immotivati saranno sostituiti con altri peggiori e noi potremo solo rimpiangere l’occasione che abbiamo perduto.

Note: 1. La parte di brano tra parentesi quadre non è stata compresa dal liturgista nel brano di questa domenica, ma è assolutamente indispensabile per comprendere correttamente le parole di Gesù. – 2. Lo so, è un eufemismo, ma non mi sembra opportuno calcare oltre la mano. – 3. Vedi esegesi del vangelo della Prima domenica di Avvento Anno A. – 4. Tutti, dai testimoni di Geova alle varie madonne delle apparizioni, hanno il pallino fisso della fine del mondo. Il vangelo di Matteo, nella traduzione del 1974, terminava con queste parole “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. E’ stata questa traduzione, non corretta, che ha alimentato questo tipo di credenza. Con grande soddisfazione ho visto che, nella nuova traduzione del NT della C.E.I, la finale del vangelo di Matteo è stata modificata: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino a quando questo tempo sarà compiuto”. Non si parla più della fine del mondo ma la fine di un tempo, di un’epoca. Qui rieccheggia la concezione filosofica greca della scuola gnostica che divideva il tempo in ere o epoche (aiȍn = eone, era, epoca). Secondo lo gnosticismo il passaggio da un’era all’altra era segnato da sconvolgimenti e catastrofi. – 5. Io sono sempre quello che pensa male, ma non me la sento di dire che i traduttori non sono stati “capaci” di tradurre un brano correttamente e preferisco cercare di capire le motivazioni che hanno spinto a fare un certo tipo di traduzione. I motivi possono essere legati alla tradizione antica che la corretta traduzione potrebbe smentire; oppure legati al desiderio che il lettore non abbia alcun dubbio su un determinato comportamento morale; oppure, e penso che questo sia il motivo legato a questo brano, vi sia l’intenzione di incutere timore in modo da spingere il lettore a comportarsi in modo conseguente. Salvo poi constatare che, con questi mezzi, si allontana il popolo dalla Chiesa e lo si spinge all’ateismo. – 6. Nel redigere questa spiegazione è stato utilizzato materiale proveniente dalla conferenza “Il Figlio dell’uomo nel Vangelo di Marco” tenuta da P. Andrea Maggi a Montefano (An) dal 30.06 al 5.07.2003. – 7. Se è vero che questo vangelo è stato scritto alla fine degli anni 40, cioè circa 20 anni prima della distruzione di Gerusalemme, è probabile supporre che questa introduzione possa essere stata modificata dopo il 70 d.C. (da Matteo o da altri) per rafforzare il significato dell’invettiva di Gesù. – 8. Secondo Giuseppe Flavio, storico ebreo-romano e testimone della distruzione di Gerusalemme del 70 d.C., i romani innalzarono più di 500 croci contemporaneamente per sopprimere i ribelli. – 9. Sarebbe stato molto difficile parlare di gioia a proposito di queste frasi di Gesù se non si fosse analizzato e capito la parte del discorso che le precede. – 10. Da qui è presa la nostra frase, oggi parzialmente in disuso, che, per indicare che una persona è felice al massimo grado, si dice che è “al settimo cielo”. – 11. Ancora oggi c’è gente superstiziosa che crede all’oroscopo: niente è cambiato!! – 12. Fino a circa il 1950 il Talmud, il libro sacro degli ebrei che descrive la legge trasmessa oralmente da Mosè e che contiene quasi tutte le usanze e credenze ebraiche in essere all’epoca di Gesù, non poteva essere letto dai cristiani (ed in particolare dai cattolici) perché era considerato opera demoniaca. Fino al 1700 se qualcuno trovava un libro del Talmud lo bruciava nella piazza di una chiesa. Però a partire dalla metà degli anni ’50, quasi nessun esegeta si è mai più permesso di affrontare la spiegazione di un brano di vangelo senza disporre di un testo di Talmud. Nonostante questo ancora oggi non sono reperibili testi del Talmud tradotti in italiano, anche se si parla insistentemente di una traduzione che dovrebbe essere edita fra due o tre anni. Io stesso uso un testo tradotto dall’ebraico in inglese. – 13. Mi permetto di sottolineare qui, ma lo ripeterò in seguito, che sia Marco che Matteo ed in seguito Luca (Lc 21,8-36) non parlano mai della venuta di Cristo o del Figlio di Dio, ma del Figlio dell’uomo, una allocuzione che in aramaico significa semplicemente uomo e che in Daniele (Dn 7,13-14) acquista il significato dell’uomo che raggiunge la pienezza della vita e quindi entra nella sfera divina, il destino di ciascuno dei discepoli di Gesù in ogni tempo. – 14. Luca, sviluppando questo concetto, scriverà: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi ed alzate il capo. Perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28). – 15. Per avere una cognizione di questo, è sufficiente paragonare le condizioni di vita delle popolazioni nei secoli che ci precedono con quelle attuali: pur in presenza di grosse sacche di ingiustizia, la condizione di vita media umana è nettamente migliorata. Attualmente, con l’imposizione di leggi a favore della finanza (“il mercato”) si cerca di invertire questa tendenza, ma i popoli stanno reagendo, anche se, al momento, timidamente.

martedì 3 novembre 2015

Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario



XXXII Domenica del Tempo Ordinario
Mc 12,38-44[.13,1-2]1

Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
[Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta»].

L’interpretazione tradizionale di questo brano è un esempio di come si possa travisare completamente il significato delle parole di Gesù se non si conoscono le tecniche letterarie usate dagli evangelisti e le tradizioni ebraiche di quel periodo. Nella tradizione(2) questo brano viene presentato come un elogio di Gesù ad una povera disgraziata, una povera vedova che si svena per… mantenere Dio. Vedremo che invece, usando la tecnica letteraria del trittico, l'evangelista intende dire esattamente il contrario.
La struttura letteraria del brano è composta da tre quadri; secondo tale tecnica il primo ed il terzo quadro contengono le indicazioni, cioè le chiavi di lettura del secondo quadro che è quello più importante, cioè l’essenza dell’insegnamento che ci vuole tramettere Gesù.
Tracciamo uno schema per essere più chiari:

(Gli scribi giudicati da Gesù – vv 38-40)
Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

(L’obolo della vedova – vv 41-44)
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

(Discorso escatologico. Introduzione – vv 13,1-2)
Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».

Sia nella prima che nella terza parte vi sono dei giudizi negativi nei confronti degli scribi e nei confronti del Tempio, che ci guidano a comprendere in senso negativo l’episodio della vedova. Ma andiamo con ordine.
Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa»”.
Abbiamo qui due categorie di persone, gli scribi e le vedove: gli scribi erano dei teologi che, dopo una vita dedicata allo studio della Bibbia, all'età di quarant'anni(3) ricevevano tramite l'imposizione delle mani lo spirito di Mosè per essere l'autorità che spiega la Bibbia. La loro autorità era pari a quella di Dio: erano il magistero infallibile dell'epoca.
Le vedove non sono tanto le donne che hanno perso il loro marito, ma sotto le immagini della vedova, dello straniero e dell'orfano, nella Bibbia si indicano le persone che non hanno nessuna protezione. La vedova non aveva un uomo che la potesse difendere. L'immagine degli scribi che divorano le case delle vedove sta a significare il divorare il patrimonio di quelli che non hanno nessuna protezione.
Vediamo il contesto nel quale si situa questo episodio. Nell'episodio del tempio (cfr. Mc 11,15-19), Gesù elimina il culto e mette la scure alla radice del tempio causando un grande allarme, perché se la gente non porta più le offerte al culto, è la fine, è il terremoto. Le autorità, impaurite e allarmate, cercano il modo di far morire Gesù, ma devono aspettare a causa della gente che è ammirata dal suo insegnamento. Non potendo catturare Gesù e ammazzarlo subito, l'intero Sinedrio, che era composto dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani, scatena contro Gesù un'ondata di tranelli e di agguati, tutti tesi a fargli perdere il consenso della folla. Contro Gesù si scagliano tutti quanti i farisei, gli scribi, i sadducei, ma il risultato di questi attacchi è che tutti rimangono scornati; la popolarità e la fama di Gesù aumentano e, scrive l'evangelista, "la folla numerosa lo ascoltava volentieri" (Mc 12,37).
Allora Gesù passa al contrattacco, si rivolge alla folla e la mette in guardia dagli scribi. Non è facile far comprendere la gravità di questo attacco; per farlo rifacciamoci alla cultura dell’epoca riportata dal Talmud.
Scrive il Talmud che "la parola di uno scriba ha lo stesso valore della parola di Dio; quando tra la sentenza di uno scriba e ciò che è detto nella Bibbia si trova contrasto, si deve credere a quello che dice lo scriba". Queste persone, pertanto, hanno un'autorità incredibile, illimitata. Ebbene Gesù, si scatena con una violenza unica, rara, contro questa categoria e la demolisce(4).
La demolisce prendendola in giro di fronte alla gente con tre sue caratteristiche. Anziché vestirsi come i comuni mortali, scrive l'evangelista che Gesù dice: "amano passeggiare in lunghe vesti". Cioè gli scribi amavano indossare un abito particolare che facesse vedere alla gente quanto loro erano vicini al Signore, portavano dei distintivi religiosi che indicassero chiaramente alle persone che loro, e non la gente, erano in contatto diretto con Dio. Ma l'abbondanza della stoffa, utilizzata per confezionare questi abiti particolari dalle lunghe maniche che dovevano servire a dimostrare agli altri la familiarità e assiduità con il Padreterno, non riesce a mascherare e nascondere la sfrenata ambizione che queste persone hanno.
Continua Gesù dicendo che hanno la brama di essere riveriti e di "ricevere i saluti nelle piazze". Siccome non si vive soltanto per la gloria e per lo spirito, il desiderio di avere i primi posti nelle sinagoghe, denuncia Gesù, va di pari passo con quello di assicurarsi i "primi posti nei banchetti". Queste persone hanno una voracità insaziabile, divorano le case delle vedove e questo è il crimine più grave che Gesù imputa loro, perché nell'AT, nel libro del Deuteronomio, la Legge aveva stabilito che con i proventi del tempio si sfamassero gli indigenti e in particolare le vedove (Dt 14,28-29.26,12-15).
Gli scribi, tradendo e trasformando l'insegnamento di Dio, dicono il contrario e cioè che sono le vedove, con i loro proventi, che devono mantenete il tempio. Un tradimento assoluto: e Gesù non tollera questo.
Gesù non tollera coloro che, pretendendo di essere la voce ufficiale di Dio, anziché nutrire le vedove le affamino.
“Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo”.
Proprio mentre sta facendo questo discorso di denuncia agli scribi che divorano le case delle vedove, scrive l'evangelista che Gesù vede una povera vedova gettare due spiccioli nel tesoro.
Il tesoro era la banca del tempio, cioè una speciale stanza, come scritto nel libro dei Maccabei, che "era colmo di ricchezze immense tanto che l'ammontare del capitale era incalcolabile" (cfr. 2Mac 3,6). Ecco chi è il vero Dio del tempio! Non il Padre che si occupa dei poveri, ma il tesoro, Mammona, il dio profitto. E la vedova, anziché venire sfamata con i contributi del tempio, getta nel tesoro - che è il nemico di Dio, è l'anti-dio per eccellenza - tutto quello che aveva per vivere.
Il mostro, il tesoro ingoia tutto quanto, ingoia con quegli spiccioli anche l'ultima speranza di vita della povera donna. Naturalmente il tesoro non va a Dio, ma va nelle tasche dei sacerdoti e degli scribi.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere»”.
Gesù constata il fallimento dei suo insegnamento, perché il suo insegnamento si scontra con la forza di una tradizione che è sostenuta proprio dalle vittime di questo sfruttamento. Le vittime del tempio sono le più convinte sostenitrici di un'istituzione religiosa che deve la sua ragione di esistere allo sfruttamento della gente.
Gesù non elogia né apprezza il gesto della povera donna, che getta nel tesoro tutto quello che aveva per vivere. Le parole di Gesù non sono un elogio per il gesto della vedova, ma un lamento per la vittima di una religione, una vittima che si svena per mantenere in piedi quella struttura che la sta sfruttando. Gesù non può tollerare che il Padre, che è conosciuto nella Bibbia con il titolo di difensore delle vedove, venga trasformato in un dio sanguisuga che le svena.
Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».
Ecco perché, nella terza parte del trittico, Gesù dice che di questo tempio "non rimarrà qui pietra su pietra". Gesù ha tentato di abolire il culto nel tempio, ma proprio le vittime di questo culto ne sono le sue sostenitrici. Allora Gesù dice che ci vuole una soluzione radicale: questo tempio non ha più diritto di esistere.
Il tempio, simbolo di questo vampiro che dissangua le persone anziché mantenerle, per Gesù dovrà scomparire perché frutto e conseguenza della mentalità e dell’insegnamento degli scribi: il popolo viene dissanguato. Non più le offerte a Dio, ma l’eliminazione di qualunque forma di culto che privi in qualche maniera l’uomo della sua dignità e del suo benessere. Il Dio di Gesù non chiede nulla agli uomini, ma è lui che si dà tutto.

Note: 1. Il brano tra parentesi quadra non è stato compreso dal liturgista nel brano di questa domenica, ma la lettura di questa parte è indispensabile per la comprensione del significato dei versetti precedenti. – 2. L’esegesi di questo brano è liberamente tratta da un’omelia tenuta da P. Alberto Maggi la domenica  XXXII del TO l’8 novembre 2009. – 3. Dato che la vita media in Israele in quell’epoca era di circa quaranta anni per l’uomo e venticinque per la donna, gli scribi venivano “ordinati” (non è il verbo giusto, ma lo uso per farmi capire) in età molto avanzata e quindi esercitavano per pochi anni. – 4. Per avere un’idea del coraggio di Gesù, riportiamo ai nostri giorni il suo atto: come se un famoso e stimato teologo si mettesse a parlare in Piazza San Pietro, di fronte alla folla, e ridicolizzasse i cardinali dichiarando i vizi e le malefatte di ciascuno.