Contenuti del blog

Le esegesi riportate in questo blog non sono frutto delle mie capacità, in realtà molto modeste. Le ricavo leggendo diversi testi dei più importanti specialisti a livello mondiale, generalmente cattolici, ma non disdegno di verificare anche l’operato di esegeti protestanti, in particolare anglicani. Se si escludono alcuni miei approfondimenti specifici, per la parte tecnica dell’analisi critica il mio testo di riferimento è questo:

- Giovanni Leonardi
, Per saper fare esegesi nella Chiesa, 2007 Ed. Elledici (testo promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale). Questo testo è molto semplice, veramente alla portata di tutti; per migliorare la capacità di analisi deve essere affiancato da altri due testi per la parte linguistica, anch’essi a livello divulgativo:

- Filippo Serafini,
Corso di greco del nuovo testamento, 2003 Ed. San Paolo.
- Luciana Pepi, Filippo Serafini,
Corso di ebraico biblico, 2006 Ed. San Paolo (da usare solo nel caso si voglia approfondire l’etimologia semitica sottesa ai vocaboli greci).

I testi della Bibbia in lingua originale sono pubblicati da varie case editrici; in particolare per i Vangeli segnalo l'ottimo testo della Edizioni Enaudi e quello sinottico della Edizioni Messagero in quanto hanno i testi greco ed italiano a fronte. Si trovano anche in vari siti in rete, ma non sempre sono testi aggiornati con le ultime scoperte a livello archeologico o paleografico.
Per la parte sostanziale normalmente faccio riferimento a documenti prodotti dalle fonti seguenti, che riporto in ordine decrescente di frequenza di utilizzo:

- École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF), retto dai Domenicani e dove ha lavorato anche il Card. Martini.
- Centro Studi Biblici “G. Vannucci” – Montefano (An), retto dall’Ordine dei Servi di Maria.
- Sito www.Nicodemo.net gestito da P. Alessandro Sacchi.
- Università degli studi di Torino – Corso di Letteratura cristiana antica – Prof.essa Clementina Mazzucco.
- Fr. Dante Androli, OSM, docente di esegesi alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum – Roma
- Università degli studi La Sapienza di Roma – Corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Prof.essa Emanuela Prinzivalli.
- Biblia, Associazione laica di cultura biblica – Settimello (Fi)


lunedì 7 agosto 2017

Il Sacramento del Matrimonio - 02



(segue da 2. Storia ed evoluzione del matrimonio naturale)
Quando Matteo scrive la sua opera si conosceva già il vangelo di Marco, che è il più antico. In questo vangelo la frase di Gesù non conosce alcuna eccezione: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei” (Mc 10,11), e neanche il vangelo di Luca ammette l’eccezione di Matteo.
Matteo scriveva sulle esperienze vissute nella sua comunità, che probabilmente aveva riscontrato difficoltà ed ingiustizie nell’applicazione della regola dell’indissolubilità senza valutare i casi singoli. Matteo ha potuto aprire una spiraglio in caso di adulterio perché le prime comunità cristiane non hanno mai ritenuto i vangeli un codice di comportamento fissato una volta per sempre, bensì un testo vivente, in crescita, al quale ogni comunità era tenuta ad aggiungere e arricchire la propria esperienza di Gesù risorto: la parola di Gesù non è stata considerata la lettera che uccide ma lo Spirito che vivifica (2Cor 3,6), per questo l’evangelista introduce nella comunità cristiana un caso che può giustificare il ripudio, quello della porneia, parola greca che è stata tradotta, in modo un po’ superficiale, con l’italiano “concubinato(1)”; per comprendere questa parola è utile segnalare che da essa deriva la parola italiana pornografia. Non è facile interpretare correttamente questa frase, che potrebbe indicare sia una degenerazione dei rapporti matrimoniali per comportamento indegno di uno dei due coniugi, come uno stato di impurità rituale del rapporto (francamente un po’ difficile trovare tale motivazione nel primo cristianesimo), ovvero un significato vicino all’ebraico “zenut” con il quale si intende un qualcosa di assai simile a “prostituzione”.
La Chiesa primitiva, all’eccezione riportata da Matteo, aggiungerà presto anche quella di Paolo che affronta una nuova situazione nell’ambito della comunità: quella di coppie dove uno solo dei coniugi è credente.
Nella prima lettera ai Corinti si legge: “Se il non credente vuole separarsi, si separi(2); in queste circostanze il fratello o la sorella non sono sottomessi a schiavitù; Dio vi ha chiamati alla pace” (1Cor 7,27).
Per Paolo la pace, cioè la felicità personale, viene prima del vincolo matrimoniale. Questo deve produrre e manifestare felicità, quando avviene il contrario cessa di esistere. E’ questo il “privilegio paolino” col quale si autorizza lo scioglimento del matrimonio.
Secondo Matteo e secondo Paolo, per Gesù l’unico motivo che può sciogliere il vincolo matrimoniale è la constatazione evidente che esso non esiste più. Ciò può avvenire con l’adulterio, che non va inteso come colpa occasionale, ma come scelta definitiva di uno dei coniugi di un altro partner. E’ l’amore quel che realizza l’unione tra i due: senza amore cessa l’unità e con esso il vincolo matrimoniale.
E’ questa anche la scelta di San Girolamo, primo traduttore della Scrittura e tra i primi traduttori e commentatori del vangelo: “Solo l’adulterio può vincere l’amore alla propria moglie. Quella carne che era una ella l’ha divisa unendosi a un altro, il suo adulterio l’ha separata dal marito… Dunque, ovunque vi è adulterio… si è liberi di ripudiare la moglie” (Girolamo, Com. Mat. Lib. 3,19,9).
Il matrimonio è una scelta d’amore e come tale esiste finché l’amore è presente, manifesto e operante. Se questo amore viene meno, viene meno anche il matrimonio che non può sussistere laddove c’è indifferenza, freddezza, o addirittura l’avversione e l’odio. Il Dio che ci “ha chiamati alla pace” (1Cor 7,15) non può imporre ai suoi figli un’esistenza infelice.


3. Storia ed evoluzione del matrimonio cristiano.

Come si vede i pareri presenti nel NT sono diversi ed hanno dato luogo a scelte diverse: la Chiesa Cattolica fa riferimento a Marco e quindi alla stretta indissolubilità del matrimonio.
La Chiesa Ortodossa, invece, facendo riferimento a Matteo e alla misericordia divina(3), consente la ripetizione del matrimonio per un massimo di due volte.
I Protestanti fanno riferimento a Lutero che, pur affermando l'origine divina del matrimonio, aveva anche sostenuto che esso era stato istituito non in rapporto alla salvezza, bensì legato all'ordine naturale dei rapporti umani e quindi non era un sacramento. Di conseguenza Lutero inserì il matrimonio nel diritto civile, ammettendo in alcuni casi il divorzio, e giudicò illegittimo tutto ciò che si opponeva all'unione dell'uomo e della donna.
La Chiesa cristiana dei primi secoli viveva ed operava all’interno della struttura legislativa dell’Impero Romano e quindi è stata obbligata a riconoscere le unioni contratte secondo il diritto romano, avanzando però una propria visione etico-religiosa della vita matrimoniale, come simbolo dell'unione di Cristo con la Chiesa.
Dopo l’editto di Milano(4) (313 d.C.) la Chiesa sollecitò alcune modifiche al diritto allora vigente, in particolare l'introduzione del divieto di divorzio ed anche il divieto di seconde nozze per i vedovi, ma fu solo nel 542 che l'imperatore Giustiniano ridusse i motivi legittimi di divorzio unilaterale e soppresse quello consensuale, reintrodotto però nel 566 dal suo successore Michele III.
Nella sesta edizione della sua «Storia del diritto romano»(5) Vincenzo Arangio-Ruiz così si esprimeva: “…Così le leggi augustee "de maritandis ordinibus", che con ogni mezzo imponevano il matrimonio non soltanto ai celibi e alle nubili ma anche ai vedovi, sono abrogate, e le seconde nozze sono anzi avversate dai nuovi legislatori; il divorzio, praticato con suprema indifferenza nella Roma classica, viene sottoposto a regole limitatrici, con sanzioni patrimoniali a carico di chi gli dia causa o di chi ripudii senza giusta causa l'altro coniuge, e perfino col tentativo d'impedire che, senza una ragione sufficiente, il matrimonio si sciolga di comune accordo…”
Nei primi secoli il pensiero cristiano subisce alcuni influssi da parte della filosofia greca, e raggiungerà il culmine con Plotino(6), secondo il quale vi è netta separazione tra anima e corpo e quest’ultimo è privo di realtà e in antitesi con l’essere supremo universale. Questa concezione ha portato a considerare la sfera sessuale come estranea al bene dell’uomo fino a identificare la donna con il demonio.
Esempio di questo modo di pensare sono Ignazio di Antiochia(7) e Giovanni Crisostomo(8):
Gli sposi e le spose devono stringere la loro unione con l’approvazione del vescovo, e così il matrimonio non avverrà per concupiscenza, ma sarà conforme al volere del Signore”(9).
Il matrimonio è stato dato per procreare figli, ma molto più per mitigare l’ardore della natura. Lo attesta Paolo quando dice: “A causa dell’impudicizia, ciascuno abbia la propria moglie” (1Cor 7,2): non per avere figli. Inoltre, egli comanda di stare insieme non perché diventino genitori di molti figli, ”ma perché Satana non vi tenti”, dice (1Cor 7,5). Più avanti soggiunge: “Si sposino, non se desiderano figli, ma se non sanno contenersi” (1Cor 7,9).
Dall’inizio, dunque, il matrimonio ha questi due scopi; ma quando la terra, il mare e il mondo intero sarà popolato, gli resterà uno scopo solo: rimuovere la sfrenatezza e la licenziosità. Peraltro, a coloro che anche ora si rivoltano in questi vizi, bramando di vivere da porci e di finire i propri giorni nelle case di tolleranza, il matrimonio giova non poco a che, liberi dall’impudicizia e da tali loro necessità, si custodiscano nella santità e nella castità”(10).
Il testo di Giovanni Crisostomo è basato su una evidente distorta interpretazione delle parole di Paolo che, nei testi citati, non parlava in senso generale, ma rispondeva, punto per punto, a domande specifiche su casi particolari poste a Paolo in lettere precedenti di cui, purtroppo, non è pervenuto il testo, anche se è facilmente intuibile. Si nota come in questo caso l’influenza del pensiero di Plotino, e non di Gesù, sia prevalente.
Il pensiero di Paolo sul matrimonio non è certo quello citato da Giovanni Crisostomo; nel brano che segue si ha il suo vero pensiero. Da questo brano è stato tratto il concetto di sacramento del matrimonio. Il brano può suonare male alle nostre orecchie, ma occorre pensare che è stato scritto in un mondo che considerava la donna di importanza inferiore all’asino: Paolo fa fare alla donna un enorme balzo in avanti rispetto al pensiero espresso dal Talmud.
“Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito”(11).
Poiché il vangelo non è un trattato sistematico, in cui l’annuncio morale viene organizzato in una serie di principi e di precetti, i primi Padri e scrittori cristiani, nella ricerca(12) di un’etica sessuale da proporre alla chiesa nel suo rapido diffondersi, preferirono appoggiarsi agli schemi filosofici loro disponibili; questo è un punto da capire bene, perché costituisce un problema ancora oggi: la maggior parte dei precetti della chiesa in campo sessuale non provengono dal vangelo ma da insegnamenti filosofici greci e quindi pagani.
Le stesse lettere di Paolo, presentano precetti e consigli legati a situazioni particolari, e soprattutto elenchi di vizi che sono quasi tutti ripresi dalla morale stoica o cinica o comunque di derivazione aristotelica(13), che Paolo conosceva bene. I comandamenti vengono ricordati sommariamente in Rm 12, e solo per far vedere che tutti derivano dall’unico e supremo comandamento dell’amore.
L’organizzazione sistematica della riflessione umana sul Vangelo, nella e per la vita della chiesa, avviene solo dopo il 1000, con Anselmo(14) e soprattutto con Tommaso(15).
La dottrina morale dei Padri, ripresa poi dai libretti di confessione e dalla spiritualità monastica, è legata alla elaborazione pagana sia di derivazione platonica (si pensi alle dottrine sulla creazione di Orìgene16) sia di derivazione aristotelica. Spesso è difficile distinguere nello stesso autore i due influssi. Almeno in materia di sessualità, l’idea che ci si dovesse attenere alla legge naturale sembra dominare fino ad Agostino(17): nella tradizione filosofica latina, la legge che regola la natura è espressione della volontà del creatore o di una qualche divinità o interiore coscienza, comunque concepita, e come tale è doveroso moralmente comprenderla e seguirla (si pensi all’importanza etica di Cicerone o di Seneca). Più spesso la legge naturale è vista come legge di un’etica eudemonistica(18).
In ambedue i casi l’uomo – animale razionale – deve compiere con la ragione le opere che gli altri animali compiono per istinto. Così l’attività sessuale riceve l’approvazione etica quando è mirata alla procreazione.
Nella predicazione cristiana le leggi della natura sono espressione della volontà di Dio e, come tali, devono essere seguite (così ad esempio si presenta la morale sessuale di Ambrogio19). Nella lettura della sessualità domina l’elemento procreazionista, e dominerà fino ad oggi.
Una svolta significativa, e più severa, si ha in Agostino: qui il modello filosofico platonico è dominante. La corporeità viene sempre considerata un elemento negativo rispetto alla vocazione tutta spirituale dell’uomo. Di conseguenza ogni comportamento di risposta allo stimolo carnale è per se stesso un allontanarsi dalla perfezione di Dio, ma Dio stesso ha voluto che la coppia uomo-donna procreasse: ciò, dopo il peccato originale, non può purtroppo avvenire che come risposta all’istinto carnale. E perciò esclusivamente come risposta alla vocazione a procreare l’attività sessuale trova la sua giustificazione morale. Il sesso è sempre un disordine morale, e solo con questa precisa intenzione è accettabile. Alla lettura procreazionista dell’attività sessuale si aggiunge così una componente pessimistica.
Tale impostazione di un’etica sessuale cristiana rimane praticamente stabile fino a Tommaso, pur con diverse accentuazioni nel diritto, nella predicazione, nella prassi confessionale, nella spiritualità. Non è certo estranea ad essa (e in particolare alla spiritualità monastica) la graduale introduzione del celibato ecclesiastico.
Tommaso, strettamente legato ad Aristotele (in allora da poco tradotto in latino), esce decisamente dall’eredità di Platone: l’istinto è parte della natura ed è quindi in sé buono, a patto che non si vanifichi la sua naturale finalità, valida per tutto il mondo animale. Ed è questa la dottrina e la disciplina ufficiale ancora vigente nella chiesa, nonostante che il Concilio Vaticano II nella Costituzione Gaudium et spes presenti una lettura della sessualità profondamente diversa e assai più ricca, a cui accennerò in seguito.
Nei 700 anni trascorsi da Tommaso al Concilio molte cose sono successe nella morale cristiana in materia di sessualità.
È da notare che resta sempre più accentuata la centralità del comportamento fisico: quando, fra il ‘500 e il ‘600, nasce la teologia morale come disciplina autonoma, essa diviene rapidamente una prassi dei confessori piuttosto che una vera teologia. Il richiamo al testo biblico è solo occasionale, per versetti isolati, senza alcuna preoccupazione per una visione globale della sessualità umana: si ha invece una casistica sterminata e puriginosa sui singoli comportamenti sessuali dentro e fuori del matrimonio; leggendo questi manuali si ha la sensazione che il teologo spii dal buco della serratura ogni camera da letto.
In questo quadro si inserisce la rigidità morale del giansenismo(20), con inevitabili richiami ad Agostino. S. Alfonso(21) offre una teologia morale legata a questo quadro generale, ma con occhio pastorale e preoccupato di aiutare il penitente e con la preoccupazione di citare e discutere ampiamente le opinioni dei vari autori.

Note: 1. Nella traduzione del 2008 porneia è stata tradotta con “unione illegittima”. Sinceramente non si riesce a vedere un collegamento tra questa allocuzione italiana e la parola greca se non quello avente lo scopo di allontanare dal lettore qualsiasi dubbio sulla indissolubilità del matrimonio!! – 2. Qui non si sta parlando di separazione senza scioglimento del matrimonio in quanto allora questo istituto non si conosceva. Si sta parlando di scioglimento del vincolo del matrimonio. L’usanza della separazione dei coniugi è iniziata molto tempo dopo come alternativa creata dalla Chiesa Cattolica per “risolvere” situazioni matrimoniali difficili in assenza dell’istituto del divorzio. – 3. E' tollerato un nuovo matrimonio dopo il divorzio dal momento che si ritiene possibile che il sacramento del matrimonio, ricevuto la prima volta, non sia stato accolto con quella piena consapevolezza e responsabilità che lo rende pienamente effettivo. Per tale motivo viene concessa una seconda possibilità. – 4. Meglio noto come Editto di Costantino. – 5. Napoli, Casa Editrice Dott. Eugenio Jovene, 1945, pp. 344-46. – 6. Filosofo pagano; nacque a Licopodi, in Egitto nel 203 d.C. e morì in Campania nel 270. – 7. Ignazio di Antiochia (n.n.– Roma, 107-110) è stato un vescovo dell'Asia Minore dell'inizio del II secolo. – 8. Giovanni Crisostomo, o Giovanni d'Antiochia (Antiochia, 344/354 – Comana pontica, 14.9.407), è commemorato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, venerato dalla Chiesa copta. Fu Patriarca di Costantinopoli, è uno dei 33 Dottori della Chiesa. La sua eloquenza è all'origine del suo epiteto Crisostomo (in greco antico significa «Bocca d'oro»). – 9. Ignazio di Antiochia, Lettera a Policarpo, 5,2. Periodo presumibile di scrittura: primi decenni del II sec. d.C. – 10. Crisostomo Giovanni, La verginità, 19. Periodo presumibile di scrittura: seconda metà del IV sec. d.C. – 11. Ef 5, 22 – 33. Periodo presumibile di scrittura: 58 d.C.- datazione Robinson. – 12. Gran parte di quanto segue è liberamente tratto dagli atti del Convegno di Biblia - Mantova 31 Marzo - 1 Aprile 2001 - "Amore e sessualità nella Bibbia" prof. Enrico Chiavacci – Facoltà Teologica di Firenze. – 13. Le concezioni stoiche, ciniche ed aristoteliche sono concezioni filosofiche sviluppatesi nella Grecia classica (dal V sec. a.C. al III sec. d.C.). – 14. Sant' Anselmo d'Aosta chiamato anche Anselmo di Bec o Anselmo di Canterbury (Aosta, 1033/1034Canterbury, 21 aprile 1109) è stato un teologo, filosofo, arcivescovo di Canterbury e dottore della Chiesa, italiano naturalizzato britannico. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, è soprannominato Doctor magnificus e padre della Scolastica. – 15. Tommaso d'Aquino, O.P. (Belcastro, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274), è stato un filosofo e teologo italiano, della scuola scolastica, definito Doctor Angelicus o Doctor Universalis dai suoi contemporanei. Rappresenta uno dei principali pilastri teologici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Avicenna, Aristotele, Platone e Socrate, poi passati attraverso il periodo ellenistico della tarda grecità. – 16.  Orìgene Adamànzio (Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254) è stato un teologo, scrittore e catechista greco antico. È considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani nei primi tre secoli. Di famiglia greca, si formò alla scuola catechistica di Alessandria d’Egitto. – 17. A questo proposito non si può trascurare il pensiero di Agostino che atribuisce alla via sessuale la trasmissione ereditaria alla disobbedienza di Adamo ed Eva pur non esistendo nella Bibbia alcun riferimento in merito; questa scelta di Agostino, provocata più dalla sua situazione psicologica nei confronti del sesso che da una convinzione teologica, (era stato un libertino prima della conversione) produrrà la posizione sessuofobica della Chiesa Cattolica con i disastri che ne sono conseguiti. – 18.  Ovvero: se vuoi star bene, segui la tua natura. – 19. Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio di Milano (Treviri, incerto 334-339 – Milano 397), vescovo, scrittore e uomo politico, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa. – 20. Il Giansenismo è una dottrina teologica elaborata nel XVII secolo da Giansenio (1585-1638), il quale ritenne che l'uomo è corrotto e quindi destinato a fare il male, e che, senza la grazia di Dio, l'uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà. – 21. Alfonso Maria de' Liguori (Marianella, 27 settembre 1696 – Nocera de’ Pagani, 1° agosto 1787) è stato un vescovo cattolico e compositore italiano, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore e autore di opere letterarie popolari. È stato proclamato santo da Papa Gregorio XVI nel 1839 e Dottore della Chiesa (Doctor Zelantissimus) nel 1871 da Papa Pio IX.

(segue la prossima settimana)

lunedì 31 luglio 2017

Il Sacramento del Matrimonio - 01


 
1. Premessa

Parlare di sacramento del matrimonio in ambito cattolico significa affrontare una questione spinosa. Questo sacramento è il più “giovane” in quanto è stato formalmente istituito e ne è stata data una opportuna veste liturgica circa sedici secoli dopo la nascita di Gesù, nel Concilio di Trento (1545 – 1563). Bisogna dire, però, che i teologi ne discutevano da un paio di secoli circa.
Viene da sorridere se si pensa alla indignazione provocata dalla recente legge che formalizza le unioni civili a fronte del fatto di aver lasciato per quasi sedici secoli una larga parte della popolazione europea a creare coppie di fatto (almeno a livello religioso) se si voleva mettere su famiglia.
Per comprendere il significato di questo sacramento è necessario prima di tutto seguire l’istituzione del matrimonio naturale nell’AT, valutarne il suo significato e poi seguirne le vicissitudini nella nascente Chiesa occidentale che diventerà, nel 1054, Chiesa Cattolica.


2. Storia ed evoluzione del matrimonio naturale

L’unione volontaria di due persone che decidono di percorrere la vita insieme è l’istituzione sociale primaria, la cellula su cui si fonda la società umana. Il più antico testo scritto in merito è una parte del secondo capitolo della Genesi:
Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”(1)
In estrema sintesi, questo brano rappresenta l’istituzione, da parte di Dio, dell’unione uomo-donna, cioè del matrimonio naturale. Da notare quale è il primo e principale scopo del matrimonio: il reciproco aiuto.
La descrizione della nascita di Eva mostra la tendenza a considerare la donna inferiore all’uomo in quanto derivante da lui.
Ben quattro secoli dopo, durante la prigionia in Babilonia, la casta sacerdotale riscrive la storia della creazione alla luce di nuove considerazioni teologiche, nate soprattutto dallo stato di disperazione di Israele; il matrimonio naturale risulta più definito:
E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra(2); soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».”(3)
In questo brano è evidente la parità fra i due sessi e compare anche l’altro scopo dell’unione uomo-donna: la procreazione. Notare come tra la definizione dei due scopi trascorrano quasi quattro secoli il che fa considerare una scala di priorità in cui primario è lo scopo del reciproco aiuto e successivo quello della procreazione, cosa che, dal punto di vista umano è ineccepibile; infatti la procreazione non può giungere a buon fine, una nuova vita non può essere accolta degnamente, se nel nucleo familiare non si è instaurata una condizione di sostegno reciproco tra uomo e donna.
Scorre un altro secolo circa e, tra il V ed il IV secolo a.C., viene redatto il Cantico dei Cantici, uno dei più bei libri della Bibbia, sia dal punto di vista letterario che da quello teologico; esso usa la descrizione dell’amore coniugale per dare un esempio dell’amore di Dio per l’uomo, sulla scia di quello che aveva fatto il profeta Osea nell’VIII secolo a.C.
La descrizione che segue dimostra a quale livello di tenerezza e di importanza era arrivato in quel periodo l’amore coniugale: (4)
Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo. Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono dalle pendici del Gàlaad. I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno; tutte procedono appaiate, e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia; come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza. Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò al monte della mirra e alla collina dell’incenso(5).
Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni! Osserva dalla cima dell’Amana, dalla cima del Senìr e dell’Ermon, dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto sono soavi le tue carezze, sorella mia(6), sposa, quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi. Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi. Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano…
… Il tuo palato è come vino squisito, che scorre dritto verso il mio diletto e fluisce sulle labbra e sui denti! Io sono per il mio diletto e la sua brama è verso di me. Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi.
Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze!(7)
Le mandragore mandano profumo; alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi; mio diletto, li ho serbati per te.
Questa descrizione idilliaca, di un erotismo dolce e delicato, mostra come, nella comunità ebraica del V secolo, la donna aveva un riconoscimento notevole, per quei tempi; alla donna era riconosciuta una parità nell’amore sponsale che la nostra civiltà inizierà a conoscere solo nel XX secolo.
Tale situazione, però, dura solo poco più di due secoli; il riformatore Esra, a metà del V secolo a.C., istituisce in Israele la Magna Congregazione con il compito di studiare ed approfondire la Legge (Torah).
Questo primo gruppo di saggi è il precursore degli scriba presenti all’epoca di Gesù; il loro lavoro di approfondimento, per alcuni versi prezioso, nella seconda metà del secondo secolo a.C. degenera progressivamente in un fondamentalismo religioso(8) che si esprime soprattutto nell’inasprimento dei precetti (in numero e in rigore) e nella concezione di purità cultuale come forma rigorosa di vita. L’espressione più vistosa di questo fondamentalismo sarà il movimento dei farisei.
Le persone che subiscono maggiormente le conseguenze di questo inasprimento sono le donne che, pur non godendo già prima parità con l’uomo, vedono scendere molto il loro valore anche nei confronti della Legge, la cui conoscenza viene loro, in buona sostanza, vietata(9).
Anche il matrimonio viene regolato da indicazioni rigorose: sposarsi diviene un obbligo religioso, occorre farlo all’età di 18 – 20 anni per l’uomo(10) (in casi eccezionali a 22 anni) e 12 (massimo 12 anni e mezzo) per la donna(11), in pratica poco prima di divenire fertile per la procreazione.
Nel matrimonio la donna perde ogni diritto: la podestà sulla donna passa dal padre al marito; è solo il marito che genera i figli, la donna è solo “un vaso” nel quale i figli generati dal marito si sviluppano fino alla nascita.
Il divorzio, o meglio il ripudio, è generalmente praticato, spesso per futili motivi, (esclusivamente dal marito in quanto il ripudio da parte della moglie era solo teorico), anche se il Talmud, pur ammettendolo, lo sconsigliava(12).
L’arrivo di Gesù in questo mondo così “inamidato” fa l’effetto di una bomba. Anche sul matrimonio le indicazioni di Gesù contrastano in maniera stridente con la mentalità dell’epoca:
Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare. E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»”(13).
Con queste parole, che sono riportate da Marco, Gesù attribuisce al matrimonio, in contrasto con la Torah, la caratteristica della indissolubilità; parole che potrebbero essere interpretate alla luce delle forme verbali semitiche del tempo, il che mitigherebbe notevolmente la radicalità dell’affermazione(14).
L’indissolubilità è la risposta radicale di Gesù alle dispute in corso in quegli anni sulle motivazioni che rendevano lecito il ripudio. Vi era una scuola rabbinica, guidata dal rabbino Hillel(15), che considerava sufficiente per ripudiare la moglie il semplice atto di bruciare il pasto; una seconda scuola, guidata da Shammai(16), era invece favorevole ad una motivazione grave, per esempio l’adulterio. Cristo si inserisce in questa disputa eliminando, come al solito, la Legge di Mosè che era ingiusta nei confronti della donna, e invitando a ragionare sul significato profondo dell’unione uomo-donna e sulle gravi conseguenze connesse all’atto del ripudio.
Esiste un’altra versione di questo episodio redatta da Matteo qualche anno dopo:
“Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano. E lo seguì molta folla e colà egli guarì i malati.
Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio»”(17).

Note: 1. Gn 2,18–24. Periodo presumibile di scrittura: X sec. a.C. – 2. Queste parole, che hanno creato e creano grandi problematiche morali, meriterebbero un approfondimento consistente che non è possibile fare in questa sede. – 3. Gn 1,27–28.  Periodo presumibile di scrittura: VI sec. a.C. Il fatto che nella Genesi, come negli altri libri del Pentateuco, capitoli più giovani possano trovarsi prima di capitoli scritti nei secoli precedenti, è dovuto all’assemblaggio che Esra fece nel V secolo a. C. tra vari documenti di cui disponeva la teologia ebraica. – 4. Ct 4,1–15. 7,10–14. Periodo presumibile di scrittura: tra il V ed il IV sec. a C. – 5. Velata, poetica allusione al rapporto sessuale. – 6. Questo modo di apostrofare la sposa non deve pensare ad un incesto, molto raro in Israele nonostante le tradizioni egiziane acquisite nei secoli, ma è solo un affettuoso sottolineare il rapporto di affetto che lega sposo e sposa. – 7. Il confronto con la campagna e l’abbondanza dei frutti sottolinea la speranza di una grande fecondità procreativa. – 8. La formazione di teorie fondamentaliste fu favorita, come sempre in questi casi, dalla persecuzione religiosa in atto in quei tempi da parte degli occupanti di origine e cultura greca che volevano cancellare la religione ebraica. – 9. Sota. B. 19a: “Le parole della Torà vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne”. – 10. Talmud, Qid. B , 29b.:Fino a vent’anni il Santo, che benedetto sia, vigila a che l’uomo si sposi, e lo maledice se manca di farlo entro quell’età. – 11. Talmud, Nidda M. 6,11. – 12. Bisogna però dire che nella Bibbia tradotta in greco, nel Libro dei Proverbi, è scritto: “Chi tiene la moglie adultera è uno stolto e un empio”, (Pr 18,22 LXX). – 13. Mc 10, 1 –12. Periodo presumibile di scrittura: tra il 45 ed il 60 d.C. - datazione Robinson. – 14. Nella cultura semitica, quando si vuole sottolineare l’importanza di una affermazione, si usa estremizzarla. Un esempio eclatante di questa usanza si ha nel vangelo di Matteo (10,37) che nel testo originale suona così: “Chi non odia suo padre e sua madre non è degno di me”. Gesù non sta istigando all’odio, sta sottolineando una scala di valori in cui lui deve essere inserito al primo posto. Correttamente la traduzione attuale è “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me” che è il significato reale delle parole di Gesù. – 15. Hillel (vissuto a cavallo tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.) fu un rabbino ebreo, primo dei tannaim, i Maestri della Mishnah, che visse a Gerusalemme al tempo di Erode il Grande. – 16. Shammai (circa 50 a.C. – circa 30 d.C.) fu rabbino della Mishnah, Tannà, ed Av Beit Din, vice nel Sinedrio. – 17. Mt 19, 1-9. Periodo presumibile di scrittura: dopo il 60 d.C. - datazione Robinson.

(segue la domenica successiva)