Contenuti del blog

Le esegesi riportate in questo blog non sono frutto delle mie capacità, in realtà molto modeste. Le ricavo leggendo diversi testi dei più importanti specialisti a livello mondiale, generalmente cattolici, ma non disdegno di verificare anche l’operato di esegeti protestanti, in particolare anglicani. Se si escludono alcuni miei approfondimenti specifici, per la parte tecnica dell’analisi critica il mio testo di riferimento è questo:

- Giovanni Leonardi
, Per saper fare esegesi nella Chiesa, 2007 Ed. Elledici (testo promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale). Questo testo è molto semplice, veramente alla portata di tutti; per migliorare la capacità di analisi deve essere affiancato da altri due testi per la parte linguistica, anch’essi a livello divulgativo:

- Filippo Serafini,
Corso di greco del nuovo testamento, 2003 Ed. San Paolo.
- Luciana Pepi, Filippo Serafini,
Corso di ebraico biblico, 2006 Ed. San Paolo (da usare solo nel caso si voglia approfondire l’etimologia semitica sottesa ai vocaboli greci).

I testi della Bibbia in lingua originale sono pubblicati da varie case editrici; in particolare per i Vangeli segnalo l'ottimo testo della Edizioni Enaudi e quello sinottico della Edizioni Messagero in quanto hanno i testi greco ed italiano a fronte. Si trovano anche in vari siti in rete, ma non sempre sono testi aggiornati con le ultime scoperte a livello archeologico o paleografico.
Per la parte sostanziale normalmente faccio riferimento a documenti prodotti dalle fonti seguenti, che riporto in ordine decrescente di frequenza di utilizzo:

- École biblique et archéologique française de Jérusalem (EBAF), retto dai Domenicani e dove ha lavorato anche il Card. Martini.
- Centro Studi Biblici “G. Vannucci” – Montefano (An), retto dall’Ordine dei Servi di Maria.
- Sito www.Nicodemo.net gestito da P. Alessandro Sacchi.
- Università degli studi di Torino – Corso di Letteratura cristiana antica – Prof.essa Clementina Mazzucco.
- Fr. Dante Androli, OSM, docente di esegesi alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum – Roma
- Università degli studi La Sapienza di Roma – Corso di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Prof.essa Emanuela Prinzivalli.
- Biblia, Associazione laica di cultura biblica – Settimello (Fi)


martedì 22 agosto 2017

Il Sacramento del Matrimonio - 04



(segue da 3. Storia ed evoluzione del matrimonio cristiano – terza parte)

50. La fecondità del matrimonio.
Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori. Lo stesso Dio che disse: "non è bene che l'uomo sia solo" (Gen. 2, 18) e che "creò all'inizio l'uomo maschio e femmina" (Mt. 19, 4), volendo comunicare all'uomo una certa speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: "crescete e moltiplicatevi" (Gen. 1, 28). Di conseguenza la vera pratica dell'amore coniugale e tutta la struttura della vita familiare che ne nasce, senza posporre agli altri fini del matrimonio, a questo tendono che i coniugi, con fortezza di animo, siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia.
Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità, e con docile riverenza verso Dio, con riflessione e impegno comune si formeranno un retto giudizio, tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno, valutando le condizioni di vita del proprio tempo e del proprio stato di vita, tanto nel loro aspetto materiale, che spirituale; e, in fine, salvaguardando la scala dei valori del bene della comunità familiare, della società temporale e della chiesa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che si deve conformare alla legge divina stessa, docili al magistero della chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo. Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale, lo salvaguarda e lo sospinge verso la sua perfezione veramente umana. Così i coniugi cristiani, confidando nella divina provvidenza e coltivando lo spirito di sacrificio, glorificano il Creatore e tendono alla perfezione in Cristo quando adempiono alla loro funzione di procreare, con generosa, umana e cristiana responsabilità. Tra i coniugi che in tal modo soddisfano alla missione loro affidata da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che, con decisione prudente e di comune accordo, accettano con grande animo anche un più gran numero di figli da educare convenientemente.
Il matrimonio, tuttavia, non è stato istituito soltanto per la procreazione; ma il carattere stesso di patto indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c'è, il matrimonio perdura come consuetudine e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e le sue indissolubilità.

51. Accordo dell'amore coniugale con il rispetto della vita umana.
Il concilio sa che spesso i coniugi, nel dare un ordine armonico alla vita coniugale, sono ostacolati da alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli, e non senza difficoltà si può conservare la pratica dell'amore fedele e la piena familiarità di vita. Là dove, infatti, è interrotta la intimità della vita coniugale non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromessa la prole: allora, infatti, corrono pericolo l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.
C'è chi presume portare, a questi problemi, soluzioni non oneste, anzi non rifugge neppure dall'uccisione; ora la chiesa ricorda che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine del trasmettere la vita e del dovere di favorire l'autentico amore coniugale.
Infatti, Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come l'infanticidio sono abominevoli delitti. L'indole sessuale dell'uomo e la facoltà umana di generare sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi inferiori della vita; perciò anche gli atti stessi, propri della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati con grande stima. Perciò quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persone umana e dei suoi atti che sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli della chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero, nella sua funzione di interprete della legge divina.
Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini.

Fra i tanti elementi di novità che la Gaudium e Spes offre, io credo possa considerarsi centrale la inseparabilità della sessualità dalla relazione interumana vista nella sua globalità: il matrimonio è definito come comunità di vita ed amore coniugale. Questa intima unione è vista come mutua donazione di due persone. Si tratta quindi di un amore eminentemente umano, diretto da persona a persona e che coinvolge le espressioni dell’anima e del corpo. E pertanto il rapporto sessuale è dunque visto come espressione e arricchimento del dono reciproco fra persone (il sesso come comunicazione).
Io credo che ormai la moralità nella sfera sessuale non possa più esser letta (almeno primariamente) nei singoli comportamenti sessuali, ma nell’animo – o meglio: nel quadro globale della relazione fra persone – da cui tali comportamenti scaturiscono.
In queste brevi frasi si ha una svolta netta e coraggiosa nei confronti di tutta la tradizione in materia di morale sessuale che prima ho cercato di descrivere.
Il tema morale della sessualità è visto primariamente come parte dell’unico grande tema morale della carità, mentre il tema della natura passa decisamente in secondo piano.
Ed è rilevante il fatto che qui si torna alla radice biblica, in cui in forme ed espressioni diverse resta sempre ferma la lettura della sessualità come espressione di amore: non di una infatuazione passeggera ma di un amore "forte come la morte".
Il tema della procreazione come necessaria giustificazione dell’attività sessuale non esiste nella Bibbia. Esiste invece nella Bibbia, e qui è fortemente ripreso, il tema dell’ "esser due in una sola carne", di un’unione nella gioia di poter esprimere, in forma eminentemente umana, l’amore di Dio per noi e in mezzo a noi ("come Cristo ha amato la chiesa").
Nella Bibbia e nel Concilio i peccati in materia sessuale sono peccati contro l’amore, ma nella tradizione cristiana preconciliare non lo sono affatto: sono peccati contro la legge naturale letta con gli occhi dei filosofi greco-romani precristiani, quindi lontana ed estranea al vangelo.
Anche l’indissolubilità della comunità di vita ed amore viene così a non essere più fondata – come invece praticamente in tutti i manuali di morale preconciliari – sulla necessità dell’educazione dei figli o della stabilità sociale, che restano peraltro elementi moralmente significanti, ma sulla totalità del dono reciproco.
Si noti che nell’applicazione particolare al rapporto sessualità-procreazione (n.51) il Concilio afferma che l'indole sessuale dell'uomo e la facoltà umana di generare sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi inferiori della vita, mentre tutta la tradizione della legge naturale partiva proprio dall’osservazione della vita animale
Si noti infine che questa dottrina è dottrina di un Concilio Ecumenico: tutti i Concili sono nati dalla necessità di superare questioni discusse o difficoltà nuove nell’annuncio della dottrina.
Questo (e molte altre cose) ha fatto il Concilio Vaticano II, e da un Concilio non si torna indietro: si può solo andare avanti. Perciò io credo che tutta la morale sessuale cristiana vada profondamente ripensata: questo non è compito di un Concilio, ma della riflessione teologica come elaborazione offerta a un magistero futuro. Solo operando questo ripensamento, questa volta alla luce del vangelo e non della filosofia pagana, si potrà dare al matrimonio un’impronta realmente cristiana. 


4. Il matrimonio come sacramento

Mi sembra opportuno, ora, fare un passo indietro perché non ho ancora affrontato un aspetto non secondario del matrimonio cristiano, quello di essere sacramento. Per valutarne lo sviluppo storico, partirei dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.).
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la conseguente dominazione germanica, la Chiesa sostanzialmente accettò le regole del diritto germanico in materia matrimoniale, benché fossero completamente diverse da quelle del diritto romano, dal momento che non riconoscevano alcuna autonomia alla volontà degli sposi.
L’accettazione non fu totale: la chiesa si oppose soprattutto a due aspetti del diritto germanico, lo scioglimento delle famiglie per ripudio o divorzio consensuale e il concubinato con mogli di grado inferiore, ammesso accanto al matrimonio principale (Carlo Magno – IX sec. d.C. - arrivò ad avere fino a quattro concubine regolarmente sposate).
Nel frattempo la Chiesa riconsiderava la propria visione della vita matrimoniale e nell'866, con una lettera di papa Niccolò I, affermò per la prima volta il fondamento consensuale del matrimonio, che però si impose solo più avanti (nell'XI-XII secolo).
Durante i secoli VII-XI il principale obiettivo della Chiesa fu quello di allargare la nozione di incesto. Il diritto romano vietava il matrimonio fra consanguinei, ma la Chiesa estese la consanguineità fino al settimo grado, computato secondo il modo germanico e non secondo quello romano: per conseguenza i figli di due cugini erano parenti di terzo grado (e non di sesto, come nel computo romano) e il loro matrimonio era un incesto grave.
Non appena la dottrina del consenso e quella della natura sacramentale del matrimonio si furono affermate fra teologi, giuristi e papi, il vero matrimonio cessò di essere atto racchiuso all’interno delle famiglie, diventando cerimonia religiosa nella quale il sacerdote, dopo aver indagato sui rapporti di consanguineità, doveva accertare negli sposi l'esistenza di una libera volontà presente.
Il matrimonio divenne così materia di diritto canonico (1140 ca.) e fu definito come l'unione dell'uomo e della donna che fondano tra loro una comunità di vita.
La sacramentalità del matrimonio era unanimemente ammessa nel Medioevo, ma con riserva, poiché riusciva difficile conciliare lo stato coniugale con la dottrina della grazia (!!).
È nel Concilio di Verona del 1184 che il matrimonio riceve per la prima volta la qualifica di sacramento da parte del Magistero della Chiesa. La valenza di sacro “segno” dell’unione Cristo/Chiesa rimane però per lungo tempo puramente figurativa e, nella scia della tradizione agostiniana, si afferma che non generi grazia.
Bonaventura(1) fa un piccolo passo in avanti ammettendo che il matrimonio, oltre che aiutare i coniugi a conservare la propria grazia personale (legittimando almeno in parte gli atti carnali) conferisce loro una certa grazia medicinale contro la concupiscenza che in varie forme insidia i beni del matrimonio.
Nel 1208 papa Innocenzo III, in opposizione a quanti vietano il matrimonio alle persone aspiranti alla perfezione, afferma che anche gli sposi possono salvarsi (!!), particolare non trascurabile ribadito dal Concilio Laterano IV nel 1215 - e che possono darsi seconde ed ulteriori nozze in caso di vedovanza.
Sul finire del XIII secolo Alberto Magno(2) scorge una seconda e migliore specie di grazia, che fornisce agli sposi gli aiuti necessari ad adempiere ai compiti particolari del loro stato. La tesi è poi fatta propria da Tommaso, che enumera il matrimonio tra i sacramenti della legge nuova che causano realmente la grazia, e riscuote anche qui grandissimo seguito.
Il Concilio II di Lione del 1274 elenca espressamente i sette sacramenti, matrimonio compreso, ed il Concilio di Firenze del 1439, con il Decreto agli Armeni, sancisce che il matrimonio è uno dei sacramenti che contengono e conferiscono la grazia (il Matrimonio viene accostato all’Ordine, in quanto essi sono i due sacramenti ordinati “al governo e moltiplicazione di tutta la Chiesa”). Lo stesso Decreto afferma che causa efficiente del matrimonio è il consenso. Si giunge in tal modo ad una sostanziale unanimità di dottrina e ci si avvicina ormai alle soglie del secolo XVI.
Il Concilio di Trento, nel 1547, rispondendo alle critiche mosse dai riformatori, ribadì il numero dei sacramenti della Chiesa cattolica e tra essi nominò anche il matrimonio. Nel 1563 approvò la dottrina del sacramento del matrimonio e i 12 canoni relativi, dichiarando solennemente la perpetuità e la solennità del vincolo del matrimonio. Tale principio venne richiamato rifacendosi al passo di Gn 2,23-24 che è posto a fondamento dell’unione tra uomo e donna per dar vita a una carne sola.

Sono così trascorsi più di XV secoli dalla predicazione di Gesù: se la Chiesa avesse seguito il vangelo e non la filosofia greca, tutti i problemi riguardo la vita sessuale delle persone si sarebbero risolti in un solo momento, bastava applicare Gv 15,17 “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.”

Il Concilio di Trento difese non solo la sacramentalità e l’efficacia di grazia del matrimonio ma anche la competenza della Chiesa a regolare, secondo il diritto canonico, le pratiche matrimoniali. Sempre in questa sessione il concilio emanò un decreto (denominato Tametsi) che imponeva ai fedeli di sposarsi davanti all’ordinario locale o al parroco, o davanti a un sacerdote delegato da uno dei due. Lo scopo principale del decreto era di fare della celebrazione pubblica un elemento indispensabile del matrimonio.
Pio VI nel 1788, rispondendo con una lettera al quesito di un vescovo, affermava che le cause matrimoniali dovevano essere sottoposte all’unico giudizio della Chiesa essendo il contratto matrimoniale uno dei sette sacramenti istituiti da Cristo.
Pio IX nel 1864 condannava coloro che vedevano nel sacramento del matrimonio qualcosa di accessorio rispetto al contratto matrimoniale.
Leone XIII, nell’enciclica Arcanum divinae sapientiae, del 1880, afferma che Cristo ha elevato il matrimonio alla dignità di sacramento. Il matrimonio è un sacramento precisamente perché è un segno sacro che produce la grazia: esso è l’immagine della unione mistica di Cristo e della Chiesa.
Pio XI, nell’enciclica Casti connubi del 1930, sottolinea l’elevazione del matrimonio di battezzati a sacramento e il fatto che tale elevazione non cambia la natura del contratto ma il suo ordine, da naturale a soprannaturale.
Paolo VI, nel 1968, pubblica l’enciclica Humanae vitae nella quale definisce il concetto di paternità responsabile in merito alla procreazione e ne stabilisce la corretta interpretazione(3).
I testi del concilio e la lettera apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II del 1981, che sintetizza la tradizione ecclesiastica riguardo al matrimonio, costituirono i fondamenti per il nuovo diritto matrimoniale cattolico. La lettera ribadisce come non possa sussistere un matrimonio di battezzati che non sia sacramento.


Note: 1. San Bonaventura da Bagnoregio, al secolo Giovanni Fidanza, (Bagnoregio, 1217/1221 circa – Lione, 15.7.1274) è stato un religioso, filosofo e teologo italiano. Soprannominato Doctor Seraphicus, insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d’Aquino. – 2. Alberto Magno di Bollstädt, conosciuto anche come sant'Alberto il Grande, Alberto di Colonia o Doctor Universalis (Lauingen, 1206 – Colonia, 15.11.1280), era un vescovo domenicano. È considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del Medioevo sia per la sua grande erudizione che per il suo impegno a livello logico-filosofico nel conciliare fede e ragione, applicando la filosofia aristotelica al pensiero cristiano. Fu, inoltre il maestro di San Tommaso d’Aquino. – 3. L’esame di questa contraddittoria enciclica richiederebbe molte pagine e comunque non rientrerebbe nell’argomento originario di queste righe.

lunedì 14 agosto 2017

Il Sacramento del Matrimonio - 03



(segue da 3. Storia ed evoluzione del matrimonio cristiano – seconda parte)

Da S. Alfonso a oggi ben poco è cambiato fino al Concilio Vaticano II ed oltre: la moralità è letta tutta all’interno dei singoli comportamenti mentre il tema dell’amore da un lato, e la fatica di un migliore approfondimento biblico dall’altro vengono completamente ignorati: la natura e il contro-natura di singoli gesti costituiscono argomento dominante (e definitivo, valido in eterno) della valutazione morale.

Due esempi sono illuminanti. Nel Codice di Diritto Canonico in vigore fino al 1983, can. 1013, il fine primario del matrimonio è la procreazione; il coito coniugale fuori di questa precisa finalità è detto remedium concupiscentiae, cioè qualcosa di non bello ma comunque tollerabile sempre però che non si impedisca un’eventuale procreazione (il così detto metodo di Ogino, sorto negli anni ’30, fu molto discusso fino al 1951, quando Pio XII – sia pure per casi seri – lo dichiarò ammissibile). Sempre negli anni ’30 alcuni teologi tedeschi cercarono di introdurre l’idea che l’esser due in uno, idea perfettamente biblica, fosse un valore in sé e non solo strumentale alla procreazione, ma la tesi fu rifiutata e ancora nel 1959 la rivista Civiltà Cattolica ribadiva energicamente il rifiuto.
Su questo scenario statico e tradizionale si apre la dottrina conciliare che costituisce una svolta epocale rispetto a una logica dominante fin dai primi secoli dell’annuncio cristiano. Ma non nasce dal nulla.
Nasce invece da un arricchimento delle conoscenze scientifiche e della stessa esperienza spirituale cristiana, maturato dalla fine del sec. XIX e che esplode, come un terremoto, nella mentalità e nella cultura occidentale. L’esplosione avviene in direzioni diverse, e il Concilio – impegnato a procedere alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana – ne prende atto e dà una risposta di fede ben precisa a questo terremoto con l’abbandono della legge naturale come guida e riferendosi esclusivamente alla Scrittura. Sarà una risposta che si scontrerà con una tradizione morale plurisecolare: e per questo la pronuncia conciliare stenta ancora oggi ad esser accolta e compresa nella sua profondità.
Mi permetto di indicare qui alcuni dei tanti elementi che hanno portato alla svolta della metà del secolo appena trascorso.
Un elemento essenziale è stato certamente Freud(1). La sua lettura della sessualità come fatto umano globale, in cui l’elemento fisico è inscindibile da quello psichico così che non esiste comportamento sessuale (interno o esterno) in cui non sia coinvolta l’intera personalità del singolo offre una prospettiva del tutto nuova nella valutazione dei comportamenti sessuali.
Un secondo elemento, meno noto e meno studiato, è di ordine filosofico e consiste in una sotterranea variazione del significato che l’altro ha nella esistenza di ciascuno. Forse esso nasce con Feuerbach(2): “solo guardandoti negli occhi io scopro me stesso” (si veda la penetrante analisi di H. De Lubac(3) in Il dramma dell’umanesimo ateo); ma occorre pensare soprattutto a Husserl(4) e alla intenzionalità della coscienza di sé di fronte all’altro, e ai discendenti di Husserl come Sartre(5).
Ciò apre nuovi orizzonti alla idea stessa di carità evangelica: io non debbo solo servire e aiutare l’altro, ma ho bisogno dell’altro per essere me stesso. Si pensi alla drastica frase del Concilio (GS n. 24): "…l’uomo non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.". E’ nel dono che l’uomo si realizza.
Il tema è stato largamente sviluppato da Ricoeur(6), ma anche da studiosi di radice ebraica come Levinas(7), Buber(8), e oggi M. Walzer(9). È chiaro l’impatto che, se pure in via indiretta, ciò ha nel tentativo odierno di rileggere e meglio comprendere il significato della sessualità.
Un terzo elemento è di natura scientifico-medica: solo alla fine del sec. XIX si è scoperta, nell’incontro fra gameti, la pari importanza dell’elemento femminile e di quello maschile nella procreazione: la collocazione dell’uomo rispetto alla donna, come collocazione sociale e anche fisica (nel corso del coito), cambia radicalmente.
Un quarto elemento, importantissimo, è l’esperienza maturata nelle coppie cristiane: qui sarebbe necessaria una lunga discussione; ricordo solo che fino agli inizi del XX sec. e anche in aree contadine fino almeno agli anni ’60, matrimonio e amore non erano affatto collegati: il matrimonio (e i conseguenti rapporti sessuali in esso consentiti) era un contratto fra famiglie. Il modulo degli ‘sponsali’ (= fidanzamento in chiesa) che il parroco doveva preparare, richiedeva la firma dei genitori: erano in genere i genitori, o il capo-famiglia, a scegliere il/la partner per i loro figli.
L’idea di fidanzamento come libero incontro fra persone, processo di reciproca conoscenza e infine decisione matrimoniale, è nato nel secolo XX, e ancora fino alla metà del secolo i figli non osavano sposarsi senza la benedizione dei genitori.
Oggi il matrimonio cosiddetto di amore è la normalità, ma solo da meno di un secolo. Ed ecco allora, nella prima metà del XX secolo, nascere tutto un movimento di spiritualità coniugale, in cui l’evento sessuale era visto all’interno di un coinvolgimento globale della personalità dei coniugi.
Ma quando negli anni ’50 Carlo Carretto scrisse il libro Famiglia piccola chiesa destò scandalo e vituperio sia negli ecclesiastici che nei buoni laici: dopo il Concilio tale titolo è quasi uno slogan, molto amato dalle gerarchie ecclesiastiche.
Per questi e per altri motivi, si pensi agli studi di M. Foucault(10), il ripensamento teorico della sessualità divenne terremoto sociale.
Due libri, fino agli anni ’60 noti solo agli studiosi, divennero best-sellers: La rivoluzione sessuale di W. Reich(11) (edizione americana del 1946) e Eros e civiltà di H. Marcuse(12) (1954). Proposte e analisi completamente diverse fra di loro, ma comunque rivoluzionarie.
Altri autori meriterebbero uguale citazione, ma questi due sono sicuramente emblematici di un clima. La Provvidenza volle che proprio al centro di questo terremoto si svolgesse il Concilio Vaticano II: la chiesa ebbe così modo di prendere posizione, e una posizione piena di coraggio e di speranza.
Si riportano qui gli articoli 47 – 51 della Costituzione Gaudium e Spes, troppo importanti per non citarli integralmente:

47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi.
La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare. Perciò i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa stessa comunità, si rallegrano sinceramente dei vari sussidi grazie ai quali gli uomini oggi progrediscono nel favorire questa comunità di amore e nel rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e genitori nella loro preminente missione e dai quali attendono inoltre migliori vantaggi mentre si sforzano di promuoverli.
Però non dappertutto la dignità di questa istituzione brilla con identica chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del divorzio, del cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. Per di più l'amore coniugale è molto spesso profanato dall'egoismo, dall'edonismo e da usi illeciti contro la generazione. Inoltre le odierne condizioni economiche, socio psicologiche e civili portano turbamenti non lievi nella famiglia. E per ultimo in determinate parti del mondo si avvertono non senza preoccupazioni i problemi sorti dall'incremento demografico. Da tutto ciò sorgono difficoltà che angustiano le coscienze. Tuttavia il valore e la solidità dell'istituto matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde mutazioni dell'odierna società, nonostante le difficoltà che con violenza ne scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera natura dell'istituto stesso.
Perciò il concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della dottrina della chiesa, si propone di illuminare e rafforzare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e promuovere la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato matrimoniale.

48. Santità del matrimonio e della famiglia.
L'intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale. E così, è dall'atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l'istituto (del matrimonio) che ha stabilità per ordinamento divino; questo vincolo sacro in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della società, non dipende dall'arbitrio dell'uomo. Perché è Dio stesso l'autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini; tutti quanti di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e il destino eterno di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana. Per sua indole naturale, l'istituto stesso del matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l'uomo e la donna, che per il patto di amore coniugale "non sono più due, ma una sola carne" (Mt. 19, 6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la raggiungono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile unità.
Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su questo amore multiforme, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la chiesa. Infatti, come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e fedeltà, così ora il salvatore degli uomini e sposo della chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la chiesa e si è dato per essa, così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nella sublime missione di padre e madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dallo spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, e perciò insieme partecipano alla glorificazione di Dio.
Di conseguenza, prevenuti dall'esempio dei genitori e della preghiera in famiglia, i figli, ed anzi tutti quelli che convivono nell'ambito familiare, troveranno più facilmente la strada della formazione umana, della salvezza e della santità. Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell'educazione, soprattutto religiosa, che spetta prima di ogni altro a loro.
I figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono a loro modo alla santificazione dei genitori. Risponderanno, infatti, ai benefici ricevuti dai genitori con affetto riconoscente, con devozione e fiducia; e saranno loro vicini, come si conviene a figli, nelle avversità e nella solitudine della vecchiaia. La vedovanza, accettata con animo forte come continuazione della vocazione coniugale, sarà onorata da tutti. La famiglia metterà con generosità in comune con le altre famiglie le proprie ricchezze spirituali. Perciò la famiglia cristiana, poiché nasce dal matrimonio, che è l'immagine e la partecipazione del patto d'amore del Cristo e della chiesa, renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, sia con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.


49. L'amore coniugale.
I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto non diviso. Anche molti uomini della nostra epoca danno grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse secondo oneste usanze di popoli e tempi. Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona, e perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità i sentimenti dell'animo e le loro manifestazioni fisiche e di nobilitarli come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale. Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità. Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, provato da sentimenti e gesti di tenerezza, e pervade tutta quanta la vita dei coniugi; anzi diventa perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. É ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce.
Questo amore è espresso e reso perfetto in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio; ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi. Quest'amore, ratificato da un impegno e più di tutto sancito da un sacramento del Cristo, è indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte sul piano del corpo e dello spirito, e di conseguenza è alieno da ogni adulterio e divorzio. L'unità del matrimonio confermata dal Signore appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore. Però, per far fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana, si richiede una virtù fuori dal comune; ed è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e l'impetreranno con la preghiera.
L'autentico amore coniugale godrà più alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i coniugi cristiani danno testimonianza della fedeltà e dell'armonia nell'amore oltre che nella sollecitudine dell'educazione dei figli, e se fanno la loro parte nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e sociale a favore del matrimonio e della famiglia. I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze.

Note: 1. Sigmund Freud (Přibor, 6.5.1856 – Londra, 23.9.1939) è stato un neurologo austriaco fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia. Ha elaborato una teoria non scientifica, secondo la quale l’inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui. – 2. Ludwig Andreas Feuerbach (Landshut, 28.7.1804 – Rechenberg, 13.09.1872) è stato un filosofo tedesco tra i più influenti critici della religione ed esponente della sinistra hegeliana. – 3. Henri-Marie de Lubac (Cambrai, 20.2.1896 – Parigi, 4.9.1991) è stato un cardinale francese. Può essere considerato uno dei più influenti teologi del secolo XX. I suoi scritti hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo di quella che sarà la dottrina del Concilio Vaticano II. – 4. Edmund Gustav Albrecht Husserl (Prostějov, 8.4.1859 – Friburgo in Brisgovia, 26.4.1938) è stato un filosofo e matematico austriaco naturalizzato tedesco, fondatore della fenomenologia e membro della Scuola di Brentano. – 5. Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21.6.1905 – 15.4.1980) è stato un filosofo, scrittore, e drammaturgo francese. Nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò. – 6. Paul Ricoeur (Valance, 27.2.1913 – Châtenay-Malabry, 20.5.2005) è stato un filosofo francese. – 7. Emmanuel Lévinas (kaunas, 12.12.1905 – Parigi, 25.12.1965) è stato un filosofo lituano naturalizzato francese di origini ebraiche. – 8. Martin Mordechai Buber (Vienna, 8.2.1878 – Gerusalemme, 13.6.1965) è stato un filosofo, teologo e pedagogista austriaco naturalizzato israeliano. – 9. Michael Walzer (New York, 3.3.1935) è un filosofo statunitense che si occupa di filosofia politica, sociale e morale. – 10. Paul Michel Foucault (Poitiers, 15.10.1926 – Parigi, 25.6.1984) è stato uno storico e filosofo francese. – 11. Wilhelm Reich (Dobrzcynica, 24.3.1897 – Lewisburg, 3.11.1957) è stato un medico, psichiatra e scienziato austriaco, allievo di Sigmund Freud e noto per la sua controversa teoria sull'energia orgonica.

(segue la domenica successiva)

Correzione dell'errore

Nel pubblicare il post della settimana scorsa ho scritto nel titolo "Il Sacramento del matrimonio - 3" anzichè "Il Sacramento del Matrimonio - 2". Me ne scuso e rimedio all'errore.