Nell’uso comune a volte la riduciamo ad una pratica religiosa
o all’osservanza di un insieme di leggi e quindi a comportamenti
morali. Spiritualità è qualcosa di più profondo. Quando parliamo di
spiritualità ci riferiamo ad una qualità di vita, ad una modalità di
vedere la realtà e di vivere le esperienze, di impostare quindi il
proprio cammino. La qualità della vita che chiamiamo spiritualità non è
caratteristica di per sé delle religioni. [...]
Sviluppare la vita
spirituale significa sviluppare quelle qualità nuove di vita che
fioriscono quando si scopre che in gioco nella vita c’è una forza più
grande di noi e che nessuna creatura risponde alla tensione profonda che
l’uomo porta con sé. Quando si giunge a questa scoperta, che è già un
traguardo di maturità, cambia completamente la prospettiva con cui si
affronta la vita e si attraversano le diverse situazioni. Comincia a
svilupparsi un atteggiamento di fiducia nella “forza arcana" [...]
Nel cammino della nostra esistenza scopriamo che abbandonandoci con
fiducia a questa forza arcana, cominciamo a vivere le esperienze in modo
nuovo. A quel punto si sviluppa la dimensione spirituale della persona.
Parlando quindi di vita spirituale non ci riferiamo tanto a pratiche
religiose, ad alcune modalità di preghiera, o all’osservanza di leggi
morali, quanto ad una qualità nuova dell’esistenza, ad un modo
particolare di vedere la realtà, di vivere le relazioni. [...]
Il
passaggio dalla vita psichica all’uomo spirituale (Paolo 1Cor. 2, 14-16)
avviene proprio quando non si è più centrati su di sé, ma ci si affida
ad una forza più grande e si assume un particolare atteggiamento di
accoglienza fiduciosa. Quando avviene questo passaggio non scompare la
vita psichica, ma comincia a fiorire una dimensione nuova, si è
“condotti dallo Spirito” come dice Paolo (Rom. 8,14): “Coloro che sono
condotti dallo Spirito, costoro sono figli di Dio”. Questo passaggio
avviene attraverso una conversione, attraverso un cambiamento profondo
di vita. Non avviene all’inizio, richiede un lungo cammino, a meno che
non ci siano condizioni particolari (Si pensi ad es. alle particolari
condizioni famigliari in cui è cresciuta S. Teresa di Gesù Bambino).
Questo atteggiamento può essere anche ateo, anche laico, perché non
sempre questa forza arcana viene concepita in modo personale ed è
chiamata Dio.
Carlo Molari
venerdì 15 giugno 2018
sabato 9 giugno 2018
L'origine del male
Nelle religioni antiche l’origine del male era attribuita all’opera di divinità o di spiriti cattivi. Dovunque esistevano quindi, ed esistono anche oggi in diverse religioni, pratiche magiche orientate a neutralizzare questi influssi malefici. Le concezioni mitologiche hanno lasciato qualche
traccia anche nel mondo biblico, dove si afferma che YHWH vince Raab, il mostro marino, e trafigge il serpente tortuoso (Gb 26,12-13), fiacca i suoi sostenitori (cfr. Gb 9,13) e schiaccia le teste dei draghi e del Leviatàn (cfr. Sal 74,13-14). Ma si tratta per lo più di immagini o di superstizioni
diffuse tra il popolo. La concezione biblica di un Dio unico, creatore e signore di tutte le cose, non lascia spazio all’esistenza e all’opera di altre divinità o spiriti malefici.
Non potendo accusare Dio per i mali di questo mondo, gli autori biblici ne attribuiscono l’origine all’uomo che si ribella a Dio. Il serpente tentatore è solo la proiezione esterna delle inclinazioni perverse del cuore umano. Il peccato dell’uomo viene perciò castigato ma, al tempo stesso, si afferma
la fede nella vittoria finale di Dio di cui la donna sarà lo strumento, come lo era stata nella caduta (cfr. Gn 3,15).
Esiste però un’altra spiegazione dell’origine del male che prende lo spunto da un testo della Bibbia, chiaramente di origine mitologica, in cui la corruzione dell’umanità è attribuita all’unione tra i «figli di Dio» (le divinità inferiori, poi identificate con gli angeli) e le «figlie degli uomini» (Gen 6,1-4). Da questo testo ha origine la credenza, attestata nei libri giudaici al di fuori della Bibbia, secondo cui alcuni angeli si sono ribellati a Dio e, pur conservando le loro prerogative soprannaturali, sono diventati i suoi più fieri nemici (cfr. 1En 6-36; Giub 10,1-8). Questi angeli decaduti, chiamati
in greco «diavoli» o «demòni», vengono identificati con la figura biblica di «satana» (l’avversario) che appare in alcuni casi, come nel libro di Giobbe, come uno spirito incaricato da Dio di mettere alla prova l’uomo. Il serpente della Genesi viene allora identificato con il demonio (cfr. Sap 2,24). Al tempo stesso si fa strada la concezione secondo cui i demòni popolano il mondo tentando l’uomo al
male e provocando disgrazie, malattie e morte (cfr. Tb 3,8; 8,3). In modo speciale le malattie mentali vengono attribuite all’influsso e alla possessione del demonio.
Padre Alessandro Sacchi
traccia anche nel mondo biblico, dove si afferma che YHWH vince Raab, il mostro marino, e trafigge il serpente tortuoso (Gb 26,12-13), fiacca i suoi sostenitori (cfr. Gb 9,13) e schiaccia le teste dei draghi e del Leviatàn (cfr. Sal 74,13-14). Ma si tratta per lo più di immagini o di superstizioni
diffuse tra il popolo. La concezione biblica di un Dio unico, creatore e signore di tutte le cose, non lascia spazio all’esistenza e all’opera di altre divinità o spiriti malefici.
Non potendo accusare Dio per i mali di questo mondo, gli autori biblici ne attribuiscono l’origine all’uomo che si ribella a Dio. Il serpente tentatore è solo la proiezione esterna delle inclinazioni perverse del cuore umano. Il peccato dell’uomo viene perciò castigato ma, al tempo stesso, si afferma
la fede nella vittoria finale di Dio di cui la donna sarà lo strumento, come lo era stata nella caduta (cfr. Gn 3,15).
Esiste però un’altra spiegazione dell’origine del male che prende lo spunto da un testo della Bibbia, chiaramente di origine mitologica, in cui la corruzione dell’umanità è attribuita all’unione tra i «figli di Dio» (le divinità inferiori, poi identificate con gli angeli) e le «figlie degli uomini» (Gen 6,1-4). Da questo testo ha origine la credenza, attestata nei libri giudaici al di fuori della Bibbia, secondo cui alcuni angeli si sono ribellati a Dio e, pur conservando le loro prerogative soprannaturali, sono diventati i suoi più fieri nemici (cfr. 1En 6-36; Giub 10,1-8). Questi angeli decaduti, chiamati
in greco «diavoli» o «demòni», vengono identificati con la figura biblica di «satana» (l’avversario) che appare in alcuni casi, come nel libro di Giobbe, come uno spirito incaricato da Dio di mettere alla prova l’uomo. Il serpente della Genesi viene allora identificato con il demonio (cfr. Sap 2,24). Al tempo stesso si fa strada la concezione secondo cui i demòni popolano il mondo tentando l’uomo al
male e provocando disgrazie, malattie e morte (cfr. Tb 3,8; 8,3). In modo speciale le malattie mentali vengono attribuite all’influsso e alla possessione del demonio.
Padre Alessandro Sacchi
sabato 2 giugno 2018
Corpus Domini
Leggo volentieri le Scritture e seguo con interesse l'evolversi della
loro interpretazione, però la mia vita ritrova in queste solo un
riscontro culturale. Io credo che possa esistere una fede religiosa e
una fede laica che non portano alla distinzione tra credenti e non
credenti, ma accomuna tutti nella fiducia del "mistero". Credo Gesù
uomo, uomo che ha saputo essere coerente fino all'ultimo alle sue scelte
di rinnovamento, di comunione e di condivisione. Seguendolo ci rendiamo
liberi - ci salviamo - da un comportamento incoerente e spesso
contradditorio, incapace di arrivare fino in fondo alle scelte fatte.
L'eucaristia per me è un momento profondo di comunicazione con i
fratelli e la ritrovo - non nell'ostia che è un gesto puramente
simbolico - ma nei fratelli in carne ed ossa, quelli con cui in un altro
momento della liturgia scambio la pace a suggello di una pace e di una
condivisione che voglio portare nel mondo, con il mio pensare e agire.
Sandra Rocchi
Sandra Rocchi
