lunedì 2 ottobre 2017
martedì 26 settembre 2017
Il Sacramento dell'Ordine - 3
(segue dalla domenica precedente)
2.2.
Condizioni per l’ordinazione
Nel rito latino può essere ordinato qualsiasi
battezzato di sesso maschile, celibe, che abbia compiuto venticinque anni
(Codice Diritto Canonico n. 1031) e che, dopo le prove della formazione in un
Seminario, dopo gli studi filosofici e teologici, riceva la positiva
valutazione dai responsabili della sua formazione e venga presentato al Vescovo
per ricevere il sacramento dell'Ordine.
Nella Chiesa Cattolica gli ordini sacri sono conferiti
solamente a uomini; anche i ministeri istituiti (lettorato e accolitato) sono
riservati a uomini, anche se le donne possono svolgere de facto tali
servizi durante le celebrazioni liturgiche, leggendo la Bibbia e (più
raramente) prestando servizio all'altare.
Il Magistero si è sempre espresso in maniera negativa
rispetto all'ordinazione femminile. Questa posizione fu affermata per la prima
volta da Paolo IV(1) e ribadita con forza come definitiva da
Giovanni Paolo II(2). Anche Papa Francesco ha ribadito che questa
posizione affermando che sul sacerdozio femminile "La porta è
chiusa" Anche se,
ultimamente, ha istituito un gruppo di studio per valutare l’opportunità di
aprire il diaconato alle donne.
Le motivazioni del Magistero sono le seguenti:
1) la scelta di Gesù in quanto Gesù non avrebbe scelto
donne fra i suoi apostoli alcuna donna.
"Si deve, però, riconoscere che vi è qui un
insieme di indizi convergenti, i quali sottolineano il fatto importante che
Gesù non ha affidato alle donne l'incarico dei Dodici."(3)
2) la Tradizione della Chiesa è stata concorde nel
rigettare l'ordinazione di donne sacerdote.
"Questa pratica della Chiesa riveste, dunque, un
carattere normativo: nel fatto di non conferire l'Ordinazione sacerdotale se
non ad uomini è implicita una tradizione continua nel tempo, universale in
Oriente e in Occidente, ben attenta nel reprimere tempestivamente gli abusi.
Una tale norma, che si appoggia sull'esempio del Cristo, è seguita perché viene
considerata conforme al disegno di Dio per la sua Chiesa."(4)
3) solo un sacerdote uomo può agire in persona
Christi.
"È per questo che non si deve mai trascurare
questo fatto che Cristo è un uomo. Pertanto, a meno che non si voglia
misconoscere l'importanza di questo simbolismo per l'economia della
Rivelazione, bisogna ammettere che, nelle azioni che esigono il carattere
dell'Ordinazione e in cui è rappresentato il Cristo stesso, autore
dell'Alleanza, sposo e capo della Chiesa, nell'esercizio del suo ministero di
salvezza – e ciò si verifica nella forma più alta nel caso dell'Eucaristia –,
il suo ruolo deve essere sostenuto (è questo il senso originario della parola
persona) da un uomo: il che a questi non deriva da alcuna superiorità personale
nell'ordine dei valori, ma soltanto da una diversità di fatto sul piano delle
funzioni e del servizio."(5)
Diversi teologi cattolici non accettano questa
posizione e negano che si possa parlare di infallibilità per questo documento;
a tale scopo si fa il caso di altre posizioni magisteriali ritenute infallibili
anche in assenza di una definizione dogmatica e poi abbandonate dallo stesso
magistero. Questi teologi sostengono che la scelta di solo apostoli uomini è
comprensibile alla luce del contesto ebraico che Gesù non voleva urtare e non
può essere presa come una norma eterna e valida per una società in cui la donna
si è emancipata e ha superato il tradizionale stato di subalternità.
Tommaso d'Aquino, ad esempio, motivava l'impossibilità
di un'ordinazione femminile con lo stato di soggezione che è naturale nelle
donne:
"Per ricevere i sacramenti certe cose sono
richieste quasi dalla natura stessa del sacramento: quindi in mancanza di esse
uno non può ricevere né il sacramento, né la grazia sacramentale. Altre invece
sono richieste non dalla natura del sacramento, ma dalla legge, per il rispetto
dovuto al sacramento. E senza di esse si riceve il sacramento, ma non la grazia
sacramentale. Ora, il sesso virile è richiesto per ricevere l'ordine non solo
in quest'ultima maniera, bensì anche nella prima. Perciò anche se su una donna
venissero fatte tutte le cerimonie dell'ordinazione, essa non riceverebbe
l'ordine. Essendo infatti il sacramento un segno, gli atti che lo compiono non
devono soltanto produrre la grazia sacramentale, ma [anche] esprimerne il
segno. [..] Non potendo dunque il sesso femminile esprimere alcuna eminenza di
grado, essendo la donna in stato di sudditanza, è chiaro che essa non può
ricevere il sacramento dell'ordine."
Almeno fino al VI secolo, però, in tutta Europa e fino
all'VIII secolo in Oriente, era presente un ordine di diaconesse(6).
Era detta allora diaconessa la responsabile di una comunità monastica di donne,
come attesta, tra gli altri, Gregorio di Nissa. Le diaconesse portavano il maforion,
o velo di perfezione, assistevano le donne nella piscina battesimale,
praticavano l'unzione e potevano distribuire la comunione alle ammalate.
Le diaconesse erano semplicemente consacrate con
condizione di ammissione come la verginità o la vedovanza, con attività
principale l'assistenza caritativa e sanitaria alle donne.
2.3. La
questione del celibato.
La disciplina del celibato conosce due diverse
tradizioni all'interno della Chiesa cattolica.
·
Nel Rito
latino
o
I diaconi
sono ordinati (a partire dal Concilio Vaticano II) sia celibi sia sposati, ma
dopo l'ordinazione non possono più sposarsi (se sono celibi), né risposarsi (se
sono sposati e rimangono vedovi). Un diacono sposato non può successivamente
diventare presbitero (ad eccezione del caso in cui rimanga vedovo).
o
I presbiteri
devono essere celibi.
o
Anche i
vescovi devono essere celibi.
·
Nei Riti
orientali
o
Per i
diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non possono più
sposarsi.
o
Per i presbiteri,
come per i diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non
possono più sposarsi.
o
Solo per i
vescovi è richiesto il celibato: di conseguenza i vescovi vengono spesso scelti
fra i monaci, in quanto tutti i monaci sono anche celibi, mentre i preti non
monaci possono essere sposati.
2.4. Cenni sul rito dell’ordinazione
Tutte le ordinazioni vengono celebrate ordinariamente
nel corso della Messa. Momenti culminanti sono l'imposizione delle mani (gesto
antichissimo con cui viene trasmesso il dono dello Spirito Santo) e la
preghiera consacratoria (con cui si chiede a Dio la speciale grazia divina di
cui ha bisogno l'ordinando per compiere il proprio ministero). L'ordinazione
dei diaconi e dei preti viene impartita dal vescovo; l'ordinazione dei vescovi
(chiamata consacrazione) viene impartita secondo il diritto canonico da almeno
tre vescovi, tuttavia è valida anche se è impartita da un vescovo solo.
2.5. Altri
uffici ecclesiastici.
Nella Chiesa cattolica di rito latino esistono inoltre
numerose cariche spettanti ad appartenenti all'ordine sacro, sebbene siano
considerati alla stregua di titoli onorifici oppure differenziazioni
all'interno dei vari gradi dell'ordine (cioè compiti, officii) e non comportino
un'effettiva ordinazione (non sono cioè dei sacramenti):
·
Arcivescovo è il vescovo che presiede un'arcidiocesi.
· Patriarca, nella Chiesa cattolica di rito
latino, è il titolo dato ad un vescovo di una diocesi di importanza storica. Al
momento esistono quelle di Venezia, di Lisbona e di Gerusalemme (altre sono
state successivamente soppresse). Mentre nella Chiesa cattolica di rito
orientale il titolo non è solo onorifico e conferisce diritti maggiori rispetto
al patriarca di rito latino.
· Patriarca,
nelle altre chiese non latine, è il capo supremo di un'altra Chiesa cattolica,
diversa da quella romana.
· Cardinali sono vescovi, presbiteri e talvolta
i diaconi, che il Papa elegge perché collaborino con lui nel governo della
Chiesa universale. Inizialmente i cardinali erano i preti e i diaconi della
chiesa di Roma, e i vescovi delle diocesi suburbicarie (cioè le diocesi vicine
a Roma: Ostia, Porto Santa Rufina, ecc.), poi, nel tempo i papi hanno
cominciato a creare cardinali, cioè loro più diretti collaboratori, vescovi o
preti (o anche laici, soprattutto nel rinascimento) di altre diocesi o di altri
paesi. Attualmente un candidato al cardinalato deve obbligatoriamente essere
dapprima ordinato vescovo.
·
Parroco è il presbitero posto dal vescovo
alla responsabilità di una parrocchia.
·
Vicario
parrocchiale è il
presbitero posto dal vescovo al servizio di una parrocchia per aiutare il
parroco.
·
Aiuto
pastorale è il presbitero inviato a una parrocchia ma solo per aiutare il
parroco e/o il vicario parrocchiale nell'amministrazione dei sacramenti.
· Cappellano è il presbitero inviato presso
conventi, istituti (ospedali, carceri) per celebrare l'Eucaristia (se fisso,
presiede la cappellania).
·
Cappellano
militare è il
presbitero preposto a fornire assistenza spirituale nell'esercito e nelle forze
armate in genere.
2.6. Chiesa
Ortodossa.
Nella Chiesa Ortodossa l'Ordine sacro è diviso in tre
gradi: Episcopato, sacerdozio e diaconato.
Il Vescovo ha l’obbligo del celibato mentre nel caso
del sacerdote o del diacono questo obbligo non sussiste.
2.7. Nel Protestantesimo
Diverse Chiese sorte dalla Riforma protestante hanno
mantenuto il termine di Ordine Sacro, a cui però generalmente non è
riconosciuto il carattere di sacramento.
Altre Chiese protestanti non hanno il termine di
Ordine Sacro, ma solo un servizio pastorale non ordinato.
Ai ministri non è prescritto il celibato, e fino al XX
secolo non erano ammesse donne al ministero. Questa regola è stata
progressivamente abbandonata e ad eccezione di gran parte dei pentecostali e
dei gruppi evangelici più conservatori, sono ammesse le donne al pastorato
anche di ordinamento episcopale.
Note: 1. Franjo Card. Šeper, Inter insigniores, Sacra
Congregazione per La dottrina della fede. – 2. Giovanni Paolo II, Lettera
apostolica – Ordinatio sacerdotalis, Libreria Editrice Vaticana, 1994. – 3. Vedi nota 2. – 4. Vedi
nota 2. – 5. Vedi nota 2. – 6. Jean Daniélou, The Ministry
of Women in the Early Church, Faith Press, 1974, p. 14
martedì 19 settembre 2017
Il Sacramento dell'Ordine - 2
(segue dalla domenica precedente)
Il sacerdozio di Cristo,
di cui si parla nella lettera agli Ebrei, è un sacerdozio laico, non clericale
ed è infatti definito “al modo di Melchisedek”, il re e sacerdote di
Salem (antico nome di Gerusalemme), un sacerdozio cosmico, universale,
contrapposto al sacerdozio aronita.
Gesù è l’unico, eterno
sacerdote, colui che ci ha rivelato Dio e con Lui ci ha riconciliato: “Dio,
nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, è lui
che lo ha rivelato” (Gv 1,18).
Gesù mostra che la strada che porta a Dio e solo quella dell’amore vicendevole.
Allora, nel battesimo, tutti i cristiani diventano sacerdoti per la
partecipazione al sacerdozio di Cristo, e il Concilio Vaticano II ha ribadito
che il sacerdozio è della Chiesa e non di una parte di essa (Ap 5,9-10) e ha affermato, nella Presbiterorum Ordinis, che la celebrazione del battesimo è la
consacrazione sacerdotale del popolo Santo Di Dio.
Infatti la comunicazione
tra Dio e l’umanità è ora continua perché il velo del Tempio è squarciato e non
più richiudibile: “Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a
fondo” (Mt 27,51).
Esiste invece un
sacerdozio detto ministeriale, con ministeri diversi, ossia di chi si mette al
servizio della comunità, ma pochi se ne ricordano. Bisogna inoltre ricordare
che il sacerdozio ministeriale nella Chiesa (cattolica e ortodossa) è precluso
alle donne, per la volontà discriminatoria di Dio (o forse di qualcun altro!).
Gesù è stato un
antagonista dell’istituzione religiosa ed e sempre vissuto fuori dal sacro,
eppure, per noi cattolici, c’è stato un ritorno all’ebraismo, si è riformato un
ordine sacro (ordine, dal latino “ordo”, che indicava il corpo di chi comandava), che, si dice, è stato
istituito da Gesù stesso durante
l’ultima cena, cosa che io ho cercato e ricercato, ma non ho trovato, mentre si
trova chiarissimo, in Giovanni, l’istituzione della diaconia, del servizio per amore,
che però sembra non essere attraente per i capi.
Gesù non ha parlato
di sacerdoti e non poteva parlarne perché il sacerdote è il gestore del sacro e
nel cristianesimo non c'è il sacro. Che cosa sia il sacro merita uno studio a
parte, qui è sufficiente sottolineare la critica che Gesù ne fa. Del tempio non
rimarrà pietra su pietra e sarà sostituito dalla sua umanità che muore sulla
croce e dopo tre giorni risorge. Alla sua morte il velo del tempio si squarcia
da cima a fondo, significando con ciò la fine del suo ruolo. Forte è la critica
alla legislazione rituale rappresentata dal sacerdote e dal levita nella
parabola del buon samaritano. Il puro e l'impuro, che seguono le categorie del
sacro e del profano, sono oggetto di scherno. Anche la inviolabile sacralità del
riposo sabbatico viene subordinata all'uomo, ossia perde il carattere primo
della sacralità. Come giudice della storia Cristo ci chiederà conto se
l'abbiamo riconosciuto nel volto degli ultimi, non certo sulla partecipazione
ai riti del tempio (Mt 25,31-46).
Il termine sacerdote
compare nel terzo secolo. Per la prima volta Tertulliano distingue all'interno
della comunità cristiana due ordini: il clero (gli scelti) e la plebe.
All'interno del clero diventa dominante il termine sacerdote ripreso
dall'Antico Testamento e configurato con le stesse caratteristiche
(Tertulliano, Cipriano, Origene, Ippolito). L'uso del termine sacerdote dipende
dal diverso modo di interpretare l'eucaristia. Gesù per lasciare un ricordo di
sé e continuare la presenza tra i suoi, ha pensato al gesto più semplice e
umano: sedere assieme a mensa condividendo il pane. Anche se è dominante il
modello di cena e di pane condiviso, sin dall'inizio è presente anche il
linguaggio sacrificale, proprio del contesto culturale in cui gli evangelisti
scrivono. Nel terzo secolo il linguaggio sacrificale diventa esclusivo, di
conseguenza la cena diventa il sacrificio, la mensa diventa altare, chi
presiede (apostolo o anziano = presbitero) diventa sacerdote. In quanto
sacerdote sacrificatore, lui stesso deve fare della sua vita un sacrificio. Il
sacrificio comporta la purità rituale, soprattutto intesa come astinenza dalla
sessualità. Qui viene continuamente richiamata la legislazione mosaica. In
precedenza era in discussione se il battesimo fosse conciliabile con la vita
sessuale nello stesso matrimonio. Ora la soluzione sta proprio nella
distinzione degli ordini. I semplici fedeli, anche se esortati alla continenza,
possono vivere la vita matrimoniale, necessaria per la riproduzione, i
sacerdoti, anche quando tengono con sé la moglie, sono tenuti all'astinenza. La
sessualità non è considerata peccaminosa in sé, come affermavano gli eretici
(ciò avrebbe comportato la condanna del matrimonio), ma come conseguenza del
peccato originale. Sta di fatto che, al dire di S. Girolamo: "Omnis coitus
immundus". La inconciliabilità tra il santo e l'immondo è la motivazione
ricorrente in questo periodo.
Analoga vicenda
riguarda il servizio militare. Nella comunità primitiva sembrava inconciliabile
con la fede cristiana. S. Massimiliano afferma con decisione: "Christianus
sum, mihi non licet militari" e coerentemente affronta il martirio.
Tuttavia dopo la vittoria di Costantino a Ponte Milvio (312) la militanza
diventa dovere per difendere l'impero cristiano. Il dilemma viene risolto: la
proibizione delle armi rimane per gli appartenenti al clero, chiamati alla
perfezione evangelica, i semplici fedeli invece debbono compiere il loro dovere
nel servizio militare a difesa della fede e per la costruzione di una pace duratura.
Tutto questo processo
rende sempre più profondo il solco tra i due ordini, come risulta dal Decretum
Gratiani(1), mentre la Chiesa si identifica con il clero che sta
organizzandosi in una struttura rigidamente gerarchica, secondo la mentalità
feudale codificata poi dallo Pseudo-Dionigi: De celesti hirarchia, De
ecclesiastica hierarchia.
In sostanza, credo
legittimo il processo sopra descritto, perché risponde alla precomprensione,
ossia alla cultura propria di quella epoca. Tuttavia noi uomini della modernità
abbiamo diritto a ripensare il messaggio cristiano in rapporto alla nostra
cultura: è questo "il sentiero interrotto" del Concilio Ecumenico
Vaticano II che è nostro specifico obbligo percorrere.
2. Struttura
del sacramento
L’ordine sacro è, nella religione cristiana,
l'insieme degli uffizi ecclesiastici di diacono, presbitero e vescovo.
Nella Chiesa Cattolica, in quelle ortodosse, e nella Chiesa
Anglicana, esso è considerato uno dei sette sacramenti. Alcune Chiese protestanti
hanno dei ministeri ordinati, ma non considerano l'ordinazione un sacramento;
altre Chiese non utilizzano il termine "ordine", quanto piuttosto
quello di "ministero".
2.1 Chiesa Cattolica
Nel
Catechismo della Chiesa Cattolica al n.1536 si legge: “L'Ordine è il sacramento
grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad
essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il
sacramento del ministero apostolico. [...] “
L'elenco completo dei due ordini, quello sacerdotale e
quello episcopale, è menzionato per la prima volta nella lettera del vescovo di
Roma Cornelio (251-
253) a Fabio
vescovo di Antiochia, nella quale erano indicati gli ordini allora in uso nella
Chiesa di Roma.
Prima del Concilio Vaticano II, nella Chiesa latina e di
rito orientale i diversi gradi dell'ordine erano suddivisi in due categorie:
ordini maggiori (episcopato, presbiterato, diaconato e suddiaconato) e ordini
minori (accolitato, esorcistato, letterato, ostiariato), e questi ultimi non erano
sacramenti. Nella Chiesa latina chi riceveva gli ordini, a partire da quelli
minori, veniva tonsurato e diventava chierico.
Dopo il Concilio Vaticano II (cfr. il decreto Presbyterorum Ordinis) gli ordini minori
sono stati ridotti e non vengono più chiamati ordini, ma Ministeri: sono quelli
dell'accolito e del lettore.
Per quanto riguarda gli ordini maggiori, oggi la teologia
cattolica non parla più di ordini (al plurale), ma di tre gradi dell'unico
sacramento dell'Ordine:
·
Episcopato: i vescovi. Sono i successori degli
apostoli. Esercitano il triplice ministero dell'insegnamento (munus
propheticum o munus docendi), del governo pastorale (munus
regalis o munus regendi), della santificazione (munus
sacerdotalis o munus liturgicum). In età apostolica le loro funzioni
erano indistinte rispetto quelle dei presbiteri. Dal II secolo sono normalmente
i pastori delle Chiese locali (diocesi).
·
Presbiterato: presbiteri o preti. Sono i
collaboratori dei vescovi con i quali condividono la predicazione della Parola di
Dio, la presidenza dell'Eucaristia e delle altre celebrazioni sacramentali,
esclusa, normalmente, la confermazione e il conferimento dell'Ordine sacro.
Sono quindi sacerdoti come i vescovi. Possono esercitare il ministero nella
guida di una parrocchia (in tal caso si dicono parroci), o in qualunque altro
ministero che venga loro affidato dal vescovo proprio, cui devono obbedienza.
Quando sono inviati dalla loro diocesi come missionari sono detti fidei donum.
·
Diaconato: i diaconi. Sono collaboratori dei vescovi
nella modalità del servizio. Predicano la parola di Dio, amministrano il battesimo,
assistono alla celebrazione del matrimomio, coordinano il ministero della
carità nella chiesa.
Questo sacramento è chiamato "ordine" in
quanto con questo termine si designava, in epoca romana, un «corpo sociale», un
gruppo di persone con funzioni pubbliche. Tale termine passò poi nella
terminologia ecclesiastica per indicare un "collegio" o comunque un
gruppo di persone incaricate di un ministero pastorale e/o dell'amministrazione
di un culto.
Come i sacramenti del battesimo e della confermazione,
nella teologia cattolica si dice che l'ordine conferisce un carattere:
l'ordine resta valido per tutta la vita di chi lo ha ricevuto (sebbene le
funzioni non possano essere lecitamente attuate), anche in seguito a condanna
alla pena della sospensione “a divinis”, alla dimissione dallo stato clericale
oppure alla decisione di abbandono del ministero.
Note: 1. Decretum Gratiani
è il nome con cui è più conosciuta una celebre opera, denominata Concordia discordantium canonum,
una raccolta di fonti di diritto canonico redatta dal monaco camaldolese
Graziano nella prima metà del secolo XII in base alle conclusioni dei concili
pregressi. Tale prima raccolta fu poi integrata attraverso numerose compilationes,
alle quali si affiancarono le più recenti norme canoniche, dette extravagantes,
perché stavano, letteralmente, extra Decretum Gratiani. Il Decretum
Gratiani è stato pubblicato ufficialmente nel 1582, insieme ad altre 5
raccolte di Decreti, con i quali forma un unico corpo normativo, denominato Corpus Iuris Canonici. Quest'ultimo fu
solennemente promulgato da papa Gregorio XIII con la bolla "Cum pro
munere" del 1580 e infine ufficialmente pubblicata nell'editio romana
due anni più tardi. Il Decretum conobbe un successo straordinario ed
ebbe un'applicazione rigorosa in tutta l'Europa cristiana sia ai fini
dell'insegnamento nelle scuole di arti liberali (quale opera
didattico-dottrinale), sia ai fini pratico-forensi nelle corti ecclesiastiche,
le quali nel medioevo avevano talvolta giurisdizione anche civile.
(segue la domenica
successiva)
