Ho avuto la possibilità di leggere questo piccolo pensiero di Mauro Pesce, noto esegeta. Mi sembra di grande interesse.
"Le conseguenze del non considerare Gesù e il movimento post-gesuano come
“cristiano” non sono state finora prese davvero in considerazione fino
in fondo. Queste conseguenze sono che le
diverse tendenze dei seguaci di Gesù erano parte del giudaismo,
appartenevano alle diverse correnti giudaiche del tempo, e ragionavano
con concezioni e obiettivi e appartenenze solo ed esclusivamente
giudaici.
Invece gli storici ed esegeti di oggi continuano a pensare
a Gesù e al movimento post-gesuano come fossero antecedenti del
cristianesimo ed imprestano loro tendenze, aspirazioni modi di esistere e
di collocarsi “cristiani”. Insomma continuano a leggere Gesù e il
movimento post-gesuano come fossero parti del cristianeimo, almeno ”in
pectore”, “in fieri”. Pensano a Gesù e al dopo Gesù con interessi
cristiani, li interrogano a partire da problemi della teologia
cristiana, da questioni che si pongono solo a non-ebrei.
Ma ciò è
radicalmente errato. Gesù e i seguaci dopo la sua morte non pensavano
affatto al cristianesimo, non aspiravano affatto al cristianesimo, non
lo sognavano per nulla, non cercavano un superamento, un’evasione dal
giudaismo. Erano e rimanavano solo, esclusivamente, soltanto e per
sempre ebrei.
Uno/a specialista serio/a dovrebbe porsi solo domande
ebraiche, ragionando come un/a ebreo/a del I secolo. RIPRENDO DA ZERO
VISTO CHE LA DISCUSSIONE HA PRESO LA STRADA SBAGLIATA di una accusa o
difesa del cristianesimo cosa che non c'entra assolutamente nulla. Il
problema è: come bisogna guardare a Gesù e al suo movimento all'interno
dal giudaismo.
Invece il problema "come è nato il cristianesimo", oppure
"è stato fedele il cristianesimo a Gesù?" sono argomenti DIVERSI".
martedì 10 aprile 2018
martedì 27 marzo 2018
Comunità Cristiane di Base in Italia
Già passati cinque anni del papato di Francesco, vescovo di Roma e Papa della Chiesa universale. Molti hanno fatto bilanci particolareggiati e brillanti su questa nuova primavera che ha fatto irruzione nella Chiesa. Per quel che mi riguarda, sottolineo solo alcuni punti che interessano la nostra realtà.
Il primo è la rivoluzione fatta nell’immagine del papato vissuta in
prima persona. Non è più il Papa imperiale con tutte le insegne
ereditate dagli imperatori romani. Lui si presenta come persona semplice
che viene dal popolo. Il suo primo saluto ai fedeli è stato “Buona
sera”. Poi si è presentato come vescovo di Roma, chiamato a dirigere
nell’amore la chiesa che sta nel mondo intero. Prima di impartire la
benedizione ufficiale, chiese di essere lui stesso benedetto dal popolo.
Scelse di abitare non in un palazzo – cosa che avrebbe fatto piangere
Francesco di Assisi- ma nella casa per gli ospiti. E mangia con loro.
Il secondo punto importante è annunciare il Vangelo come gioia, sovrabbondanza del senso della vita, e non come dottrina dei catechismi. Non si tratta di portare Cristo al mondo secolarizzato, ma di scoprirne la presenza nel mondo stesso partendo dalla sete di spiritualità, che si vede da tutte le parti.
Il terzo punto consiste nel mettere al centro della sua attività tre poli: incontro con Cristo vivo, amore appassionato per i poveri e attenzione premurosa per la Madre Terra. Centro è il Cristo, non il Papa. L’incontro vivo con Cristo ha il primato sulla dottrina.
Invece della legge, annuncia instancabilmente la misericordia e la rivoluzione della tenerezza, come disse ai vescovi brasiliani nel suo viaggio in Brasile.
L’amore verso i poveri è espresso nel suo primo intervento ufficiale: “Mi piacerebbe che la Chiesa fosse Chiesa dei poveri”. È stato al raduno dei rifugiati che arrivavano all’isola di Lampedusa nel sud Italia. Lì pronunciò parole dure contro un certo tipo di civiltà moderna che ha smarrito il senso di solidarietà e è incapace di piangere sulla sofferenza dei propri simili.
Ha innescato l’allarme ecologico con la sua enciclica Laudato sii: sulla cura della casa comune (2015), diretta a tutta l’umanità. Mostra chiara coscienza dei rischi che il sistema-vita e il sistema-Terra stanno correndo. Per questo allarga il discorso ecologico al di là dell’ambientalismo. Dice con enfasi che dobbiamo fare una rivoluzione ecologica globale (n.5): L’ecologia è integrale e non solo verde, perché abbraccia la società, la politica, la cultura, l’educazione, la vita quotidiana e la spiritualità. Unisce il grido dei poveri al grido della Terra (n.49). C’invita a far nostro il grido della natura, perché tutti abbiamo legami intrecciati con tutti in una rete di relazioni. Ci convoca ad “alimentare la passione per la cura del mondo… una mistica che ci dà coraggio, ci sprona, ci motiva, c’incoraggia e dona senso all’azione personale e comunitaria. (n.216).
Il quarto punto significativo è stato rappresentare la Chiesa non come un castello chiuso e circondato da nemici, ma come un ospedale di campagna che accoglie tutti, senza badare all’appartenenza di classe del malato, al colore della pelle o alla religione. E’ una chiesa perennemente in uscita verso l’altro, soprattutto verso le periferie esistenziali che spopolano nel mondo intero. Essa deve servire di coraggio, infondere speranza e far vedere un Cristo venuto per insegarci a vivere come fratelli e sorelle, nell’amore, nella parità e nella giustizia, aperti al Padre che ha tutte le caratteristiche di Madre di misericordia e di bontà.
Infine, ha idee chiare sul fatto che il vangelo sta all’opposto delle potenze di questo mondo, che accumulano in modo abnorme lasciando gettando in miseria gran parte dell’umanità. Viviamo in un sistema che mette il denaro al centro e che è assassino dei poveri e predatore dei beni e servizi della natura. Contro questi usa le parole più dure. Dialoga con tutte le tradizioni religiose e spirituali. Alla lavanda dei pedi del Giovedì Santo c’era una bambina musulmana.
Ama le chiese con le loro differenze, unite nel servizio al mondo, specialmente ai meno protetti. E’ vero ecumenismo di missione.
Con questo Papa che “viene dalla fine del mondo” si chiude una Chiesa occidentale e comincia una Chiesa universale, adeguata alla fase planetaria dell’umanità chiamata a incarnarsi in varie culture e a costruire un nuovo volto, partendo dalla ricchezza inesauribile del Vangelo.
Leonardo Boff ( Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato)
Il secondo punto importante è annunciare il Vangelo come gioia, sovrabbondanza del senso della vita, e non come dottrina dei catechismi. Non si tratta di portare Cristo al mondo secolarizzato, ma di scoprirne la presenza nel mondo stesso partendo dalla sete di spiritualità, che si vede da tutte le parti.
Il terzo punto consiste nel mettere al centro della sua attività tre poli: incontro con Cristo vivo, amore appassionato per i poveri e attenzione premurosa per la Madre Terra. Centro è il Cristo, non il Papa. L’incontro vivo con Cristo ha il primato sulla dottrina.
Invece della legge, annuncia instancabilmente la misericordia e la rivoluzione della tenerezza, come disse ai vescovi brasiliani nel suo viaggio in Brasile.
L’amore verso i poveri è espresso nel suo primo intervento ufficiale: “Mi piacerebbe che la Chiesa fosse Chiesa dei poveri”. È stato al raduno dei rifugiati che arrivavano all’isola di Lampedusa nel sud Italia. Lì pronunciò parole dure contro un certo tipo di civiltà moderna che ha smarrito il senso di solidarietà e è incapace di piangere sulla sofferenza dei propri simili.
Ha innescato l’allarme ecologico con la sua enciclica Laudato sii: sulla cura della casa comune (2015), diretta a tutta l’umanità. Mostra chiara coscienza dei rischi che il sistema-vita e il sistema-Terra stanno correndo. Per questo allarga il discorso ecologico al di là dell’ambientalismo. Dice con enfasi che dobbiamo fare una rivoluzione ecologica globale (n.5): L’ecologia è integrale e non solo verde, perché abbraccia la società, la politica, la cultura, l’educazione, la vita quotidiana e la spiritualità. Unisce il grido dei poveri al grido della Terra (n.49). C’invita a far nostro il grido della natura, perché tutti abbiamo legami intrecciati con tutti in una rete di relazioni. Ci convoca ad “alimentare la passione per la cura del mondo… una mistica che ci dà coraggio, ci sprona, ci motiva, c’incoraggia e dona senso all’azione personale e comunitaria. (n.216).
Il quarto punto significativo è stato rappresentare la Chiesa non come un castello chiuso e circondato da nemici, ma come un ospedale di campagna che accoglie tutti, senza badare all’appartenenza di classe del malato, al colore della pelle o alla religione. E’ una chiesa perennemente in uscita verso l’altro, soprattutto verso le periferie esistenziali che spopolano nel mondo intero. Essa deve servire di coraggio, infondere speranza e far vedere un Cristo venuto per insegarci a vivere come fratelli e sorelle, nell’amore, nella parità e nella giustizia, aperti al Padre che ha tutte le caratteristiche di Madre di misericordia e di bontà.
Infine, ha idee chiare sul fatto che il vangelo sta all’opposto delle potenze di questo mondo, che accumulano in modo abnorme lasciando gettando in miseria gran parte dell’umanità. Viviamo in un sistema che mette il denaro al centro e che è assassino dei poveri e predatore dei beni e servizi della natura. Contro questi usa le parole più dure. Dialoga con tutte le tradizioni religiose e spirituali. Alla lavanda dei pedi del Giovedì Santo c’era una bambina musulmana.
Ama le chiese con le loro differenze, unite nel servizio al mondo, specialmente ai meno protetti. E’ vero ecumenismo di missione.
Con questo Papa che “viene dalla fine del mondo” si chiude una Chiesa occidentale e comincia una Chiesa universale, adeguata alla fase planetaria dell’umanità chiamata a incarnarsi in varie culture e a costruire un nuovo volto, partendo dalla ricchezza inesauribile del Vangelo.
Leonardo Boff ( Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato)
giovedì 8 marzo 2018
In conclusione....
Sono
passati un po’ di anni da quando ho iniziato a scrivere questo blog. Vi ho
messo tutto il mio essere cristiano, la mia fede, il mio ringraziamento a Jehoshuà
ben-Joseph (permettetemi di chiamarlo col suo vero nome) per aver accettato la
parola del Padre contro tutto e contro tutti con le conseguenze che abbiamo
visto. Doveva avere un bel caratterino, deciso e testardo nel conseguimento dei
suoi obiettivi fino al limite della presunzione, ruvido nel rapporto con i suoi
discepoli fino a chiamare satana (nemico) il povero Pietro che era zuccone perché,
da buon ebreo, aveva assorbito la tradizione fino ad identificarsi con essa
(mai fidarsi di cosa dice la tradizione!!!!!).
Ho spiegato i vangeli, vi ho fatto qualche timido accenno di teologia, vi
ho descritto il mondo in cui la vicenda di Jehoshuà ben-Joseph si è sviluppata.
Molto ci sarebbe ancora da dire, sulla Chiesa cattolica, ad esempio, che
io ho volutamente tralasciata perché per essere cristiani è sufficiente
conoscere il Cristo e la sua parola. E poi non è detto, come diceva sorridendo
uno dei miei insegnanti in seminario, che essere cattolici voglia dire essere
anche cristiani….
Per questo ora mi fermo; lascio aperto il blog che vedo viene consultato
come fosse una piccola biblioteca. Se avete domande da fare, intervenite nel
blog, aggiungete i vostri post, i vostri commenti e io risponderò, se sarò in
grado di farlo.
A risentirci.
