lunedì 24 luglio 2017
Programma 05
A partire dalla prima settimana di Agosto posterò l'esegesi del Sacramento del Matrimonio. A seguire parleremo del Sacramento dell'Ordine. Buona lettura.
venerdì 21 luglio 2017
Il Sacramento fondante - L'Eucaristia - 3
(segue dalla domenica precedente)
5. Liturgia e culto.
L'eucaristia è il centro della vita
soprannaturale nella Chiesa, e il mistero più alto in cui si accentra la
liturgia cristiana. Si spiega pertanto la disciplina dell'arcano, e tutto un
insieme di cautele e di riguardi, sia riguardo ai non fedeli sia nel seno della
Chiesa.
In antico, l'eucaristia era
collegata con il battesimo e la cresima, e ancor oggi con tutti i sacramenti.
Il cristiano morente riceve l'eucaristia in viatico. L'unico
"sacrificio" nel cristianesimo è il sacrificio eucaristico della
messa. Nessuna meraviglia che la prima e primitiva liturgia è soltanto
eucaristica; la liturgia dell'Ufficio (breviario) venne più tardi, e si staccò
da quella eucaristica con il monachismo; ma ancor oggi si può vedere come in
realtà anche essa costituisca un irradiamento e sviluppo, quasi un'aggiunta,
rispetto a quella eucaristica. La liturgia eucaristica è quella del sacramento
e del sacrificio: dunque della comunione e della messa. Qui verrà dato
solamente un breve cenno del culto extra-liturgico e di alcune particolarità.
5.1. Miracoli eucaristici.
Già in Cipriano (De lapsis, 4) sono riferiti miracoli eucaristici;
ma tutta la storia della Chiesa ne è ricca nelle varie nazioni e regioni. Per
miracoli eucaristici vanno intesi quegli eventi preternaturali, come dicono i
teologi, che hanno per causa o per oggetto l'eucaristia. Miracoli del genere
raccontano Ottato di Milevi, II, 19; S. Ambrogio (De excessu Satyri); S.
Gregorio di Nazianzo (Oratio XI); e così anche parecchi altri. Degno di
nota Agostino (Contra Iulianum, III,
16). Il Medioevo, nelle vite dei santi, e anche l'età moderna, ne offrono
esempi copiosi. Il duomo di Orvieto è connesso col miracolo famoso di Bolsena.
5.2. Conservazione dell'eucaristia.
Nell'insegnamento cattolico, Cristo
è presente sotto le specie del pane e del vino da quando il sacerdote pronunzia
le parole della consacrazione sino a quando le specie non sono consumate o
essenzialmente alterate, e non soltanto nell'atto della consacrazione o della
comunione. Naturale quindi che l'eucaristia cominciasse ben presto a essere
custodita nelle chiese. Nell'antichità si soleva portarla agl'infermi e agli
assenti; e da alcuni passi (Origene, Gregorio di Nazianzo, Ottato di Milevi,
Cirillo d'Alessandria) si può riferire l'esistenza dell'uso di conservarla. Per
i malati che da un momento all'altro potevano morire, si usò nel Medioevo
conservare parte dell'ostia grande consacrata. Fu in uso, da parte del papa e
di alcuni vescovi, inviare parte dell'ostia consacrata ad altre chiese e ad
altri vescovi, in segno di comunione ecclesiastica. Inoltre, sino per esempio a
Pio VI e anche sino a Pio IX, ci fu il costume di portar con sé l'eucaristia
nei grandi viaggi. Nell'antichità, si davano casi in cui la si seppelliva
insieme con i morti. E non raramente, oltre all'ostia, si conservava altresì il
vino consacrato.
5.3. Devozioni eucaristiche.
Dopo il Mille e le grandi
discussioni eucaristiche del sec. XI, incomincia in Europa, quasi in
opposizione alle insinuazioni delle sette catare, una devozione particolare ed
extra-liturgica all'eucaristia. Una delle caratteristiche della pietà
cattolica, nel secondo millennio cristiano, è precisamente questa crescente
devozione per l'eucaristia. L'altare ove si conserva l'eucaristia, il
"Santissimo", è il centro effettivo di ogni chiesa moderna. Sembra
posteriore al Mille l'uso di tener sempre accesa dinnanzi a tale altare una
lampada: oggi è prescrizione universale. Col prevalere nella Chiesa delle forme
individuali di pietà, non è difficile notare che l'attenzione cristiana si è
spostata dalle grandi celebrazioni liturgiche agli esercizî e alle pratiche
personali di devozione; e questo in particolar modo nell'eucaristia. Una delle
pratiche di maggior conseguenza generatasi dallo sviluppo del culto eucaristico
fu quella che dal più recente storico di essa è stata definita "il
desiderio di veder l'ostia".
Sia nei maggiori mistici sia nei ceti popolari,
incominciò a farsi vivissimo il desiderio di vedere le sacre specie, oltre che
riceverle in comunione e assistere alla loro consacrazione nella messa. Questo
desiderio diede luogo a eccessi dottrinali e pratici, che ritroviamo corretti
nei teologi e nella disciplina ecclesiastica; ma preparò il terreno alle feste
processionali, e alle cosiddette "esposizioni" del Sacramento, oggi
in largo uso nella Chiesa. Il rito dell'"elevazione" delle sacre
specie durante la messa pare debba connettersi con questa corrente devozionale,
e fu insinuato da concilî e teologi. La consuetudine di mostrare l'ostia
consacrata ai moribondi che non potevano comunicarsi, se non così antica, fu
però egualmente comune, specialmente nei secoli XIV-XV. Nel sec. XIV ebbero
inizio anche le cosiddette "esposizioni" vere e proprie: ne troviamo
attestato l'uso in Umbria nel 1330; ma in Italia e fuori si propagò ben presto.
L'uso dell'ostensorio risale a questo tempo, ma pare servisse piuttosto per la
processione. Alcuni umanisti e tutti i protestanti attaccarono come idolatriche
e superstiziose codeste usanze. Ma invano: nel 1600, sia pure attraverso polemiche
e discussioni, prese voga grandissima la costumanza dell'esposizione anche
quotidiana dell'eucaristia nel pomeriggio; nel 1700 era ormai già invalsa in
tutta la Chiesa, chiamata in Italia "la visita" o "la
benedizione", in Francia "le salut", ecc. Non bisogna
dimenticare che, per impulso di S. Giuliana di Mont-Cornillon, nel 1264 fu
istituita la festa del Corpus Domini, ben presto diffusasi in tutta la
cristianità, con processioni solenni. È noto che l'ufficio liturgico della
festa e ottava fu composto da S. Tommaso d'Aquino.
Ogni paese ha usanze singolari nella processione.
Molte confraternite laicali si raccoglievano sotto il nome del SS. Sacramento,
con particolari obblighi di culto verso l'eucaristia. Nella prima metà del
Cinquecento ebbe origine la più famosa delle esposizioni del SS. Sacramento,
detta delle "Quarantore" appunto per la sua durata. Ne è controversa
la paternità, ma pare sorgesse la prima volta in Milano, e fu molto diffusa dai
barnabiti e dai cappuccini. Oggi è di uso universale.
Altra devozione è l'adorazione perpetua:
l'eucaristia è solennemente esposta tutto il giorno, e spesso anche tutta la
notte, e i fedeli a turno si avvicendano all'adorazione. Particolari istituti
religiosi, specie femminili, si consacrano a questa preghiera perpetua.
D'istituzione più recente sono i congressi eucaristici. Tutta questa rigogliosa
rifioritura di culto eucaristico non mancò di suscitare sospetti,
recriminazioni, censure; è sorta in proposito, non solo una particolare
letteratura, ma anche una legislazione canonica e liturgica speciale.
5.4. I
congressi eucaristici.
Sono adunanze religiose dei
cattolici, ordinariamente da 3 a 5 giorni, intese a onorare pubblicamente e
socialmente Gesù Cristo nell'eucaristia, con partecipazione collettiva alle varie
funzioni del culto eucaristico, con predicazioni, trattazioni e manifestazioni
solenni.
La prima idea fu quella dei pellegrinaggi eucaristici,
sorta nell'animo di Marie-Marthe-Émilie Tamisier (1834-1910): idea che poi si
trasformò in quella dei "Congressi eucaristici internazionali",
attuata con l'aiuto di mons. Louis-Gaston de Ségur (1820-1881) e di Filiberto
Vrau (1829-1905), che ne ottennero l'approvazione da Leone XIII il 16 maggio
1881. Questo stesso anno, dal 28 al 30 giugno, si teneva il primo congresso
eucaristico internazionale a Lilla. In quello di Gerusalemme, nel 1893, si ebbe
per la prima volta un cardinale legato, che fu di poi mandato dal papa a quasi
tutti i successivi congressi. Interrotti dalla guerra, furono ripresi nel 1922
e sono celebrati ogni due anni. In Italia, anche i congressi nazionali e
regionali hanno preso grande incremento. L'opera dei congressi eucaristici
internazionali viene promossa e regolata, sotto la dipendenza della S. Sede,
dal Comitato permanente dei C.E.I.
5.5. L'eucaristia
nel rito ortodosso.
Nel rito ortodosso, la comunione si
dà sotto le due specie eucaristiche del pane e del vino, mescolate insieme nel
calice, e dal secolo VII distribuite per mezzo di un cucchiaino di metallo
prezioso. Alcuni fedeli, per motivi igienici, preferiscono utilizzare un
proprio cucchiaino.
6. Bibliografia
H. Leclercq, Eucharistie, in Dictionnaire
d'archéol. chrét. et de liturgie, V, i, coll. 682-86
R.-S. Bour, L'Eucharistie
d'après les monuments de l'antiquité chrétienne, in Dictionnaire de
théologie catholique, V., i, coll. 1183-1210
F. J. A.
Hort, J. O. F. Murray, Εὐχαριστία Εὐχαριστεῖν in Journal
of Theological Studies, 1902, pp. 594-595;
F. Cabrol, Eucharistie, in Dictionnaire
d'archéol. chrét. et de liturgie, V, i, coll. 686-692;
G. B. Franzelin, De Eucharistiae
sacramento et sacrificio, 3ª edizione, Roma 1879;
L. Billot, De Ecclesiae
Sacramentis, 4ª ed., I, Roma 1906-08.
S. Rauschen, L'Eucaristia e la
penitenza nei primi sei secoli della Chiesa, trad. ital., Firenze 1909.
J. Corblet, Histoire
dogmatique, liturgique et archéologique du Sacrement de l'Eucharistie,
voll. 2, Parigi 1886;
D. Stone, A
history of the doctrine of the Holy Eucharist, Londra 1909;
E. Dumoutet, Le désir de voir l'hostie,
Parigi 1926;
J. Vaudon, L'Øuvre
des congrès eucharistiques, ses origines, Parigi 1910;
Les Congrès
euchar. internationaux, de Lille (1881) à
Paray-le-Monial (1897), Parigi 1910;
P.
Feron-Vrau, Les triomphes eucharistiques dans les 25 premiers congrès
euchar. internationaux, Parigi 1920.
lunedì 10 luglio 2017
Il sacramento fondante – L’Eucaristia - 2
(segue dalla domenica precedente)
3.2. L'Eucaristia come sacramento.
I teologi ritrovano nell'eucaristia
tutti gli elementi costitutivi del sacramento: è un segno esteriore (pane,
vino, mangiare, bere), che significa e produce l'unione con Cristo stesso,
fonte della grazia; fu istituito da Lui, come abbiamo visto nel cap. precedente.
La particolarità di questo sacramento è la sua permanenza; gli altri,
consistendo in un atto, compiutosi l'atto, si compiono e passano. La sua
essenza sta tanto nelle specie del pane e del vino, quanto nel corpo di Cristo.
Il pane, richiesto per la validità del sacramento, può essere o azimo o
fermentato; il vino dev'essere puro di vite: pane e vino costituiscono la
"materia" del sacramento. La "forma" di esso sono le parole
dell'istituzione, ripetute dal sacerdote: "Questo è il mio corpo";
"Questo è il mio sangue". La Chiesa ortodossa ritiene, invece, sia
l'epiclesi cioè l’invocazione dello Spirito Santo.
Gli effetti proprî di questo sacramento sono: aumento
della grazia santificante, remissione dei peccati veniali, preservazione dai
mortali, remissione della pena temporale dovuta per i peccati, aumento di
devozione cioè di alacrità nell'amore di Dio e del prossimo, unione dei fedeli
tra loro.
I teologi aggiungono: diminuzione del forme della
concupiscenza, e un germe di risurrezione deposto nel corpo. Circa la necessità
di questo sacramento, la dottrina cattolica ritiene che sia necessario per la
salvezza eterna, non per necessitȧ di mezzo, come dicono i teologi, perché per
la vita eterna è necessaria in questo modo soltanto la grazia, e l'eucaristia
non dà la grazia prima ma solo l'aumenta; ma è necessario di precetto, cioè per
un espresso comando di Cristo (Giov 6,
54) e della Chiesa nel Concilio Lateranense IV (1215).
Hus e Calvino ritennero obbligatoria la comunione
sotto l'una e l'altra specie; la Chiesa cattolica non ritiene necessaria, salvo
che per il celebrante, la comunione se non sotto la specie del pane. Non sono
pochi i teologi che considerano questa limitazione come un ulteriore segno
distintivo tra il clero ed il popolo, in quanto il sangue, nella tradizione
ebraica filtrata nella tradizione cattolica, è considerato la sede della vita (Lev 17,11) appartiene a Dio e quindi
riservato al sacerdote.
È stato lungamente dibattuto, in varî secoli, sulla
frequenza con cui si deve ricevere l'eucaristia; Pio X troncò la secolare
questione, consigliando la massima frequenza, anche quotidiana, e la comunione
ai fanciulli, appena incominciano a capire.
3.3. L'Eucaristia come sacrificio.
Il sacrificio è definito dai teologi
come "offerta che il legittimo
sacerdote fa a Dio di una cosa sensibile, e distruzione - reale o equivalente -
di essa, in riconoscimento del supremo dominio di Dio e della soggezione
dell'uomo a lui".
L'Eucaristia è il vero e proprio sacrificio del NT;
questo sacrificio è celebrato e compiuto nella messa. La teologia cattolica non
è tuttavia concorde nell'assegnare la parte essenziale della messa, in quanto
sacrificio: chi dice che il sacrificio sta nella consacrazione e nella
comunione (Card. Roberto Bellarmino, 1542 - 1621), chi nella sola consacrazione
(quasi tutti i moderni). Non esistono pareri concordi nell’indicare ciò che
rende sacrificio la messa: le opinioni sono varie.
Quanto è stato esposto costituisce, ridotto soltanto
alle nozioni schematiche e fondamentali, l'insegnamento della Chiesa circa
l'eucaristia.
4. Storia del dogma e della sua teologia.
4.1. Nella Bibbia.
Trascurando per ora i tentativi di
ritrovare un precedente, anzi una fonte, dell'eucaristia nel totemismo e
nell'omofagia (cfr. dal punto di vista cattolico, H. Pinard De la Boullaye, L'étude
comparée des religions, II, Parigi 1925, pp. 58-59), i passi essenziali che
nel NT parlano dell'eucaristia sono:
Giovanmi 6,
specialmente 25-59. L'esegesi di
questo celebre capitolo ha tutta una storia. La Chiesa in nessun documento
autentico ha sin qui dichiarato che bisogna vedervi una promessa esplicita dell'eucaristia,
ma i teologi sono quasi concordi nel vedercela. La maggior parte dei critici
indipendenti accetta la tesi, ma o negando la paternità giovannea del IV
Vangelo, o affermando che in quel capitolo si esprimono piuttosto teorie della
fine del I sec. Che non pensieri e parole di Gesù Cristo.
Matteo 26;
Marco 14; Luca, 22; I Cor. 11. Come già visto, in questi quattro luoghi è contenuto il
racconto dell'istituzione. Sino al sec. XVI, tranne casi rari, non sorse dubbio
sopra la verità dell'istituzione nel senso rilevato sopra. Col protestantesimo
cominciarono le teorie che, negando la presenza reale, davano alle parole
dell'istituzione un significato simbolico.
Un libro di Harnack (Brot und Wasser, die
eucharistichen Elemente bei Justin, in Texte und Untersuchungen,
VII, 2, pp. 115-144, Lipsia 1891) aprì una nuova epoca per lo studio di quei
passi. Un elenco dei migliori critici sull'argomento, con esposizione
ragionata, in C. Ruch, Eucharistie d'après la sainte Écriture, in Dictionnaire
de théologie catholique, V, 1, coll. 1024-1121. Si citano altri passi
biblici, dell'Antico e del Nuovo Testamento, nei quali si sono voluti vedere,
in un modo o nell'altro, accenni o profetici o storici all'eucaristia.
Particolare importanza ha Malachia 1,10-11.
4.2. Nella Chiesa primitiva.
Una triplice fonte di attestazioni,
in riguardo, l'abbiamo dagli scritti dei Padri, dalle liturgie primitive, dai
monumenti archeologici. La Didachè, 9,2-3, implicitamente; S. Ignazio,
esplicitamente e "in senso
strettamente realistico", non simbolico (Harnack, Dogmengeschichte,
3ª ed. I, 202); S. Giustino, descrivendo la liturgia eucaristica (Apolog.,
I, 65-66); S. Ireneo (Adv. Haer. IV, 18; V, 2-3); Tertulliano in
molti passi, e S. Cipriano assai più completamente e chiaramente; Clemente
d'Alessandria e Origene, raramente e di sfuggita; Dionigi di Alessandria e
Ippolito di Roma, riassumono la prima era patristica, tutt'altro che scarsa e
priva di valore per il dogma eucaristico. Il sec. IV ha dato luogo a una
letteratura estesissima di indagini e ricerche circa i numerosissimi luoghi
eucaristici dei Padri di quel secolo; sarebbe evidentemente impossibile
tentarne qui anche un compendio.
4.3. Dal Medioevo a oggi.
Con il vivo movimento liturgico
iniziato da Pipino il Breve e validamente sostenuto e ampliato da Carlo Magno,
fu naturale che i maggiori liturgisti dell'età carolingia si occupassero
dell'eucaristia. Con il suo De corpore et sanguine Domini, Pascasio Radberto
iniziò invece una vera discussione teologica circa l'identità fra il corpo
storico e il corpo eucaristico di Cristo: il libro è dell'831. Ratramno di
Corbie nell'859 scrisse un trattato con lo stesso titolo. Rabano Mauro verso
l'854 attaccò la dottrina di Pascasio. Altri scritti dell'epoca attestano la
vivacità degli studî eucaristici nel sec. IX. Anche il sec. X se ne occupò; nel
sec. XI, oltre al rifiuto dell'eucaristia da parte dei primi circoli catari(1),
Berengario di Tours cominciò a negare la transustanziazione e forse anche la
presenza reale. Quasi contemporaneamente (sec. IX-XI) si svolgeva la
controversia tra greci e latini circa l'uso del pane azimo o fermentato per
l'eucaristia; controversia che ancora oggi costituisce un punctum dolens tra
i cattolici e gli ortodossi. Nel sec. XII la teologia eucaristica, pure
partendo dai dati precedenti, diviene più ampia, più chiara, più definita, sia
pure a costo di nuove ingenuità e imprecisioni. Guitmondo d'Aversa, Algeri di
Liegi, Gregorio da Bergamo continuano, nella direzione di Lanfranco, la lotta
anti berengariana.
I catari movevano anch'essi, con i gruppi eretici
affini, molte difficoltà e negazioni contro l'eucaristia; alcune d'ordine
dottrinale e dialettico (e se ne trova l'eco negli anonimi opponitur dei
sommisti), altre d'ordine volgare, per far impressione sulle folle. Concilî,
lettere e consultazioni di vescovi e dottori, sermoni, opere esegetiche, opere
liturgiche (trattati e poesia), scritti di teologi e canonisti sono ricchi di
passi circa l'eucaristia, e anche di idee e sistemazioni dialettiche, che
insieme formano un materiale ingente.
Il sec. XIII, quello che a buon diritto fu chiamato il
secolo d'oro della scolastica, elaborò questi abbozzi, raggiungendo in
Bonaventura e Tommaso la linea perfetta e la giusta profondità.
Pure sulla falsariga di Pietro Lombardo, la teologia
eucaristica attinge quella perfezione, in molte parti, che resterà definitiva.
Nel sec. XIV, verso la fine, sono notevoli le affermazioni ereticali di
Wycliffe, che pure ricollegandosi (piuttosto che alla scolastica) a vecchie
posizioni catare, preludevano in qualche modo al protestantesimo. Il concilio
di Firenze (1438-1445) si occupò dell'eucaristia, ma non può, per estensione e
importanza, paragonarsi al concilio di Trento, il quale, dovendo concludere le
innumerevoli discussioni suscitate dalle varie sette protestantiche
sull'eucaristia, studiò e discusse a lungo l'argomento, e lo trattò e definì
nella sessioni XIII, XXI, XXII e, indirettamente, XXIII.
Dopo il Concilio di Trento, i libri d'insegnamento
ordinario e di edificazione sono innumerevoli. Ma anche i maggiori libri di
controversia e i più poderosi trattati teologici ormai non fanno procedere di
molto la teologia eucaristica; e di nuovo non ci sono che punti particolari e
discettazioni in margine.
Sulla fine del sec. XIX e al principio del sec. XX
sono state richiamate in discussione storica e filologica le origini e prime
attestazioni dell'eucaristia, come si è rilevato più sopra.
Note: 1. Il catarismo
è stato un movimento ereticale, diffuso in diverse zone dell'Europa
(Linguadoca, Occitania, in Francia, Italia, Bosnia, Bulgaria e Impero bizantino
durante il Medioevo, esistito dal X al XIV secolo. Appoggiandosi ad alcuni
passi del Vangelo, in particolare quelli in cui Gesù sottolinea l'irriducibile
opposizione tra il suo regno celeste e il regno di questo mondo, i catari
rifiutavano del tutto i beni materiali e tutte le espressioni della carne.
Professavano un dualismo in base al quale il re d'amore (Dio) e il re del male
(Rex mundi) rivaleggiavano a pari dignità per il dominio delle anime
umane; secondo i catari, Gesù avrebbe avuto solo in apparenza un corpo mortale
(docetismo). Essi svilupparono così alcune opposizioni irriducibili, tra
Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male, all'interno delle quali
tutto il creato diventava una sorta di grande tranello di Satana (una sorta di
Anti-Dio diverso dalla concezione cristiana) nel quale il Maligno irretiva lo
spirito umano contro le sue inclinazioni rette, verso lo Spirito e verso il
Tutto. Lo stesso Dio-creatore dell'AT corrispondeva al Dio malvagio, a Satana.
Basandosi su questi principi rifiutavano il consumo dei cibi di carne e delle
uova ma anche il coito: il sesso era infatti considerato cosa tanto malefica
che perfino il matrimonio era per essi peccaminoso poiché serviva solo ad
aumentare il numero degli schiavi di Satana
(segue la
domenica successiva)
